Lo stop ai dati di allerta precoce sui missili e alle comunicazioni satellitari militari, insieme all’accordo sul gasolio russo, è per il quotidiano londinese “uno spaventoso atto di tradimento”
L’onore non è una parola che ricorre spesso nel linguaggio della politica internazionale.
Suona pomposa, quasi arcaica, e c’è chi sostiene che appartenga alla sfera dei singoli individui, non a quella degli Stati.
Il Times, in un duro editoriale intitolato “A Matter of Honour”, ribalta questa tesi e la usa per mettere sotto accusa il comportamento degli Stati Uniti di Donald Trump nei confronti dell’Ucraina.
Il quotidiano britannico parte dalla storia.
Quando nel settembre 1939 la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania nazista, ricorda il Times, lo fece almeno in parte per un senso dell’onore, macchiato l’anno prima dal sacrificio della Cecoslovacchia a Monaco.
Stretta tra Hitler e Stalin, la Polonia era ormai impossibile da salvare, ma l’onore imponeva a Londra e Parigi di tener fede alla parola data.
Nessuno, osserva il giornale, si aspetta un senso dell’onore da tirannie come la Russia o l’Iran.
Lo si pretende però dagli Stati Uniti, che dal 1945, pur con tutti i loro errori, sono stati il garante indispensabile del mondo libero.
Dieci anni fa, scrive il Times, sarebbe stato impensabile che l’America abbandonasse una democrazia europea aggredita senza motivo.
Oggi non è più così, e il trattamento riservato da Trump all’Ucraina negli ultimi giorni lo dimostra.
Il gasolio russo e il timore dei camionisti
Secondo il Times, il presidente americano ha compiuto due atti “inconcepibili”.
Il primo è l’accordo con Vladimir Putin per importare negli Stati Uniti milioni di tonnellate di gasolio russo.
Un’intesa che, stima il quotidiano, potrebbe gonfiare le casse di guerra di Mosca di 4 miliardi di dollari, risorse destinate a trasformarsi in nuovi missili e droni contro la popolazione civile ucraina.
Il movente, secondo l’editoriale, sta nella politica interna.
Trump ama mostrarsi impavido, ma c’è una figura che teme davvero: il camionista americano.
L’attacco all’Iran ha fatto schizzare i prezzi alla pompa e questo potrebbe costare ai repubblicani una pesante sconfitta nelle elezioni di metà mandato del mese prossimo.
Da qui, presumibilmente, il “patto faustiano” con Putin, anche se il volume di gasolio in gioco è minimo rispetto al fabbisogno statunitense.
Per il leader russo, invece, le esportazioni di petrolio e gas sono un’ancora di salvezza per l’economia di guerra.
Le sanzioni occidentali e gli attacchi ucraini alle raffinerie avevano ridotto il flusso di denaro verso Mosca; ora Trump, “compiacente”, ha riaperto i rubinetti.
Starshield spento e i dati negati
Il secondo atto contestato riguarda lo spazio.
Questa settimana, riferisce il Times, l’Ucraina è stata privata per un certo periodo dell’accesso a Starshield, il servizio internet satellitare di livello militare gestito dalla Starlink di Elon Musk per conto del governo americano.
Una risorsa vitale per parte delle operazioni con i droni ucraine, che sono state interrotte dallo spegnimento improvviso e mai spiegato.
Kiev sostiene inoltre che Washington le abbia negato i dati di allerta precoce sui lanci di missili balistici russi contro città e centrali elettriche ucraine nella notte di martedì.
Musk, nota il quotidiano, non sarà più l’amico del cuore di Trump, ma i due sono uniti dall’antipatia per il presidente Volodymyr Zelensky e non fanno mistero di volerlo vedere fuori dai giochi.
Un avvertimento per l’Europa
Le conseguenze di quanto accaduto sono, per il Times, “agghiaccianti”.
Il servizio verrà probabilmente ripristinato a breve, ma il messaggio è stato recapitato: possiamo accecarvi quando vogliamo.
Il ruolo di Starlink nel conflitto ha messo in luce il peso crescente dell’élite tecnologica americana nella geopolitica.
Musk, sottolinea il giornale, non è stato eletto da nessuno, ma è un genio innegabile e ha il potere di influenzare le guerre.
Per gli europei, conclude il Times, si tratta di un colpo di avvertimento che non si può ignorare.
Gli Stati Uniti non possono più essere considerati l’unico gestore affidabile delle risorse occidentali di intelligence e puntamento basate nello spazio.
Gran Bretagna e gli altri Paesi dovranno trovare il denaro per dotarsi di capacità sovrane, se vogliono avere voce in capitolo sulle operazioni nel proprio cortile di casa.
Quanto a Zelensky, dovrà continuare a sopportare “le frecce e i colpi” nell’interesse del suo Paese povero e assediato.
L’editoriale si chiude con una frase tagliente: Trump ha dalla sua parte la forza.
Ma la ragione?
Come l’onore, non si vede da nessuna parte.








