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Welfare aziendale, l’Italia resta a due velocità: nelle Pmi le tutele sono dimezzate rispetto alle grandi imprese | Lo studio

Famiglia, sanità e previdenza integrativa: per i dipendenti delle piccole aziende il divario resta ampio. Il presidente dell’Osservatorio Italian Welfare, Stefano Castrignanò, propone un Patto nazionale per ridurre il “Welfare Gap“

Lavorare in una grande azienda o in una piccola impresa fa ancora una grande differenza quando si parla di welfare contrattuale.

Chi è impiegato in una micro o piccola realtà produttiva può contare su prestazioni nettamente inferiori rispetto ai colleghi delle grandi imprese, dove i sistemi di protezione sono sempre più strutturati e articolati.

È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Italian Welfare, riportati da Il Sole 24 Ore.

L’Osservatorio ha applicato il proprio modello di misurazione a oltre 300 realtà aziendali, per un perimetro complessivo di circa 7,5 milioni di lavoratori, analizzando i principali pilastri del welfare: previdenza, sanità, grandi rischi, genitorialità e caregiving.

Il risultato fotografa un Paese a due velocità.

Il Global Welfare Score

L’indicatore sintetico elaborato dall’Osservatorio, il Global Welfare Score, misura il livello di benessere complessivo del lavoratore, inteso come capacità di far fronte ai principali bisogni del ciclo di vita grazie alle coperture e agli strumenti di welfare contrattuale e aziendale disponibili.

Il punteggio medio si attesta a 78 punti su 100 nelle grandi imprese, scende a 52 nelle Pmi e crolla ad appena 35 nelle micro imprese.

Tra le aziende più grandi e quelle più piccole la distanza arriva così a 43 punti: un divario al centro del confronto al Global Welfare Summit 2026, in programma a Roma.

Genitorialità e caregiving

Scendendo nel dettaglio, le differenze più marcate riguardano il sostegno alle famiglie.

I servizi per la genitorialità sono presenti soltanto nel 9% delle aziende con meno di 250 dipendenti, a fronte del 56% delle imprese con almeno 1.000 lavoratori.

Lo stesso squilibrio si registra nel supporto a chi assiste un familiare non autosufficiente: i servizi di caregiving sono offerti dal 15% delle realtà più piccole, contro il 48% delle grandi.

“Il Welfare Gap è un indice che esprime le differenze nelle opportunità di vita delle persone”, spiega Stefano Castrignanò, presidente dell’Osservatorio Italian Welfare, citato da Il Sole 24 Ore.

“Diventare genitori, assistere un familiare o affrontare una situazione di fragilità sono bisogni che accomunano tutti i lavoratori.

Non è accettabile che la possibilità di ricevere un sostegno adeguato dipenda dalle dimensioni dell’azienda in cui si lavora”.

Le tutele dopo la pensione

Il divario non si esaurisce durante la vita lavorativa, ma pesa anche sulla possibilità di mantenere le protezioni una volta usciti dal mondo del lavoro.

La conservazione della copertura sanitaria integrativa dopo il pensionamento è prevista nel 27% delle aziende con meno di 250 dipendenti, nel 35% di quelle tra 250 e 999 addetti e nel 47% delle imprese con almeno 1.000 lavoratori.

Una distanza analoga riguarda la previdenza complementare.

Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio, il tasso di adesione dei lavoratori ai fondi pensione è del 46% nelle aziende con meno di 250 dipendenti, sale al 52,2% in quelle tra 250 e 999 e raggiunge il 73,5% nelle imprese con almeno 1.000 lavoratori.

Lo stesso andamento si ritrova nelle iniziative aziendali di educazione e pianificazione previdenziale, che coinvolgono il 13,2% delle imprese più piccole, il 34,7% di quelle intermedie e il 56,8% delle grandi.

La proposta: un Patto nazionale

Per colmare queste disuguaglianze, Castrignanò rilancia l’idea di un’alleanza tra tutti gli attori coinvolti.

“Per superare queste disuguaglianze serve un Patto nazionale per la riduzione del Welfare Gap”, sottolinea il presidente dell’Osservatorio, come riporta Il Sole 24 Ore.

“Le imprese, le parti sociali, gli investitori e le istituzioni possono contribuire, ciascuno con il proprio ruolo, a costruire un sistema di welfare più inclusivo, sviluppando soluzioni condivise per favorirne l’accessibilità.

Le grandi aziende possono svolgere una funzione importante anche attraverso le proprie filiere, favorendo la diffusione delle tutele nelle realtà produttive di minori dimensioni”.

Un messaggio chiaro: in un tessuto economico come quello italiano, composto in larga parte da piccole e piccolissime imprese, ridurre il Welfare Gap significa garantire pari opportunità e protezione a milioni di lavoratori, indipendentemente da dove lavorano.

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