L’intelligenza artificiale come strumento per cercare nuove terapie, accelerare la ricerca sulle malattie trascurate e rendere più precise le valutazioni sulla sicurezza dei farmaci. È questa la sfida che Nathalie Dompé mette al centro del suo percorso alla guida dell’azienda di famiglia, nell’intervista rilasciata a Giovanni Viafora per il Corriere della Sera. Una visione che tiene insieme la tradizione dell’industria farmaceutica italiana e la familiarità con la Silicon Valley, dove l’imprenditrice vive e ha costruito una parte decisiva della propria identità.
Il punto di partenza è Exscalate, la piattaforma utilizzata dal gruppo per cercare nuovi farmaci. Dompé spiega al Corriere della Sera di voler rafforzarne le capacità predittive in materia di sicurezza e tossicità e aprirla anche ad altri. L’obiettivo, nel suo racconto, non è sostituire la ricerca con una promessa tecnologica, ma integrare strumenti capaci di ampliarne le possibilità.
“L’AI è un’integrazione necessaria”, afferma nell’intervista, indicando soprattutto il potenziale per accelerare la scoperta di terapie destinate a patologie ancora poco considerate. L’orizzonte è una medicina sempre più personalizzata, con un’attenzione anche alla salute femminile, che Dompé giudica tuttora insufficientemente esplorata. A questo sviluppo, avverte, devono però accompagnarsi regole sui dati e sulla privacy: su tale terreno, osserva, Stati Uniti ed Europa restano molto distanti.
Alle ambizioni tecnologiche si affianca il peso di un’eredità industriale. Il Corriere della Sera presenta Dompé, 39 anni, alla guida di un gruppo farmaceutico da 1,7 miliardi di euro di fatturato, dopo il passaggio di testimone dal padre Sergio. Una storia familiare che risale al bisnonno Onorato e a una farmacia aperta vicino alla Scala di Milano, e che per lei rappresenta anzitutto una responsabilità.
Nell’intervista, l’imprenditrice racconta che il padre inizialmente non era convinto del suo ingresso in azienda, consapevole del carico che avrebbe comportato. Oggi il rapporto professionale ha un equilibrio definito: le decisioni spettano a lei, mentre l’esperienza paterna resta un riferimento. Anche la possibilità che i figli proseguano un giorno questa storia viene descritta come una scelta aperta, non come un destino già scritto.
Il percorso verso la guida del gruppo, del resto, non è stato lineare. Come ricostruisce il Corriere della Sera, Dompé avrebbe voluto studiare medicina, ma rinunciò anche per i timori che le venivano prospettati sulla possibilità di conciliare quella professione con una famiglia. Si laureò con lode in economia a 21 anni, pur senza sentirla inizialmente come la propria strada, e cercò altri spazi, dal teatro a Londra alle sfilate per Armani.
Nel racconto personale raccolto da Viafora emerge anche un incidente sugli sci subito a undici anni, con gravi conseguenze alla schiena e a una gamba. Dompé ricorda il lungo recupero, il busto indossato per tre anni e la fisioterapia che continua ancora a praticare. Alla sensazione di essere cresciuta senza sentirsi pienamente accettata contrappone l’esperienza californiana: un ambiente nel quale, spiega, ha trovato il proprio posto.
In questo passaggio ha avuto un ruolo centrale il marito Chamath Palihapitiya, investitore della Silicon Valley. Dompé racconta al Corriere della Sera che fu Chelsea Clinton a favorire il loro incontro e attribuisce al compagno la capacità di averla aiutata a sentirsi più libera di essere se stessa. La loro casa è diventata anche un luogo di ritrovo per protagonisti della tecnologia e della finanza, tra partite a poker e cene organizzate senza formalità.
Tra le figure citate nell’intervista c’è Elon Musk, descritto come un interlocutore dal ritmo travolgente e con una conoscenza della storia italiana che l’ha colpita. Ma il rapporto con quell’ambiente non cancella le difficoltà di riconoscimento personale: Dompé osserva che fuori dall’azienda viene talvolta considerata soprattutto in relazione al marito. La sua risposta è trasformare la sottovalutazione in un vantaggio, senza rinunciare alla propria autonomia.
Il ritratto che emerge dalle pagine del Corriere della Sera intreccia così innovazione, responsabilità familiare e ricerca di indipendenza. A indicare il modello cui aspira è il ricordo di Rita Levi-Montalcini, evocata per l’attenzione alle ricercatrici e per un modo di esercitare l’intelligenza fatto anche di eleganza e gentilezza. È su questo doppio piano, scientifico e umano, che Dompé colloca la propria idea di futuro per l’azienda.
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