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Le società di consulenza potranno reinventarsi ancora una volta? L’intelligenza artificiale sfida il loro modello di business | Lo scenario del Financial Times

Nell’era dell’intelligenza artificiale, i consulenti umani devono trovare nuovi modi per dimostrare il proprio valore

Le piattaforme di intelligenza artificiale generativa condividono alcuni tratti con i consulenti: ormai onnipresenti, cercano di radicarsi nelle operazioni delle imprese e assimilano informazioni preziose da altre fonti per poi rivenderle agli utenti sotto forma di soluzioni su misura a domande specifiche.

È l'osservazione da cui parte il Financial Times (https://www.ft.com/content/ff9756a6-6339-47ca-ae9b-efd00e019fe3) in un'analisi dedicata alla sfida che l'IA pone al modello di business della consulenza.

Rimane eccessivo immaginare che l'intelligenza artificiale possa sostituire del tutto i consulenti, come prevedono alcuni catastrofisti e come sperano molti critici del settore.

Ma, sottolinea il quotidiano britannico, l'accesso diffuso a consigli plausibili, ben documentati e presentati con abilità — forniti da una macchina anziché da un essere umano armato di PowerPoint — sta creando nuove pressioni sul modello di business.

In questo contesto Julie Sweet, amministratrice delegata di Accenture, ha difeso il settore davanti agli investitori, sostenendo che le società come la sua dispongono di un ampio ventaglio di competenze e del talento necessario per aiutare i clienti a realizzare le proprie ambizioni in materia di IA.

Intanto, società di consulenza strategica come McKinsey, Boston Consulting Group, Bain e innumerevoli boutique più piccole restano pronti a offrire le roadmap di cui le imprese hanno bisogno.

Un tempo erano le grandi società a essere la “superintelligenza”, o quanto meno lo sostenevano.

Ma l'IA potrebbe minare il loro antico potere di “persuadere le persone che la capacità di risolvere i problemi fosse ispirata quanto le soluzioni stesse”, come scriveva Duff McDonald nella sua storia di McKinsey, “The Firm”, citata dal Financial Times.

I clienti si rivolgono sempre più alle macchine per risolvere i problemi, in particolare nella fascia meno complessa del mercato.

Dove invece le imprese necessitano di aiuto per i problemi di IA più difficili e per l'adozione della tecnologia, potrebbero preferire le società capaci di attrarre i migliori ingegneri specializzati nell'implementazione dell'IA.

Non a caso, osserva il quotidiano, laboratori e poli di talento come Anthropic e OpenAI stanno a loro volta inseguendo il business della consulenza IA di fascia alta.

Il modello economico delle società di consulenza consolidate, prosegue l'analisi, mostra segni di cedimento.

I mandati semplici erano in passato sovraprezzati e delegati ai junior, sovvenzionando così il lavoro più complesso.

Oggi le imprese internalizzano i lavori di base e li affidano all'IA.

L'impossibilità di fatturare le ore dedicate a preparare una presentazione che un agente IA può generare facilmente dovrebbe alla fine spingere clienti e consulenti a concentrarsi sulla retribuzione dei risultati: un esito positivo, ma una transizione che potrebbe rivelarsi dolorosa.

D'altra parte, le società di consulenza non sopravvivono da decenni ignorando le tendenze dirompenti.

Hanno intuito presto che l'IA sarebbe stata la prossima tecnologia in grado al tempo stesso di sconvolgere ed entusiasmare i consigli di amministrazione — e hanno puntato su questa tecnologia.

Molte si sono già coperte lanciando offerte automatizzate più economiche che i clienti possono acquistare come prodotti pronti all'uso; hanno enfatizzato i notevoli guadagni di efficienza che l'IA mette a disposizione e hanno adottato rapidamente la tecnologia nel proprio lavoro, dimostrandone il valore.

Il cambiamento è di norma una buona notizia per gli esperti del cambiamento, rileva il Financial Times: dall'arrivo di internet alla digitalizzazione, dai Big Data al cloud, le società di consulenza hanno sempre trovato il modo di convincere i clienti a pagare per consigli, rassicurazioni e competenze tecniche.

Talvolta vincono mandati perché i consigli di amministrazione non hanno il coraggio di spingere da soli cambiamenti destabilizzanti e preferiscono pagare “qualche boia incappucciato”, secondo la descrizione che Alexander Starritt dà di una squadra di ristrutturazione di una McKinsey romanzata nel suo romanzo sul capitalismo “Drayton and Mackenzie”, ripresa dall'analisi del quotidiano.

Sul versante positivo, dirigenti e amministratori cercano spesso una mano ferma a cui aggrapparsi quando l'incertezza scuote il loro mondo.

Man mano che l'IA diventa più presente e capace, la questione non è se le imprese avranno ancora bisogno di quella rassicurazione, ma quanta ne vorranno fornita da esseri umani in carne e ossa anziché dal silicio.

I consulenti, conclude il Financial Times, dovranno ancora una volta lucidare la propria proposta di valore.

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