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La chimica del Terzo Millennio nei piani di Di Amato | Lo scenario

“Vogliamo rifare la Montecatini del Terzo Millennio”.

Con questa formula, riportata in un’intervista a Milano Finanza, Fabrizio Di Amato, presidente e azionista di riferimento di Maire, sintetizza l’ambizione del gruppo: unire la tradizione della chimica italiana alle tecnologie necessarie per la transizione energetica.

Il concetto è legato all’inaugurazione a Roma di Node, il nuovo centro di ricerca e sviluppo industriale di Nextchem, che si inserisce in un network di innovazione comprendente altri cinque centri in Europa.

L’investimento, pari a 45 milioni di euro, fa parte di una strategia più ampia che abbraccia nuove tecnologie, acquisizioni nella chimica inorganica, il nucleare e la formazione tecnica.

Dalla Montecatini a Nextchem

Secondo quanto spiegato da Di Amato a Milano Finanza, la scelta di investire in un centro di ricerca applicata nasce dalla volontà di dare continuità a una storia industriale che parte dalla Montecatini e arriva a Tecnimont e Nextchem. “La transizione energetica non si realizza soltanto con le idee: servono tecnologie e capacità di portarle su scala industriale”, osserva il presidente.

Node mette insieme ricerca, sperimentazione dei materiali in laboratorio e mini impianti industriali, oltre alle competenze operative.

La differenza rispetto a un laboratorio tradizionale sta nella possibilità di testare le tecnologie in condizioni vicine a quelle industriali, raccogliere dati e verificarne il funzionamento prima di affrontare investimenti più grandi.

Un passaggio che, nelle parole di Di Amato, riduce i rischi e accorcia i tempi di sviluppo.

I clienti possono vedere le soluzioni all’opera prima di decidere se adottarle nei propri impianti, e il centro è aperto anche a soggetti terzi attraverso contratti di servizio.

Idrogeno, biocarburanti e celle a combustibile

Le aree di lavoro sono numerose: idrogeno, elettrolizzatori, gassificazione, fertilizzanti, biocarburanti e celle a combustibile.

Su queste ultime, ha riferito Di Amato a Milano Finanza, il gruppo conta di arrivare a un primo prototipo entro la fine dell’anno o all’inizio del prossimo, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni industriali e processi competitivi.

Le ricadute sul territorio

Node avrà effetti anche sull’economia locale.

Oltre alle circa 100 persone impiegate direttamente, si stima un indotto di circa 300 persone tra dipendenti fuori sede, clienti, partner e tecnici italiani ed esteri che graviteranno sul centro per periodi diversi.

Soprattutto, sottolinea il presidente, Node mette in relazione imprese, fornitori, ricercatori e giovani attorno a tecnologie con una prospettiva industriale.

Il centro potrà essere utilizzato anche da altre aziende, condividendo strutture e competenze per campagne di test su tecnologie compatibili.

Anche l’intelligenza artificiale supporterà l’analisi dei dati, “ma sempre con la visione dell’uomo al centro che governa il processo”.

L’operazione Meab e il riciclo del litio

Sul fronte della crescita esterna, il gruppo ha da poco acquisito Meab, società nata in Svezia nel 1970 e poi sviluppatasi in Germania.

L’operazione, ha spiegato Di Amato a Milano Finanza, amplia la presenza di Maire lungo la catena del valore, con tecnologie applicate al recupero di materiali come il litio.

Meab porta in dote apparecchiature e tecnologie proprietarie che si affiancano alle competenze del gruppo, consentendo di offrire al mercato non solo licenze ma anche soluzioni impiantistiche.

È questo il modello che guiderà le prossime acquisizioni: attività complementari che permettano di ampliare le competenze e presidiare la filiera in modo più completo.

Molte aziende tecnologiche di piccole dimensioni, osserva il presidente, hanno conoscenze importanti ma faticano a raggiungere i mercati globali e a sostenere gli investimenti necessari.

Entrando nel gruppo possono trovare una piattaforma di ingegneria tecnologica, industriale e commerciale. “Vogliamo costruire un polo europeo capace di competere con operatori a livello globale”.

La strategia prevede di investire nella validazione delle tecnologie con impianti pilota a scala semi-industriale.

Il ritorno può arrivare dalla vendita delle tecnologie, dalle licenze o da acquisizioni che integrino competenze e prodotti. “Servono capitale e visione di lungo periodo”, rimarca Di Amato.

La scommessa sul nucleare

Un altro possibile ambito di crescita è il nucleare.

Visto il forte impulso dato dal governo, Maire segue con attenzione l’evoluzione del quadro normativo italiano, con l’auspicio che la legge e i decreti attuativi arrivino tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo.

Il gruppo è già coinvolto in iniziative internazionali e vede opportunità nella realizzazione delle infrastrutture industriali necessarie al funzionamento dei reattori. “Siamo agnostici sulla tecnologia del reattore, lavoriamo con tutte le soluzioni disponibili a livello globale”, ha detto Di Amato a Milano Finanza. “Siamo quelli che realizzano, grazie alle nostre competenze e tecnologie, tutto il balance of plant, vale a dire la struttura attorno al reattore”.

Per il presidente di Maire, il nucleare può contribuire a fornire energia a zero emissioni e programmabile, da trasformare in prodotti chimici puliti.

Per produrre idrogeno e materiali decarbonizzati a costi competitivi serve un mix di fonti affidabili: oltre alle rinnovabili, l’atomo può offrire un contributo, generando investimenti, occupazione e nuove opportunità di reindustrializzazione per le competenze provenienti dal settore fossile.

La formazione dei “super periti”

Node è anche un luogo di formazione.

Per avvicinare i giovani all’industria, secondo Di Amato, occorre rafforzare gli istituti tecnici e il collegamento tra scuola, università e imprese; il presidente apprezza la scelta del governo di rinominarli licei tecnologici e giudica il percorso 4+2 un passo nella giusta direzione.

Con la Green Innovation ITS Academy, inaugurata di recente nell’area, il gruppo vuole formare tecnici specializzati nella transizione energetica attraverso un percorso biennale che prevede 800 ore di stage in azienda su 1.600 totali. “Abbiamo bisogno di quelli che chiamo super periti, capaci di lavorare su impianti e tecnologie evolute”, ha spiegato a Milano Finanza.

La corsa in Borsa

La strategia si riflette anche sull’andamento del titolo.

Secondo i dati pubblicati da Milano Finanza, negli ultimi cinque anni Maire è passata in Borsa da 3,762 a 11,89 euro per azione, con una performance del 216,1%.

“La transizione energetica richiede innovazione e capacità di realizzazione”, conclude Di Amato. “È su entrambe che vogliamo costruire il nostro futuro”.

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