Stop nei cantieri di Radimero e Val Lemme, nell’Alessandrino. I sindacati temono il contagio sull’intera tratta, dove lavorano circa 1.800 persone
Per ora sono 300, ma il numero rischia di crescere.
Come riporta Il Secolo XIX in un articolo firmato da Giampiero Carbone, è scattata la cassa integrazione ordinaria per 300 operai impiegati nei cantieri di Radimero, ad Arquata Scrivia, e di Val Lemme, a Voltaggio, entrambi in Piemonte.
Si tratta di due snodi cruciali del Terzo Valico dei Giovi, la linea ferroviaria ad alta capacità Genova-Tortona in costruzione dal 2012, segnata da forti ritardi e da continui aumenti dei costi.
Sull’intera tratta lavorano complessivamente circa 1.800 persone: un legame stretto con il territorio, in particolare con l’area di Novi Ligure, dove già si teme la chiusura dell’ex Ilva.
La lettera di Webuild e i nuovi fondi
Secondo quanto ricostruisce Il Secolo XIX, nel mese di luglio Webuild, socio di maggioranza del consorzio Cociv incaricato da Rfi di realizzare l’opera, aveva inviato una lettera al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini prospettando possibili rallentamenti dei lavori in assenza di nuovi finanziamenti pubblici, stimati tra i 2,1 e i 3 miliardi di euro.
I cantieri coinvolti dalla cassa integrazione sono proprio quelli in cui lo scavo procede a rilento dal 2022.
Due talpe meccaniche partite da Radimero in direzione Genova sono state smontate dopo essere rimaste bloccate nella roccia, mentre a Voltaggio si lavora in presenza di grandi quantità di gas.
Situazioni non previste dai geologi del consorzio, che avevano già giustificato l’assegnazione di 2,2 miliardi di euro di varianti negli ultimi anni.
L’opera, lunga 53 chilometri, supera ormai i 10 miliardi di euro di costo.
La denuncia dei sindacati
Già nei giorni scorsi i sindacati avevano raccolto le voci che circolavano tra i lavoratori; poi è arrivata la comunicazione ufficiale della Seli Overseas, l’impresa subappaltatrice di Cociv.
I segretari provinciali Paolo Tolu (Feneal Uil), Luca Lavezzaro (Filca Cisl) e Paolo Conte (Fillea Cgil) hanno annunciato l’avvio dell’ammortizzatore sociale per 13 settimane.
Alla base dello stallo ci sarebbe un presunto contenzioso economico tra Cociv e Rfi.
“Non è accettabile che a pagare il prezzo più alto siano sempre i lavoratori”, affermano i sindacati.
Il silenzio delle parti
Sulla vicenda, come sottolinea Il Secolo XIX, è calato il silenzio: né Cociv, né Rfi, né il commissario straordinario Calogero Mauceri hanno voluto rilasciare dichiarazioni.
Anche il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi, attraverso il suo portavoce, si è limitato a far sapere che la questione riguarda le due aziende.
Un muro di riservatezza interrotto soltanto dall’interrogazione parlamentare di Marco Grimaldi (Alleanza Verdi e Sinistra), che ha chiesto al ministro Salvini “se sia a conoscenza della crisi che coinvolgerebbe 1.800 lavoratori a causa della sospensione dei cantieri”.








