Chi pensava che l'imposta sul reddito dei “milionari” dello Stato di Washington riguardasse solo i milionari, farebbe bene a ricredersi.
Come osserva un editoriale del Wall Street Journal, in un recente dibattito al Senato statale entrambi i candidati hanno abbandonato la finzione che il prelievo colpirà soltanto i più ricchi.
“Serve davvero più di un milione di dollari per vivere bene nello Stato di Washington?”, ha dichiarato la deputata Cindy Ryu (Partito Democratico, 32° distretto).
“Penso di no”.
Centomila dollari, ha aggiunto, rappresentano già uno stipendio tipico della classe media, quindi forse la soglia andrebbe un po' alzata.
“Forse non 100.000 dollari”, ha precisato Ryu.
“Pensiamo a… circa 250.000.
Si può vivere bene con 250.000 dollari l'anno di reddito netto?”.
Il suo avversario, il senatore democratico Jesse Salomon (anch'egli del 32° distretto), ha invece suggerito che un limite più adeguato sarebbe 750.000 dollari.
L'imposta del 9,9% sta già puntando ai redditi della classe media dello Stato.
È il progetto tipico della tassazione progressiva, scrive il quotidiano americano: si parte proponendo imposte sui “milionari”, perché non sono abbastanza numerosi da creare troppi problemi politici.
Ma una volta istituito un regime fiscale progressivo, nel tempo la soglia può essere abbassata per catturare più contribuenti ed estendere la portata del prelievo.
La costituzione dello Stato di Washington vieta le imposte progressive sulla proprietà, che comprende anche i beni intangibili come il reddito: per questo, sottolinea il Wall Street Journal, la tassa non sarebbe mai dovuta passare.
La misura è attualmente impugnata davanti ai tribunali dello Stato, con un'udienza fissata per febbraio.
La Corte suprema statale aveva in passato confermato la decisione di una corte d'appello secondo cui la costituzione “vieta qualunque imposta sul reddito a aliquote graduate”; nel 2023, però, ha approvato un'imposta sulle plusvalenze sostenendo che i capital gain non costituiscono reddito.
La nuova imposta entrerà in vigore solo nel 2028, ma i democratici ne stanno già facendo i conti.
Quando gli oppositori hanno inserito nel voto di novembre un'iniziativa per abrogare la tassa e impedire ai legislatori di approvare in futuro imposte sul reddito analoghe, il procuratore generale democratico Nick Brown ha aggiunto alla scheda elettorale un avvertimento volto a scoraggiare i cittadini dal sostenerla: la misura “ridurrebbe i fondi per la scuola pubblica dell'obbligo, per l'istruzione superiore (incluse università e college) e per i servizi sociali”.
Questa tattica del terrore ha già contribuito a erodere il consenso all'abrogazione.
La legge, inoltre, è stata congegnata per raccogliere più denaro possibile: l'aggiustamento all'inflazione è previsto solo a anni alterni, come se i prezzi prendessero una vacanza biennale.
Il rapporto finale sul provvedimento approvato dalla legislatura specifica, tra l'altro, che “diverse norme in materia di pensioni sono modificate per chiarire che il reddito da pensione non è esentato dalla legge”.
I sindacati rassicurano i propri iscritti ricordando che le loro pensioni non raggiungono il milione di dollari l'anno e quindi non saranno toccate.
Ma basterà attendere che la soglia di reddito venga abbassata.
I democratici, conclude l'editoriale del Wall Street Journal, stanno cercando di fuorviare i contribuenti per far bocciare l'iniziativa di abrogazione.
Nel 2010 gli elettori avevano già detto no a un piano che prevedeva un'imposta sui redditti oltre i 200.000 dollari per i single e i 400.000 per le coppie: proprio la fascia che, secondo la deputata Ryu, lo Stato dovrebbe prendere di mira con la tassa sui “milionari”.
I democratici di Washington come Ryu sono convinti di sapere meglio dei contribuenti stessi cosa serva per “vivere bene” nel loro Stato.
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