Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Banche globetrotter di nuovo di moda: la tecnologia rende più conveniente crescere all’estero | L’analisi della rubrica Lex del Financial Times

Per anni, nel retail banking, la regola d’oro degli investitori più accorti era una sola: stare alla larga dall’espansione internazionale.

Oggi quel dogma vacilla.

Secondo un’analisi della rubrica Lex del Financial Times, le piattaforme tecnologiche moderne stanno rendendo la scala internazionale molto più attraente di quanto non fosse in passato, e i grandi gruppi bancari tornano a guardare oltre i confini nazionali.

Il monito di Dimon e il cambio di rotta di Chase

Il numero uno di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, aveva sostenuto in passato che aprire una banca retail fuori dagli Stati Uniti fosse la ricetta per “perdere soldi più o meno per il resto della vita”.

Eppure, come sottolinea il Financial Times, proprio Chase si sta ora espandendo in Europa, mentre Revolut, presente in 40 Paesi, è valutata 115 miliardi di dollari.

Storicamente, il problema delle banche internazionali era che, pur apparendo dall’esterno come un unico gruppo, dietro le quinte erano spesso un groviglio di sistemi e organizzazioni diverse.

Tra normative locali e la necessità di gestire grandi reti di filiali in ogni mercato, le economie di scala erano poche.

La tecnologia abbatte le barriere

Le piattaforme tecnologiche moderne cambiano il quadro.

Lingua e peculiarità locali restano un ostacolo, osserva il quotidiano finanziario londinese, ma le banche esclusivamente digitali non hanno bisogno di grandi squadre di personale nelle filiali locali.

E se i regolatori europei facessero finalmente qualche progresso nell’armonizzazione delle regole, l’espansione su scala continentale diventerebbe molto più semplice.

Contrariamente a quanto affermato da Dimon, una nuova banca potrebbe oggi ripagarsi piuttosto in fretta.

Secondo un’analisi di UBS citata dal Financial Times, Chase UK ha accumulato perdite ante imposte per 264 milioni di sterline prima di raggiungere il pareggio su base annua, ma lo scorso anno ha recuperato oltre la metà di quella cifra in utili ante imposte.

I dati UBS mettono a confronto le perdite storiche cumulate con gli utili ante imposte più recenti di diverse banche nate di recente nel Regno Unito: Monzo, Revolut, Chase UK, Zopa, Starling e OakNorth.

Nel caso di Revolut, gli utili ante imposte del 2025 superano di gran lunga le perdite accumulate fino al raggiungimento della redditività, mentre OakNorth registra perdite cumulate di appena 5 milioni di sterline.

Intesa Sanpaolo e BBVA puntano sul digitale

Anche le banche dell’Europa continentale si muovono.

Intesa Sanpaolo ha dichiarato che la tecnologia sviluppata per una banca solo digitale nel mercato domestico diventerà “un fattore abilitante chiave per l’espansione in nuovi mercati internazionali”.

BBVA, dal canto suo, ritiene che aprire banche digitali in giro per l’Europa sia preferibile alle complicazioni delle acquisizioni.

Il ruolo dei tassi di interesse

L’attuale scenario dei tassi favorisce questo approccio.

Tassi più alti aumentano i margini di profitto delle banche ma frenano la domanda di prestiti: poter attingere a un nuovo mercato, quindi, dà una spinta in più ai risultati.

Lloyds Bank, che ha l’abitudine di sperimentare, sta costruendo la propria presenza retail in Germania e nei Paesi Bassi.

Come evidenzia il Financial Times, nel Regno Unito non esistono molte linee di business in grado di far crescere gli attivi del 15% all’anno.

Vincitori e vinti

Se questa è una buona notizia per i banchieri della vecchia scuola che vogliono sentirsi imprenditori tecnologici, è invece preoccupante per le banche che sperano di dormire sugli allori.

Con i siti di comparazione prezzi, i broker e presto anche gli agenti di intelligenza artificiale, per i nuovi arrivati è relativamente semplice conquistare una quota di mercato nei risparmi e nei prestiti, se non nei conti correnti.

Un vero ciclo del credito potrebbe mettere in imbarazzo chi cresce troppo in fretta nei nuovi mercati.

Ma questo, conclude il Financial Times, è probabilmente un timore più fondato per le startup digitali che per chi ha già superato precedenti sconfitte, come Chase e Lloyds.

Questa volta, il rischio è che a restare perdenti per tutta la vita siano proprio le banche che rimangono a casa.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.