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Debito e guerra: il contagio francese sui Btp, lo spread torna a salire tra crisi iraniana e conti pubblici | L’analisi di Vittorio Malagutti

Un passo avanti e due indietro.

I mercati finanziari continuano a ballare al ritmo delle tensioni internazionali, che non accennano ad attenuarsi.

Come scrive Vittorio Malagutti sul quotidiano Domani, le rare schiarite sul fronte globale vengono subito oscurate da notizie negative, e le Borse si adeguano.

Così, spenta la fiammata rialzista di metà settimana, è arrivata puntuale la burrasca, più violenta del solito.

Iran e petrolio, la miccia A innescare le vendite sono state le voci, rimbalzate dagli Stati Uniti, di nuovi possibili attacchi americani contro l’Iran.

Nessuna conferma ufficiale, ma secondo quanto riporta Domani sono bastate le parole di Donald Trump (“accadrà qualcosa molto presto”) per spingere il prezzo del petrolio verso i 112 dollari al barile, il livello più alto da giugno.

I listini azionari hanno virato al ribasso, con Milano in calo del 2,54 per cento, maglia nera in Europa.

Wall Street e i dubbi sull’intelligenza artificiale Anche Wall Street affonda, in particolare il Nasdaq, la Borsa dei titoli tecnologici, che da un mese traballa per i dubbi sempre più diffusi sulla sostenibilità dei debiti accumulati da colossi come Amazon, Meta e Alphabet-Google, impegnati nella corsa all’intelligenza artificiale.

Parigi nel mirino Ma, come sottolinea l’analisi di Domani, l’indicatore più affidabile del pessimismo degli investitori resta il mercato obbligazionario.

Tutti guardano a Parigi, sempre più in balia di chi scommette sull’avvitamento di una crisi che è politica prima ancora che finanziaria.

Il rendimento degli Oat, i titoli di Stato francesi, ha toccato il massimo dal 2011, quando l’intero edificio dell’euro oscillò pericolosamente: il tasso sui decennali è arrivato al 5,13 per cento, per poi ripiegare verso il 5,07.

Questo significa, tra l’altro, un aumento del costo del debito per il Tesoro francese, con ricadute pesanti su un bilancio pubblico già malridotto.

È allarme rosso anche per lo spread tra Oat e Bund tedeschi, che ha sfiorato quota 178, più del doppio rispetto ai 79 punti di un anno fa.

Roma non se la passa meglio Se Parigi è nei guai, anche Roma soffre.

Il rendimento dei Btp decennali è salito fino al 4,68 per cento, sugli stessi livelli dei primi giorni di ottobre, il più alto da novembre 2023.

Torna a mordere anche lo spread, che Giorgia Meloni si vanta di aver ricacciato indietro: è salito fino a 128 punti, con un incremento di oltre il 50 per cento dall’inizio dell’anno.

L’effetto contagio Sui Btp pesa quello che, nel gergo degli addetti ai lavori, viene definito effetto contagio.

In sostanza, spiega Malagutti su Domani, il pessimismo sulle sorti del debito francese innesca vendite che colpiscono anche gli altri anelli deboli dell’area euro, cioè i Paesi più indebitati.

Una lista che vede l’Italia al primo posto, con un rapporto tra Pil e debito pubblico che nel 2026 non scenderà sotto il 138 per cento.

I capitali in fuga dalla Francia vanno alla ricerca di approdi sicuri, che non sono molti vista la situazione internazionale.

Il risultato è che torna di moda anche la Germania, certo in difficoltà ma mai quanto gli altri due grandi partner europei.

Gli acquisti sul Bund provocano un calo dei rendimenti tedeschi che, a sua volta, si riflette sullo spread: si spiega anche così l’allargamento della forbice con i titoli di Stato francesi e italiani.

Il rifugio nel dollaro Hanno guadagnato terreno perfino i T-Bond americani, tornati dopo un mese sotto la soglia del 5 per cento di rendimento.

Le nuvole all’orizzonte sono così nere, osserva Domani, che gli investitori internazionali preferiscono rifugiarsi sotto l’ombrello del dollaro, la valuta di riferimento della finanza globale e quindi ritenuta di per sé meno esposta ai venti di tempesta.

Il paradosso è che il responsabile della crisi, innescata dalla guerra all’Iran, si trova proprio a Washington e ha il volto perennemente imbronciato di Donald Trump.

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