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Debito pubblico: il tesoro nascosto dei 472 miliardi in mano alle famiglie e imprese, Btp Valore a 16,6 miliardi | L’analisi

Mentre sui mercati obbligazionari mondiali infuria un uragano finanziario, alimentato dalla corsa senza freni dei debiti pubblici e privati degli Stati Uniti e dal debito pubblico francese, l’Italia incassa un successo che fa notizia.

Il collocamento dei Btp Valore gemelli sul mercato retail ha raccolto 16,6 miliardi di euro.

Per Marco Fortis, che firma l’analisi nella rubrica “I numeri veri” de Il Messaggero, è la prova più evidente di quanto patrimonio di risparmio e di fiducia esista nel nostro Paese.

Una fiducia che, secondo l’economista, i risparmiatori italiani continuano a riporre nell’Italia perché negli ultimi anni il Paese ha saputo mettere in ordine e stabilizzare i conti pubblici, ritrovando anche una discreta velocità di crescita che fino a una decina di anni fa sembrava impensabile.

Un ruolo lo gioca anche la stabilità politica, di cui si parla molto senza forse comprenderne fino in fondo l’importanza.

Il problema della comunicazione

Il punto debole, osserva Fortis su Il Messaggero, è che l’Italia non riesce a raccontare la propria solidità, né dentro né fuori i confini nazionali.

Eppure quanto accaduto negli ultimi sei anni, dopo il Covid, basterebbe a spazzare via buona parte dei luoghi comuni che accompagnano il Paese: quello di un’Italia che non cresce e indebitata fino al collo.

Dal 2019 a oggi il Pil pro capite e i consumi pro capite delle famiglie italiane sono cresciuti più che in ogni altra grande economia dell’Eurozona e anche più che nel Regno Unito.

Tra i grandi Paesi avanzati l’Italia vanta inoltre il debito privato più basso, in particolare quello delle famiglie.

Ma il cuore dell’analisi riguarda il debito pubblico, dove secondo l’autore si è consumato “un altro autentico miracolo italiano”.

Un risultato non scontato per un Paese che dal 1992 a oggi, con la sola eccezione dei primi anni post Covid, ha visto crescere il debito soltanto a causa della spesa per interessi sul debito accumulato, una dinamica non del tutto compensata da una serie record di avanzi primari che nessun’altra nazione al mondo è riuscita a mettere in fila in epoca moderna.

Il miracolo, spiega Fortis, è duplice.

Da un lato l’Italia è uscita dalla pandemia facendo meno debito delle altre grandi economie, nonostante il peso dei superbonus edilizi.

Dall’altro ha migliorato la “qualità” del proprio debito: si è ridotta la quota detenuta da Banca centrale, banche e altri soggetti finanziari nazionali, ed è aumentata quella in mano agli investitori esteri e soprattutto alle famiglie.

Quest’ultimo aspetto è decisivo, perché le famiglie sono per natura investitori “stabili” e “fedeli”.

I numeri del debito “fedele”

Soltanto l’Italia, sottolinea l’analisi pubblicata da Il Messaggero, può vantare in Europa una mole di debito pubblico “stabile” e “fedele” detenuto da famiglie e imprese pari, nel mese di luglio di quest’anno, a 472 miliardi di euro.

Nel 2019, prima del Covid, la cifra era di 228,5 miliardi, già allora molto elevata: in sette anni è praticamente raddoppiata.

Un incremento che l’autore attribuisce al mix di stabilità politica, disciplina fiscale, risparmio e fiducia.

In rapporto al Pil, sulla base dei dati 2025, il debito pubblico italiano in mano a famiglie e imprese nazionali è 11 volte più grande di quello equivalente in Germania, 12 volte più grande che in Spagna e addirittura 15 volte superiore a quello della Francia.

In valore assoluto, a fine 2025 il debito pubblico detenuto da famiglie e imprese italiane era di 449 miliardi di euro: oltre tre volte quello detenuto da tutte le famiglie e imprese di Germania, Francia e Spagna messe insieme.

Il confronto con la Francia

Particolarmente significativo è il rapporto tra il debito detenuto dai soggetti nazionali “fedeli” e quello in mano agli stranieri, considerati investitori più volatili, come dimostra la loro fuga dal debito francese.

Nel 2025 in Italia questo rapporto era del 42%: per ogni euro di debito pubblico finanziato dall’estero, le sole famiglie e imprese italiane, senza contare Banca centrale e altri soggetti finanziari nazionali, ne avevano messi di tasca propria 42 centesimi.

In Francia lo stesso rapporto si ferma al 4,9%, in Germania al 18,6% e in Spagna al 29%.

Numeri che, secondo Fortis, spiegano bene come il costosissimo Stato sociale francese, oggi arrivato al capolinea, sia stato finanziato in questi anni soprattutto da investitori stranieri.

Che ora pretendono tassi più alti per continuare a farlo, davanti a una Francia senza stabilità politica, senza capacità di riforma e di riequilibrio dei conti, e senza il risparmio privato e la fiducia che caratterizzano invece l’Italia di oggi.

Come è cambiata la struttura del debito

I dati elaborati dalla Fondazione Edison su numeri di Banca d’Italia e Istat, riportati nell’articolo, mostrano l’evoluzione della struttura del debito pubblico italiano tra il 2019 e il 2025.

La quota detenuta da stranieri, Banca centrale, banche e altre istituzioni finanziarie nazionali è scesa dal 121,5% al 116,9% del Pil.

Quella “stabile” detenuta da famiglie e imprese nazionali è salita invece dal 12,7% al 19,8%.

In particolare, i titoli pubblici in mano a famiglie e imprese sono cresciuti di quasi dieci punti, passando dall’8,3% al 17,9% del Pil.

Il confronto internazionale rafforza il quadro.

Tra il 2019 e il 2025 il debito pubblico in rapporto al Pil è aumentato di 4,8 punti in Germania, di 3 punti in Spagna e di ben 17,4 punti in Francia, mentre in Italia la crescita si è limitata a 2,5 punti, la più contenuta.

Ma c’è di più: nello stesso periodo il debito italiano detenuto da stranieri, Banca centrale, banche e altri soggetti finanziari nazionali è sceso di 4,6 punti di Pil, mentre famiglie e imprese si sono fatte carico di 7,1 punti in più.

Un fenomeno, rimarca Fortis, che non trova riscontro in nessun’altra parte del mondo.

Il messaggio alle agenzie e alla politica

Quando le agenzie di rating e le istituzioni internazionali, che negli ultimi anni hanno in parte promosso l’Italia ma sotto sotto la considerano ancora un Paese fragile, prenderanno piena coscienza di questi numeri, auspica l’autore su Il Messaggero, forse cambieranno un po’ la loro rigida mentalità.

Allo stesso modo, conclude Fortis, sarebbe auspicabile che anche la politica italiana, di maggioranza e di opposizione, facesse proprie queste cifre, che dimostrano come l’unico approccio possibile per l’Italia, soprattutto nei momenti di volatilità dei mercati, sia quello richiamato di recente anche dal Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta: la prudenza fiscale.

Una linea da mantenere se il Paese non vuole essere “contagiato” da una Francia in ebollizione.

Lo si deve agli italiani, che hanno sempre dimostrato una fiducia incrollabile nel loro Stato, acquistando sempre più Btp anche nei giorni di tempesta sui mercati.

La fiducia, è la chiosa dell’analisi, è oggi più che mai il patrimonio più grande che l’Italia deve preservare.

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