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L’Europa ha i capitali, ma fatica a trasformarli in crescita. L’Italia possiede ricchezza finanziaria importante, ma non riesce ad aiutare i suoi giovani | L’analisi del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta

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L’Europa ha i capitali, ma fatica a trasformarli in crescita. L’Italia possiede una ricchezza finanziaria importante, ma lascia ai giovani margini troppo stretti per accumulare risparmio e costruire una sicurezza previdenziale. È il doppio squilibrio al centro dell’intervento del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta alla Giornata mondiale del risparmio organizzata dall’Acri: proteggere il denaro dall’inflazione è indispensabile, ma non basta se quel denaro non alimenta investimenti, produttività e lavoro.

“Il risparmio è un patto con il futuro”, osserva Panetta. Un patto che regge a due condizioni: preservare il valore delle risorse accantonate e impiegarle in attività capaci di generare benessere. Nel ragionamento del governatore, la stabilità monetaria e la prudenza dei conti pubblici devono quindi accompagnarsi a una politica economica in grado di rimettere in moto lo sviluppo.

Il capitale che prende la strada degli Stati Uniti

I numeri richiamati da Panetta descrivono un continente tutt’altro che povero di risorse. Nell’area dell’euro viene risparmiato ogni anno un quarto del reddito nazionale lordo, ma nell’ultimo decennio il risparmio ha superato gli investimenti interni, in media, di circa 300 miliardi di euro l’anno. Un importo equivalente al 15 per cento degli investimenti produttivi.

A questo squilibrio si affianca un altro dato: nel biennio 2024-2025 i flussi lordi di capitali dall’area dell’euro agli Stati Uniti sono stati mediamente pari a 785 miliardi l’anno, attratti in misura rilevante dalle grandi imprese tecnologiche, riferisce il governatore. Non si tratta della stessa misura dei 300 miliardi di risparmio eccedente, ma di un indicatore distinto che aiuta a comprendere la capacità americana di richiamare finanziamenti.

Il problema, nella lettura della Banca d’Italia, non è dunque convincere gli europei a risparmiare di più. È creare le condizioni perché una parte maggiore di quelle risorse trovi impieghi redditizi in Europa. Mancano mercati dei capitali sufficientemente sviluppati, intermediari specializzati e opportunità d’investimento capaci di sostenere la crescita delle imprese innovative.

Il prezzo di questo ritardo emerge dal confronto con gli Stati Uniti. Tra il 2019 e il 2025, ricorda Panetta, il valore aggiunto americano è cresciuto a un ritmo doppio rispetto a quello europeo, con una differenza riconducibile alla produttività più che alle ore lavorate. Nel software, inoltre, la spesa in ricerca e sviluppo delle imprese americane più innovative è passata nell’ultimo decennio da otto a diciassette volte quella delle concorrenti europee.

Non basta una finanza più grande

La risposta indicata dal governatore passa dall’integrazione dei mercati dei capitali, dal completamento dell’Unione bancaria e da uno schema comune di assicurazione dei depositi che protegga anche i risparmiatori delle banche minori. Panetta propone inoltre un titolo europeo sicuro e liquido, pensato come riferimento per gli investitori e strumento per rafforzare il ruolo internazionale dell’euro, non come passaggio verso un’unione fiscale.

Ma la finanza, avverte il governatore, non può risolvere da sola il problema. Per attrarre il risparmio servono progetti in grado di remunerarlo: un mercato unico realmente integrato, regole semplici e uniformi, energia competitiva, investimenti comuni in ricerca e infrastrutture. Il capitale resta dove trova prospettive credibili, non soltanto strumenti finanziari più sofisticati.

Su questo percorso pesa lo scenario internazionale descritto nell’intervento. Panetta individua nello shock energetico legato al conflitto nel Golfo Persico il principale rischio economico globale e richiama gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz sui costi di carburanti e gas. L’intelligenza artificiale sostiene invece investimenti e attività produttiva, ma espone anche i mercati al rischio di un ridimensionamento delle aspettative di redditività delle imprese tecnologiche.

Nel quadro illustrato dal governatore, l’inflazione dell’area dell’euro è salita al 3,8 per cento, quasi interamente per effetto dell’energia. Panetta non esclude ulteriori aumenti dei tassi ufficiali, pur sottolineando la necessità di gradualità e di decisioni fondate sui dati. La politica monetaria non può annullare un rincaro energetico, spiega, ma deve evitare che si trasformi in una spirale persistente di prezzi e salari.

L’Italia e il risparmio che i giovani non riescono ad accumulare

Per l’Italia, l’analisi della Banca d’Italia mette in evidenza un problema aggiuntivo: la difficoltà di generare nuovo risparmio attraverso il lavoro. Tra il 2000 e il 2025 il reddito disponibile reale pro capite è lievemente diminuito, mentre in Francia e Germania è aumentato di oltre un quarto. Le retribuzioni orarie reali italiane sono rimaste pressoché ferme, riflettendo una crescita della produttività molto inferiore alla media europea.

È su questa base fragile che si innesta la necessità di prepararsi a una vita più lunga. Secondo Panetta, la longevità amplia il periodo da finanziare dopo il pensionamento e aumenta l’esposizione a spese sanitarie e assistenziali difficili da prevedere. Le riforme previdenziali hanno inoltre accresciuto il ruolo del risparmio privato nell’integrazione della pensione pubblica.

La previdenza complementare ha fatto passi avanti: il governatore indica oltre dieci milioni di iscritti, pari al 40 per cento della forza lavoro, e risorse accumulate superiori all’11,5 per cento del Pil. Ma proprio i giovani, che avrebbero più bisogno di iniziare presto, aderiscono meno e incontrano maggiori difficoltà nel versare con continuità.

La ragione principale, sottolinea Panetta, risiede nelle condizioni occupazionali e nei redditi. Pur essendosi ridotta, resta elevata la quota di lavoratori fino a 34 anni con impieghi temporanei, part-time involontario o rapporti parasubordinati; oltre uno su dieci ha un reddito basso, secondo le elaborazioni sui dati Inps richiamate nell’intervento. Per le giovani donne pesano anche i carichi familiari, che ostacolano la partecipazione al mercato del lavoro.

Pensioni, costi e interesse degli iscritti

La risposta non può limitarsi alla scelta di un prodotto finanziario. “Senza continuità contributiva, nessuno strumento previdenziale può essere pienamente efficace”, afferma Panetta, indicando nella crescita dei redditi e nella stabilità dei percorsi lavorativi la condizione di fondo per tutelare le nuove generazioni.

Il governatore invita comunque a rafforzare la previdenza complementare: più adesioni, maggiore educazione finanziaria, strumenti semplici e poco costosi, percorsi d’investimento calibrati sull’età. Richiama anche l’opportunità di un ulteriore consolidamento dei fondi, perché dimensioni maggiori possono favorire competenze più solide e una gestione di investimenti complessi.

Il costo della previdenza non è un dettaglio. Secondo i dati Covip citati da Panetta, su un orizzonte di 35 anni l’indicatore sintetico di costo medio annuo è dello 0,4 per cento per i fondi negoziali, dell’1,2 per i fondi aperti e dell’1,8 per i piani individuali pensionistici. Differenze che rendono centrale l’attenzione ai rendimenti netti nel lungo periodo.

Portafogli diversificati, con una quota limitata di attività a maggiore rischio e rendimento, potrebbero secondo il governatore migliorare le prospettive dei giovani iscritti e sostenere gli investimenti produttivi. Ma il criterio guida resta esplicito: “L’interesse degli iscritti deve in ogni caso restare il criterio guida delle scelte di investimento”.

Il punto di arrivo dell’analisi di Panetta è che la sicurezza degli anziani e le opportunità dei giovani dipendono dalla stessa capacità di creare benessere. Difendere il risparmio significa contenerne l’erosione, ma anche permettere a chi lavora di accumularlo e all’economia di impiegarlo: senza crescita, il patto con il futuro rischia di restare una promessa.

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