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Ilija Srdanovic, cardiologo e capolista del movimento degli studenti in Serbia, indica la sua priorità politica: “Prima la lotta ai corrotti”

Le incognite sui piani di Ilija Srdanovic e l’ambiguità sui rapporti con Mosca

Un cuore che sorride, accompagnato dallo slogan «pumpaj!», «pompa!». È il simbolo della lista degli studenti che ha scosso la politica serba, e sembra quasi un’investitura per il suo capolista, Ilija Srdanovic, cardiologo. Lui, però, ripete di essere soltanto il primo dei 250 candidati della lista, un primus inter pares. Lo sottolinea in ogni intervista: anche il capo di un governo, dice, è solo uno tra 6,7 milioni di serbi, e lui non smetterà mai di fare il medico. Come racconta il Corriere della Sera nel ritratto firmato da Irene Soave, Srdanovic detesta «i culti della personalità», con un riferimento esplicito ai quattordici anni di potere di Aleksandar Vucic.

Srdanovic insegna medicina d’urgenza al policlinico universitario di Novi Sad. Eppure il suo nome resta il più citato da chi prova a prevedere chi il movimento a-personalistico degli Studenti sceglierà come premier. È stato il primo, tra le grida di «Pumpaj» nel quartier generale degli Studenti a Belgrado, a commentare il risultato del voto: «La Serbia ha finito di avere un tiranno».

Novi Sad, il punto di partenza

Il suo cuore resta a Novi Sad, la città dove vive e dove ha votato. Da lì è partito tutto: le proteste sono cominciate quasi due anni fa, nel novembre 2024, dopo il crollo della pensilina in cemento della stazione ferroviaria, una struttura scadente che costò la vita a 16 persone. «Da padre di quattro figli provai terrore. E penso che tutti, in Serbia, viviamo sotto pensiline pericolanti», ha dichiarato Srdanovic ai giornalisti. «Ora restituiremo ai cittadini fiducia, soprattutto nella magistratura».

Questa, per lui, è la priorità. Si infervora quando illustra la futura legge sulla trasparenza dei patrimoni: «Nessun cittadino deve avere paura, tranne chi ha rubato o chi si è fatto corrompere», ha spiegato al media indipendente Istinomer, che gli ha dedicato ampio spazio.

Le ambiguità su Europa e Kosovo

Sul resto, il quadro è più sfumato. Analisti e giornalisti di tutta Europa passano al setaccio interviste e comizi di Srdanovic per capire come il nuovo governo serbo potrebbe posizionarsi sui dossier più delicati. E non tutto quello che dice suona rassicurante per Bruxelles.

Sull’adesione all’Unione europea, rallentata da molti ostacoli, tra cui la scarsa collaborazione delle autorità serbe con il tribunale dell’Aia, Srdanovic sostiene che prima servano le riforme interne. I capitoli negoziali su cui è più urgente adeguarsi sono il 23 e il 24, dedicati a Stato di diritto e anticorruzione. Ma prima, insiste, bisognerà chiedere ai serbi con un referendum se sono ancora favorevoli a entrare in Europa.

Per aderire all’Ue, del resto, la Serbia dovrebbe anche normalizzare le relazioni con il Kosovo, cioè riconoscerne l’indipendenza. Srdanovic, invece, ha dichiarato al quotidiano progressista Danas: «Abbiamo organizzato una biciclettata della Costituzione, l’abbiamo portata in giro per tutto il Paese. E nella Costituzione c’è scritto che il Kosovo è Serbia. Cercheremo di agevolare la vita ai serbi di Kosovo». Altri esponenti della lista, nei comizi, hanno descritto il Kosovo come «una provincia serba temporaneamente occupata», che potrebbe tornare alla Serbia attraverso la diplomazia.

Il nodo Russia

Sulla Russia Srdanovic mantiene una doppia posizione. Alla Bbc in serbo ha ricordato che «la Russia è un grande Paese, influente nel mondo. Noi dipendiamo in misura considerevole dalla cooperazione energetica con loro» e che «il bene dei serbi viene prima di tutto». In ogni caso, ripete spesso, «un dibattito nazionale informato su questo argomento sarà possibile solo quando riavremo lo Stato di diritto e i media liberi». Non risulta alcuna sua intervista in cui condanni l’aggressione russa all’Ucraina.

Le altre voci della lista

Per trovare una voce in sintonia con le sensibilità occidentali, osserva il Corriere della Sera, bisogna scendere al numero due della lista, Katarina Stankovic, otorinolaringoiatra. In un’intervista ha affermato che le sentenze dei tribunali internazionali devono essere accettate: una presa di posizione significativa, visto che Srdanovic sul tema si limita a ripetere che «più che sul passato preferiamo concentrarci sul futuro». Il riferimento era anche a Ratko Mladic e ai crimini di Srebrenica.

Non molti, tuttavia, credono che la possibile premier sarà lei. Più probabile, anche solo per notorietà, che si faccia il nome del campionissimo del basket Dejan Bodiroga, presidente dell’Eurolega e figura molto amata in patria: anche lui, al 24esimo posto della lista degli Studenti, è stato eletto con il fronte anti-Vucic.

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