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Iren, piano da 10,4 miliardi al 2035: acqua, reti elettriche e rifiuti | L’analisi

Il ceo Gianluca Bufo punta sulle infrastrutture essenziali per far salire il ritorno sugli investimenti al 10% entro la fine del piano. Sul tavolo anche il nodo delle concessioni idroelettriche.

«Ogni euro investito oggi contribuisce a determinare il futuro dei territori per i prossimi 50-100 anni». Con queste parole l’amministratore delegato di Iren, Gianluca Bufo, ha illustrato a MF la direzione del nuovo piano industriale al 2035, che mette sul piatto 10,4 miliardi di euro di investimenti. Più della metà delle risorse sarà destinata al ciclo idrico, alla distribuzione elettrica e ai termovalorizzatori.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare il posizionamento della multiutility nei business in cui il gruppo vanta «competenze distintive e un solido vantaggio competitivo». La sfida, come emerge dall’intervista pubblicata da MF, sarà trasformare la crescita infrastrutturale in maggiore redditività: sinergie, digitalizzazione e intelligenza artificiale sono le leve individuate per portare il Roi al 10% a fine piano.

Una multiutility più focalizzata

La scelta di puntare sulle infrastrutture strategiche risponde, secondo Bufo, alla volontà di evolvere verso una «focused multiutility», concentrando il capitale sulle attività in cui l’azienda è più forte. Una strategia che, nelle intenzioni del management, dovrebbe contribuire anche a colmare i ritardi infrastrutturali del Paese e a migliorare la qualità dei servizi.

Reti idriche ed elettriche

Nel servizio idrico Iren investirà 2,4 miliardi, con la sostituzione di circa 1.700 chilometri di condotte e l’obiettivo di ridurre le perdite al 26%. Alla distribuzione elettrica andranno invece 1,4 miliardi: il target è aumentare del 60% la potenza disponibile e dimezzare la durata delle interruzioni. Si tratta, ha spiegato l’ad a MF, di interventi che rafforzano la resilienza e l’affidabilità dei servizi.

Ambiente e chiusura del ciclo dei rifiuti

Un ruolo centrale spetta alla business unit Ambiente, che riceverà 2,2 miliardi, con l’accento sulla chiusura del ciclo dei rifiuti e sul recupero energetico. Sono previsti quattro interventi sui termovalorizzatori, per oltre 1,1 milioni di tonnellate di capacità aggiuntiva. L’obiettivo è accrescere l’autonomia impiantistica dei territori e ridurre il ricorso alla discarica.

Energia e teleriscaldamento

Altri 2,2 miliardi saranno investiti nell’Energia, soprattutto per lo sviluppo del teleriscaldamento: 700 milioni saranno dedicati all’estensione delle reti e al potenziamento degli impianti. Il gruppo intende inoltre valorizzare gli asset di generazione, considerati fondamentali per la flessibilità e la sicurezza del sistema energetico.

Il percorso verso un Roi del 10%

Il ritorno sugli investimenti, ha spiegato Bufo, passerà dal 6,7% del 2025 all’8% nel 2030, per arrivare al 10% a fine piano. Sono attese circa 130 milioni di euro di sinergie al 2030, attraverso un programma di circa 150 progetti. Digitalizzazione, intelligenza artificiale e semplificazione organizzativa contribuiranno a migliorare l’efficienza.

Ebitda a 1,95 miliardi nel 2035

L’ebitda è atteso a 1,95 miliardi nel 2035, con una crescita di circa 600 milioni rispetto al 2025. Nel dettaglio, illustrato a MF, le Reti raggiungeranno 820 milioni di margine, l’Ambiente circa 500 milioni e l’Energia 390 milioni. Nel Mercato, dove sono previsti 235 milioni, il gruppo privilegerà la redditività rispetto alla crescita dimensionale, mantenendo circa 2,3 milioni di clienti e sviluppando servizi a valore aggiunto.

La riduzione prevista per l’area Mercato si spiega, secondo l’ad, con la normalizzazione dei margini dopo i livelli straordinari registrati nel 2023, a cui si aggiungono il calo dei consumi di gas e una maggiore concorrenza. La risposta sarà la fidelizzazione e lo sviluppo di servizi aggiuntivi: oggi quattro clienti su dieci acquistano prodotti oltre a luce e gas, e l’obiettivo è arrivare a uno su due.

Solidità finanziaria e dividendi

Sul fronte della tenuta dei conti, il rapporto tra indebitamento finanziario netto ed ebitda scenderà da 3,1 volte nel 2025 a 3 volte nel 2030 e a 2,8 volte nel 2035. Le attività regolate e semiregolate arriveranno a rappresentare l’80% dell’ebitda. Confermata anche la politica dei dividendi, con una crescita dell’8% annuo fino al 2027 e del 6% dal 2028 al 2030.

Il nodo delle concessioni idroelettriche

Resta aperta la partita della cosiddetta Quarta Via. Se non venisse approvata, ha avvertito Bufo nell’intervista a MF, «sarebbe un peccato per il Paese». La Quarta Via rappresenta infatti, secondo il ceo, l’opportunità per sbloccare il rinnovo delle concessioni idroelettriche, confermando gli investimenti e la cessione di parte dell’energia a prezzi calmierati, intorno ai 70 euro per megawattora.

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