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Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni: “L’Europa si svegli, un disastro se perde la sfida per il controllo dell’energia”

L’amministratore delegato di Eni attacca la Commissione sulle rinnovabili: «Stop ideologie, il gas serve e bisogna individuare nuovi giacimenti». E nel mix entra anche il nucleare. Dura la replica di Angelo Bonelli (Avs)

La sfida tra le grandi potenze non si gioca soltanto sul terreno militare o tecnologico, ma soprattutto sul controllo dell’energia. È questo, come riporta La Verità, il messaggio lanciato dall’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, intervenuto al Forum economico Moneta a Roma, dedicato al tema «Competere nel nuovo scenario globale». Il manager ha accusato l’Europa di aver sottovalutato la sicurezza delle forniture e ha criticato l’impostazione della transizione energetica.

«Il vero tema è questo. Stiamo combattendo su chi avrà la supremazia sull’energia», ha esordito Descalzi. Stati Uniti, Paesi del Golfo, Russia e Iran dispongono delle risorse attorno alle quali ruota la competizione globale. In passato, ha ricordato, l’Europa poteva rivolgersi ai grandi produttori come a dei «negozi». Oggi acquistare non basta più: bisogna individuare giacimenti, investire capitali, assumersi rischi e garantire trasporti sicuri.

I numeri della crisi Secondo le cifre citate dall’ad di Eni, la guerra in Ucraina ha sottratto ai mercati circa 150 miliardi di metri cubi di gas russo, sostituiti in parte da Stati Uniti e Norvegia. La crisi nel Golfo mette a rischio altri 120 miliardi di metri cubi, con ripercussioni soprattutto per i compratori asiatici.

La pressione si scarica anche sui prezzi. «Se dal Golfo mando una nave a Rotterdam ho un costo di logistica, assicurazioni, noli e così via di circa 30-35, in qualche caso 40 dollari al barile», ha spiegato. Il problema, dunque, non è soltanto quanta energia sia disponibile, ma quanto costi farla arrivare dove serve. Per Descalzi è questa la fragilità di un sistema che dipende da rotte esposte a conflitti e interruzioni.

Il confronto con Washington Gli Stati Uniti, al contrario, avrebbero impostato da tempo una strategia di lungo periodo. Washington guarda anche alle risorse di Venezuela, Argentina e Guyana per soddisfare la domanda interna e rafforzare la capacità di esportazione. «Stanno pensando ai prossimi 40-50 anni e sono in cerca di energia», ha osservato il numero uno del cane a sei zampe, evocando l’«Energy dominance», il predominio energetico come leva di influenza politica e industriale. La corsa dell’intelligenza artificiale e dei data center aumenta il fabbisogno americano, mentre la Cina deve misurarsi con consumi crescenti e forniture mediorientali meno affidabili.

L’affondo su Bruxelles L’attacco più duro, riferisce La Verità, ha riguardato Bruxelles. «Se l’Europa non capisce che la competizione è nell’avere energia, o se partecipa a questa competizione ma non vince, sarà colpa di chi in Europa ha considerato l’energia qualcosa di accessorio e non di essenziale», ha ammonito Descalzi. A suo giudizio, il continente ha confuso la forza del proprio mercato con la certezza di poter comprare sempre le risorse necessarie. «Se dobbiamo piangere dobbiamo piangere dei nostri errori, è colpa nostra», ha insistito. E ha riassunto il limite delle politiche comunitarie in una battuta: «Le regole non sono energia».

Rinnovabili, gas e nucleare È proprio sulle rinnovabili che il discorso diventa uno scontro politico. «Le rinnovabili in Europa sono diventate un’ideologia per dare contenuto politico a un vuoto assoluto», ha attaccato l’ad di Eni, invitando a restituire alle tecnologie il ruolo di strumenti, non di bandiere. Descalzi non chiede di abbandonare l’eolico e il solare: contesta l’idea che possano sostituire immediatamente gas e altre fonti, senza considerare continuità delle forniture, infrastrutture e costi. «Il nucleare fa parte di questa soluzione, ci serve il gas che però non abbiamo, e ci sono anche le rinnovabili», ha precisato. L’atomo può essere una scelta di prospettiva, ma non una risposta istantanea. «Le soluzioni ci servono oggi e domani», ha aggiunto, difendendo un mix energetico diversificato.

La replica di Bonelli La risposta è arrivata da Angelo Bonelli, che ha definito la posizione di Descalzi «una posizione oscurantista e gravissima». Secondo il deputato di Avs, descrivere le rinnovabili come un problema ideologico significa screditare proprio le tecnologie che potrebbero ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e alleggerire le bollette di cittadini e imprese. Bonelli interpreta l’intervento come una difesa degli interessi economici di Eni, ricordando che il gruppo ha una rilevante partecipazione pubblica e che gli eventi climatici estremi impongono già costi elevati al Paese. Per Avs, accelerare sul solare e sull’eolico significa anche ridurre l’esposizione agli shock del gas.

Nella sua contestazione, Bonelli ha richiamato i 3,6 miliardi di euro di utile netto rettificato registrati da Eni nel primo semestre del 2026, denunciando il contrasto tra i profitti dell’industria fossile e le spese della crisi climatica. Poi ha chiamato in causa direttamente il governo Meloni: «Dica se sta con gli italiani o con i petrolieri». La proposta di Descalzi, però, come sottolinea La Verità, non è la cancellazione delle rinnovabili: nel suo intervento il manager le ha collocate accanto a gas e nucleare.

Il nodo della transizione Lo scontro ruota così attorno a due priorità e, soprattutto, ai tempi della transizione. Per l’ad di Eni, l’Europa rischia di sacrificare competitività e sicurezza inseguendo obiettivi poco sensati e senza assicurarsi prima l’energia necessaria, perlopiù nucleare, per dimenticarsi dei combustibili fossili. Per Bonelli, continuare a puntare sulle fonti fossili prolunga dipendenze, costi e danni ambientali. Il punto di scontro, insomma, è netto: non se la transizione debba avvenire, ma con quali fonti, a quale velocità e, soprattutto, a che prezzo.

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