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Massimo Cacciari, filosofo: “Le primarie? Sono una strada rovinosa. Se Schlein perde, il Pd rischia lo sfascio”

Massimo Cacciari (intervistato da Roberto Gressi sul Corriere della Sera del 9 ottobre) vede mal messe tutte e due le coalizioni che si sfideranno, in primavera o alla scadenza naturale di settembre, per il governo dell’Italia.

Alleanze divise al loro interno, inaffidabili nel realizzare programmi indefiniti.

Con la differenza che mentre il centrodestra ha in Giorgia Meloni una leader indiscussa, il centrosinistra invece si avvita nella competizione per decidere chi sarà il candidato premier.

Considera le primarie rovinose e probabilmente inevitabili, a meno che il Campo largo non cambi passo e si dia un programma netto sulla politica estera e sull’economia.

A quel punto potrebbe anche ragionare su una persona terza, tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, la più capace di realizzare la linea di governo proposta agli italiani.

Professore, il Campo largo può competere per il governo del Paese?

“Vincere le elezioni? Certo, è possibile, specialmente con l’incognita Vannacci. Governare? Il rischio è quello di non fare niente. Bisognerebbe riconoscere uno straccetto di verità: le coalizioni sono divise al loro interno, non hanno una linea comune, e questo le blocca”.

Vale anche per il centrodestra?

“Assolutamente. Hanno battuto il record di longevità ma non hanno portato a casa nemmeno una riforma significativa. Non che sia facile, con le guerre e quant’altro”.

Hanno però in Giorgia Meloni una leader riconosciuta.

“Sono divisi su tante cose, ma hanno una leader forte che li tiene insieme. A sinistra mancano sia l’unità sul programma che una guida condivisa. Anche l’Ulivo era spaccato su tante cose, ma aveva Romano Prodi. Ora non c’è nemmeno una figura che faccia da collante”.

La nuova legge elettorale obbliga a indicare un candidato premier.

“Non ci trovo niente di male, è un elemento di chiarezza verso l’elettorato. Basta guardare all’esperienza dei sindaci”.

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