Le donne economiste avanzano ancora troppo lentamente, il ritorno degli squilibri globali impone scelte politiche difficili e le banche centrali non possono restare spettatrici della rivoluzione digitale.
Sono i messaggi lanciati da Sergio Nicoletti Altimari, vicedirettore generale della Banca d’Italia, nel discorso di benvenuto alla sesta edizione della conferenza WE_ARE_IN Macroeconomics and Finance, promossa nell’ambito dell’iniziativa “Women in Economics: Advancing Research in Economics Internationally”.
Il testo dell’intervento è stato diffuso dalla Banca d’Italia.
La questione di genere
In apertura Nicoletti Altimari ha affrontato il tema che dà il nome all’evento. “I progressi verso una maggiore rappresentanza e verso l’avanzamento di carriera delle donne in economia, anche nelle banche centrali, restano deludentemente lenti, in particolare ai livelli più alti”, ha detto.
Superare queste barriere, ha aggiunto, “non è solo una questione di equità, ma è essenziale perché l’economia possa beneficiare pienamente di tutto il talento disponibile”.
Dare visibilità alla ricerca e alla leadership femminile, secondo il vicedirettore generale, significa anche offrire modelli di riferimento alle giovani ricercatrici, aiutandole a immaginare il proprio percorso.
Il ritorno degli squilibri globali
Il primo grande tema della conferenza, ha osservato Nicoletti Altimari, è tornato al centro del dibattito di politica economica: gli squilibri globali.
Il nuovo allargamento degli squilibri di parte corrente, concentrato sul deficit degli Stati Uniti e sul surplus della Cina, insieme alla dimensione delle posizioni patrimoniali estere accumulate, ha riportato d’attualità vecchie domande sulla sostenibilità delle posizioni esterne e sulle fragilità finanziarie che possono persistere anche mentre i saldi si aggiustano.
Per il vicedirettore generale, affrontare questi squilibri significa soprattutto intervenire sulle loro radici interne: “il basso risparmio negli Stati Uniti, i consumi deboli in Cina e gli investimenti insufficienti in Europa”.
Servono scelte di bilancio politicamente delicate e cambiamenti nei modelli consolidati di produzione e di spesa.
Costruire il consenso è difficile, ha ammesso, perché i costi dell’aggiustamento arrivano spesso prima dei benefici e possono ricadere su gruppi diversi da quelli che ne trarranno vantaggio.
Ma il prezzo dell’inazione è alto e supera i confini nazionali.
Nicoletti Altimari ha citato una recente ricerca della Banca d’Italia sullo “shock cinese 2.0”, secondo cui l’impennata delle esportazioni di Pechino sta intensificando la concorrenza globale e accentuando le dipendenze strategiche.
Per l’area dell’euro, lo shock ha effetti disinflazionistici e indebolisce gli investimenti e le esportazioni verso i mercati terzi.
La via d’uscita, ha sottolineato, passa per la cooperazione internazionale: politiche non coordinate potrebbero ridurre gli squilibri ma con effetti negativi sulla crescita mondiale e sulla stabilità finanziaria. “Peggio ancora, restrizioni commerciali unilaterali e generalizzate aumentano i costi e l’incertezza senza garantire soluzioni durature”, ha avvertito. “Come la storia ha più volte dimostrato, misure di questo tipo possono alla fine ritorcersi contro gli stessi Paesi che le impongono”.
Euro digitale, Pontes e Appia
Il secondo filone della conferenza riguarda l’innovazione tecnologica, in particolare digitalizzazione e intelligenza artificiale, e le sue conseguenze per il sistema finanziario.
Capire come tecnologie a registro distribuito (DLT), tokenizzazione e stablecoin potranno plasmare la finanza del futuro è, per Nicoletti Altimari, essenziale. “Le banche centrali non possono limitarsi a fare da spettatrici”, ha detto, spiegando che l’approccio dell’Eurosistema è quello di “abbracciare l’innovazione anziché reagire passivamente”.
L’obiettivo è preservare la moneta di banca centrale come pilastro della fiducia nei sistemi di pagamento di domani.
Il vicedirettore generale ha richiamato tre progetti: l’euro digitale, che garantirà l’accesso alla moneta pubblica nei pagamenti digitali quotidiani; Pontes, operativo dal 21 settembre, che consente il regolamento in moneta di banca centrale delle transazioni finanziarie tokenizzate; e Appia, destinato a contribuire nel lungo periodo alla costruzione dei mercati finanziari tokenizzati europei.
Anche l’intelligenza artificiale pone una sfida analoga.
Le banche centrali, ha spiegato, devono comprenderne le implicazioni economiche e finanziarie, compresi i rischi per la stabilità, e al tempo stesso sfruttarne l’enorme potenziale, ad esempio per rafforzare le capacità di monitoraggio e di vigilanza, purché con adeguate salvaguardie e una governance efficace.
Shock più frequenti e il nodo delle aspettative
L’ultima parte dell’intervento è stata dedicata alla politica monetaria.
Gli shock, ha osservato Nicoletti Altimari, sono sempre più ampi e frequenti, dai conflitti alle tensioni commerciali fino alle crisi energetiche, mentre le economie attraversano profonde trasformazioni strutturali legate ai mutamenti dell’ordine economico globale, all’innovazione tecnologica e al cambiamento climatico.
L’aumento dei debiti pubblici aggiunge un ulteriore livello di complessità.
Nell’area dell’euro le difficoltà sono amplificate dalle caratteristiche dell’unione monetaria: un’integrazione politica ed economica ancora incompleta, meccanismi di aggiustamento imperfetti, processi decisionali complessi e risorse comuni limitate “rischiano di sovraccaricare la politica monetaria”.
Per questo, ha detto, è ancora più importante capire come gli shock si propagano nell’economia e calibrare di conseguenza la risposta.
Decisivo, in questo quadro, è il ruolo delle aspettative di mercati, imprese e famiglie.
Richiamando la lunga tradizione di ricerca della Banca d’Italia sulle aspettative di inflazione, condotta attraverso le indagini presso imprese e famiglie, Nicoletti Altimari ha sintetizzato la lezione principale: “Le aspettative non si formano in modo meccanico; dipendono dalle informazioni macroeconomiche che le persone ricevono e dal modo in cui le elaborano”.
Ne discende che, per le banche centrali, “una comunicazione chiara e coerente, all’interno di un quadro di politica monetaria credibile”, è essenziale per evitare percezioni errate e raggiungere gli obiettivi di stabilizzazione.
In chiusura, l’auspicio che i due giorni di lavori possano non solo far avanzare la comprensione delle grandi sfide economiche, ma anche ispirare nuove idee, nuove collaborazioni e “la prossima generazione di donne economiste”.
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