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Sud: la spinta della Zes unica oltre il Pnrr | L’analisi

Il Mezzogiorno continua a correre sul fronte della nascita di nuove imprese.

Secondo i dati Movimprese di Unioncamere e Infocamere, ripresi da Il Mattino, nel terzo trimestre è il Sud a mettere a segno il saldo attivo più consistente del Paese tra aperture e chiusure di aziende: +6.521, pari a una crescita dello 0,33% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Un risultato che supera quello del Nord Ovest (+4.979) e del Centro (+4.114) e che rappresenta da solo più di un terzo del saldo nazionale (+0,32%), con un peso rilevante delle società di capitali, pari al 79% dell’aumento complessivo.

“È l’ennesima conferma del dinamismo imprenditoriale del Sud, che in questi quattro anni ha raggiunto risultati significativi, crescendo ogni anno sempre più del resto del Paese in termini di Pil, occupazione ed export”, ha commentato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, intervenuto al Forum de Il Mattino “Cambio di paradigma”.

Le misure per autotrasporto, agricoltura e pesca

Nel corso dell’incontro, come riporta Il Mattino, Sbarra ha illustrato anche il senso delle decisioni assunte dal Governo sulla vertenza degli autotrasportatori. “Sul caro carburante e sulle richieste di autotrasportatori, agricoltori e pescatori, il Governo non è rimasto con le braccia conserte: il decreto legge aggiunge agli interventi già programmati ulteriori risorse e misure finalizzate a sostenere le categorie produttive in settori centrali per l’economia e lo sviluppo dei territori del Mezzogiorno”.

Il sottosegretario ha poi ricordato che “il Pnrr ha rappresentato un’opportunità importante per l’Italia e per il Sud, che continuerà a beneficiare degli investimenti e delle riforme realizzati”.

Proprio per questo la vera sfida, ora che il Piano nazionale di ripresa e resilienza volge al termine, è garantire continuità a quanto costruito in questi anni.

La Zes unica come politica industriale

Al centro della strategia c’è l’evoluzione della Zes unica, che Sbarra considera il primo vero esempio di politica industriale del Paese da anni, “capace di favorire gli investimenti, semplificare le procedure amministrative e sostenere l’occupazione”. “L’obiettivo di questo Governo – ha spiegato – è creare condizioni favorevoli per chi investe e lavora, garantendo tempi certi, incentivi e infrastrutture adeguate”.

Il nodo, adesso, è assicurare le risorse del credito d’imposta per i prossimi tre anni, e il passaggio decisivo sarà inevitabilmente la manovra. “Il Governo è impegnato a consolidare una misura che in due anni ha prodotto 1.560 autorizzazioni uniche ed altrettanti investimenti, creato un sistema finanziario da oltre 20 miliardi di euro e permesso la nascita di oltre 25mila nuovi posti di lavoro, nella stragrande maggioranza con contratti a tempo indeterminato. La priorità della Zes unica per il Mezzogiorno non è in discussione”, ha sottolineato Sbarra.

Resta però da ufficializzare l’ammontare delle risorse destinate al credito d’imposta: secondo quanto scrive Il Mattino, servirebbero circa 4 miliardi, forse anche qualcosa in meno, considerato che un contributo potrebbe arrivare anche dalle Regioni, come già deciso dalla Sicilia con 200 milioni. “Conosceremo tra pochi giorni il nuovo tiraggio”, ha detto il sottosegretario, riferendosi alla scadenza dei termini per la presentazione delle domande all’Agenzia delle Entrate per ottenere lo sgravio fiscale. “Siamo arrivati in questi due anni a 17mila istanze, a riprova dell’interesse che la Zes unica Sud continua a riscuotere nel sistema delle imprese”.

L’estensione al resto del Paese

Quanto all’estensione del “modello Zes unica Sud” a tutta Italia, più volte annunciata dalla premier Giorgia Meloni, Sbarra ha chiarito i confini dell’operazione: “Sarà il capo del Governo a decidere, ma credo che ormai sia pacifico che l’estensione riguarderà soltanto la semplificazione amministrativa, grazie alla quale l’impresa riceve in meno di 60 giorni il via libera all’investimento”.

E ha aggiunto: “Credito d’imposta e perequazione infrastrutturale sono due leve fondamentali per lo sviluppo del Mezzogiorno. Il nostro impegno è fare in modo che il sostegno alle imprese e gli investimenti pubblici procedano insieme”.

La partita della perequazione infrastrutturale

Sul fronte della perequazione, come osserva Il Mattino, la strada si annuncia più lenta: ripristinare una misura di fatto accantonata negli ultimi quattro anni, per evitare sovrapposizioni con il Pnrr, richiederà certamente più tempo.

L’obiettivo è comunque riproporla già dal prossimo anno attraverso l’imminente legge di Bilancio, con una dotazione iniziale contenuta e dichiaratamente insufficiente, pari a 100 milioni, ma con la certezza di rimetterla in circolo e ricostruirne nel prossimo futuro il ruolo originario: ridurre i divari a partire dalle infrastrutture.

Di cui il Sud, conclude il quotidiano, ha ancora bisogno come il pane.

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