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Valdis Dombrovskis (Vicepresidente Commissione europea): «Patto di stabilità sospeso fino al 2022, ma i Paesi indebitati prestino attenzione»

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Il Patto di stabilità è sospeso fino a tutto il 2022, ma i Paesi indebitati devono prestare attenzione. Lo afferma il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, intervistato da Federico Fubini per il Corriere della Sera.

La Commissione pensa a un’uscita dallo stato di sospensione delle regole di bilancio differenziando da Paese a Paese, secondo la situazione dei conti pubblici? «Siamo chiari. La clausola di fuga dal Patto di stabilità è generale, non specifica per alcuni Paesi. Riguarda tutti. Quel che delineiamo è che questa clausola di sospensione dalle regole resti attiva anche nel 2022, per essere disattivata nel 2023. E riguarda l’intera Unione europea».

Allora in che consiste l’approccio differenziato? «Già nelle raccomandazioni specifiche indirizzate a ciascun Paese prevediamo per il bilancio del 2022, benché sempre in sospensione del Patto, che i governi con un basso livello di rischio di sostenibilità dei conti continuino nel sostegno di bilancio».

E i Paesi invece con un debito elevato? «Per questi, mentre continuano anche loro politiche di bilancio che sono di sostegno all’economia, diciamo nelle raccomandazioni specifiche, riguardo alle leggi di bilancio del 2022, che siano attenti e abbiano comunque cura della sostenibilità di bilancio nel medio periodo. Questo è un elemento di differenziazione che indichiamo».

Italia e Grecia hanno il debito pubblico più alto nell’Unione europea, ma il peso del turismo fa sì che siano fra le più colpite dal Covid. Cosa chiedete a questi Paesi? Devono contenere il debito usando i trasferimenti diretti del Recovery plan come stimolo all’economia? «L’idea della differenziazione nelle raccomandazioni Paese riguarda anche i Paesi ad alto debito e sì, è qui che Next Generation Eu entra in gioco: è disegnato soprattutto per aiutare Paesi in questa situazione. È per questo che l’Italia è nettamente il maggiore percettore dei trasferimenti diretti e anche la Grecia lo è, in proporzione alla sua economia. Questi trasferimenti permettono di dare stimoli senza far salire il debito».

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