Assolombarda guida “Officina AI”, la prima Zona di innovazione e sviluppo di Confindustria dedicata all’AI applicata alla produzione.
Dai cantieri navali di Fincantieri ai biofarmaci di Multiply Labs, ecco come l’algoritmo entra nel mondo fisico.
Computer vision per ridurre gli scarti, estrazione rapida di documenti da fonti eterogenee, condivisione dei dati lungo tutta la supply chain, preventivi tecnici costruiti in pochi istanti anche su capitolati complessi.
Sono solo alcuni esempi di come l’intelligenza artificiale stia entrando nella vita reale delle aziende, nella forma ormai nota come Physical AI.
Ed è proprio su questo terreno che Milano prova a fare un salto in avanti, come racconta Il Sole 24 Ore.
Regione Lombardia ha infatti approvato la candidatura che dà il via libera alla nuova Zona di innovazione e sviluppo (Zis) dedicata all’intelligenza artificiale, battezzata “Officina AI”.
Capofila del progetto è Assolombarda, mentre il Made Competence Center avrà il ruolo di hub e soggetto gestore di un partenariato che conta già 19 soggetti, pubblici e privati.
L’annuncio è arrivato in occasione dell’evento che Assolombarda, prima territoriale di Confindustria ad aver strutturato un appuntamento ad hoc sulla Physical AI, ha dedicato allo stato dell’arte delle applicazioni produttive.
Il punto di partenza: il progetto ForgIA
Alla base dell’iniziativa c’è ForgIA, il progetto di Assolombarda che punta a costruire una piattaforma condivisa e sicura capace di valorizzare l’enorme massa di dati industriali già esistenti, addestrando al meglio i modelli e sviluppando nuove applicazioni.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, ForgIA ha già coinvolto 20 aziende, che nel complesso hanno sviluppato oltre 60 casi d’uso concreti.
Il cuore del progetto è un ecosistema dei dati, un’architettura che consente la condivisione sicura delle informazioni e crea le condizioni per applicazioni di intelligenza artificiale ad alto impatto.
“Milano fa oggi un passo concreto verso l’obiettivo che abbiamo indicato all’Assemblea generale: fare del nostro territorio la fabbrica dell’AI”, spiega al quotidiano economico il presidente di Assolombarda Alvise Biffi.
“Noi non vogliamo limitarci ad adottare la tecnologia: vogliamo contribuire a costruirla, a partire dalla Physical AI, dove la nostra manifattura e la nostra meccatronica sono un vantaggio unico in Europa”.
Il nodo, però, resta il divario tra grandi imprese e Pmi, “ancora ampio”: ed è qui, secondo Biffi, che la Zis deve fare la differenza, portando l’AI nelle piccole e medie imprese insieme alle competenze necessarie per usarla.
“La Zis è la dimostrazione di come la Grande Milano sappia fare sistema: istituzioni, università, grandi aziende, startup e formazione insieme, in un partenariato pubblico-privato che mette l’AI al servizio delle persone e della produttività, l’unica strada per generare benessere diffuso”.
Un territorio pronto
Il contesto, del resto, appare particolarmente favorevole.
Il Quadrilatero di Assolombarda esprime un valore aggiunto industriale di oltre 44 miliardi di euro e oltre 13mila realtà nella sola meccatronica, a cui si aggiungono più di 2.500 startup, quasi un quarto di quelle attive in Italia.
Il partenariato, come sottolinea Il Sole 24 Ore, copre l’intera catena del valore dell’AI: ricerca, sperimentazione, formazione, trasferimento tecnologico, incubazione di startup e supporto all’industrializzazione.
Oltre ad Assolombarda e Made ne fanno parte la Città Metropolitana di Milano, la Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, le università Politecnico di Milano, Bocconi, Statale e Milano-Bicocca, grandi imprese tecnologiche, Pmi innovative, soggetti dell’ecosistema dell’innovazione ed enti di formazione.
A questi si aggiunge la collaborazione di AI4I, l’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale per l’Industria.
“Oggi siamo a ratificare una nuova manifattura”, commenta l’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi.
“La strategia delle Zis nasce dalla volontà di valorizzare le vocazioni e le competenze dei territori lombardi, mettendo a sistema imprese, università e centri di ricerca per rafforzare la competitività dell’intero sistema produttivo.
Proseguiamo un percorso che punta a creare un distretto manifatturiero di produzione dell’IA, favorendo il trasferimento tecnologico e accompagnando le imprese nell’affrontare le sfide del futuro”.
Un treno da non perdere
Sulla stessa linea il presidente dell’Ice, Matteo Zoppas: “Se vogliamo continuare ad essere competitivi nel mondo c’è un solo treno che sta passando, quello dell’intelligenza artificiale, treno che dobbiamo prendere ora”.
La chiave, secondo Zoppas, è usare i nuovi strumenti per cogliere opportunità amplificando la creatività del Made in Italy.
Se sul fronte dei modelli e delle piattaforme la supremazia degli Stati Uniti, e in seconda battuta della Cina, è evidente, è nell’applicazione concreta di queste tecnologie che l’Italia può giocare un ruolo di primo piano.
La scommessa è che la capacità manifatturiera integrata con l’intelligenza artificiale diventi un asset formidabile per rilanciare il ruolo del Paese sui mercati globali e attrarre investimenti.
Obiettivi raggiungibili, però, solo se le imprese sapranno compiere il passaggio dall’AI generativa a quella integrata nei processi decisionali e operativi.
“Il vantaggio italiano non è l’algoritmo ma il saper fare”, aggiunge il presidente di Made Competence Center Marco Taisch.
“Partendo da ciò che sappiamo fare: dalla nostra fabbrica dimostrativa, dove le aziende possono vedere in azione le tecnologie prima ancora di investire, dagli ambienti di sperimentazione protetti, dai percorsi di formazione costruiti sui fabbisogni delle imprese”.
Nell’evento di Assolombarda protagoniste sono state proprio le imprese, italiane e straniere, che hanno raccontato le loro esperienze di Physical AI: robot saldatori, consegne hi-tech dell’ultimo miglio, linee robotizzate per i biofarmaci, droni capaci di mappare l’avanzamento di un cantiere.
Non un futuro possibile, ma una realtà già visibile.
“La Physical AI è centrale per la nostra industria e sviluppando questo asset possiamo attrarre capitali e talenti”, conclude Biffi, “perché i giovani decidono di andare là dove si crea il futuro”.
Fincantieri: il cantiere navale diventa hi-tech
Anche in un settore in apparenza maturo come la cantieristica navale la Physical AI entra nei processi quotidiani.
Lo testimonia, come riporta Il Sole 24 Ore, l’esperienza di Fincantieri, che all’automazione avanzata e all’innovazione industriale ha dedicato un piano ad hoc, Boost, da 100 milioni di euro e un centro di eccellenza di 20 persone.
Nel sito di Monfalcone sono già operativi robot che verificano lo stato di avanzamento dei lavori, mappando e segnalando le modifiche di ogni punto della nave rispetto alla rilevazione precedente.
Ci sono poi rover che trasportano in autonomia il materiale e droni che, grazie alla computer vision, controllano i giunti di saldatura.
Attività già realizzate con i cobot e, in prospettiva, con gli umanoidi, i cui primi test sono previsti a Sestri Levante nel 2027.
“L’AI è una leva chiave per la trasformazione della cantieristica e per la competitività della nostra industria”, spiega l’amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri Pierroberto Folgiero.
“Portarla nel mondo fisico significa accompagnare l’evoluzione dei processi industriali attraverso una sempre maggiore integrazione tra tecnologia, robotica e competenze.
È un percorso che aumenta la produttività, migliora l’efficienza e valorizza il know-how industriale”.
Coco Robotics: le consegne dell’ultimo miglio
Dagli Stati Uniti arriva invece la storia di Coco Robotics, nata non in un garage ma in uno studentato.
Fondata sei anni fa in California da Zach Rash e Brad Squicciarini, all’epoca neolaureati della Ucla appassionati di guida autonoma, l’azienda ha sviluppato un mini-veicolo elettrico compatto specializzato nel trasporto di piccoli ordini per il cosiddetto “ultimo miglio”.
L’espansione va ormai oltre gli Stati Uniti: l’accordo con Deliveroo porterà le consegne con robot nelle città del Regno Unito, a partire da Londra e dal distretto di Canary Wharf.
A sostenere la crescita ci sono gli 80 milioni di dollari raccolti in estate dagli investitori: le marche servite sono passate da 50 a circa 5mila in due anni.
L’intelligenza artificiale consente un posizionamento Gps corretto anche nei contesti urbani più complessi, mentre le reti neurali elaborano in tempo reale i dati di sensori Lidar, ultrasuoni e telecamere ad alta risoluzione, riducendo al minimo l’intervento degli operatori da remoto e rilevando istantaneamente ostacoli e pedoni.
Dall’avvio l’azienda ha già effettuato più di 500mila consegne a emissioni zero.
Multiply Labs: biofarmaci più accessibili con la robotica
C’è infine Multiply Labs, startup californiana che realizza sistemi robotici per le terapie biologiche avanzate e che in Italia ha una branch destinata a crescere rapidamente: quattro persone oggi, che saliranno a 20 già il prossimo anno, per arrivare a quasi 50 in quello successivo.
L’idea è sostituire il più possibile la manipolazione umana dei materiali, eliminando i rischi di contaminazione e aumentando in modo esponenziale la produttività.
“In questo modo i costi di queste cure, che per una singola persona possono arrivare a 300mila dollari, si abbattono drasticamente aumentandone l’accessibilità”, spiega al Sole 24 Ore il Chief manufacturing officer Enrico Racca.
“In termini di produttività al metro quadro si può crescere di due ordini di grandezza”.
Si passa così da uno schema con 4-8 operatori che realizzano 1-2 dosi in 100 metri quadrati a un modello in cui un solo operatore, nella metà dello spazio, può produrre decine di terapie.
Il risultato è ottenuto replicando con sistemi robotici i processi produttivi e la manipolazione delle cellule effettuata dai tecnici, applicando la Physical AI.
“Possiamo utilizzare i video girati all’interno delle camere bianche per insegnare ai robot i movimenti e le procedure esatte da effettuare, determinanti per la buona riuscita del processo”, aggiunge Racca.
Multiply Labs ha già alcune applicazioni concrete presso case farmaceutiche, con l’Italia chiamata a giocare un ruolo chiave nella messa a terra manifatturiera dell’intero processo.
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