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L’economia mondiale resiste agli choc, Pil italiano rivisto al rialzo | L’analisi

Dazi, guerre, inflazione e blocco di Hormuz pesano meno del previsto. Commercio globale in crescita del 4,6 per cento, spinta dall’intelligenza artificiale e da un mondo meno dipendente dal petrolio

Le economie mondiali continuano a sorprendere.

Nonostante guerre, tensioni commerciali e crisi energetiche, il nuovo World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale rivede ancora una volta al rialzo le stime di crescita.

È la lettura proposta da Il Foglio, che nell’editoriale dedicato al rapporto invita a guardare oltre i decimali per cogliere una tendenza di fondo: la capacità delle economie, comprese quelle democratiche, di reagire agli choc globali con una forza superiore a ogni previsione.

Il dato che riguarda più da vicino il nostro Paese è la revisione delle stime sul Pil italiano: la crescita prevista per il 2026 passa dallo 0,5 allo 0,8 per cento, quella per il 2027 dallo 0,5 allo 0,6 per cento.

Numeri modesti, che però si inseriscono in un quadro più ampio.

Come ricorda Il Foglio, per tre anni consecutivi, nel 2023, nel 2024 e nel 2025, il Fondo ha sottostimato la crescita mondiale, poi risultata superiore alle previsioni formulate dodici mesi prima.

Le stime globali

Secondo il Fmi, l’economia mondiale crescerà nel 2026 del 3,1 per cento, con un miglioramento di 0,1 punti rispetto alle stime di luglio.

L’Eurozona si attesterà all’1,1 per cento, due decimi in più rispetto all’estate.

Per gli Stati Uniti la previsione è del 2,3 per cento sia nel 2026, invariata rispetto ad aprile, sia nel 2027, con un rialzo di 0,2 punti.

Il tutto, sottolinea il quotidiano, nonostante le politiche di chiusura commerciale dell’amministrazione Trump, una postura americana poco favorevole alle democrazie, la fiammata dell’inflazione, il ciclo di restrizione monetaria e i numerosi conflitti che hanno colpito il sistema energetico mondiale.

Il commercio corre più del Pil

Il dato forse più inatteso riguarda gli scambi internazionali.

Malgrado dazi, protezionismi e guerre, nel 2026 il commercio mondiale aumenterà del 4,6 per cento, più del Pil globale, con un balzo di 1,8 punti rispetto alle previsioni di aprile, quando la crescita era stimata al 2,8 per cento.

Secondo il Fondo, il merito non è delle politiche di reshoring né di una triangolazione privilegiata tra democrazie affini, ma della crescente capacità delle economie di diversificare i propri partner.

Anche il prolungato blocco dello Stretto di Hormuz ha pesato meno di quanto sarebbe accaduto senza adattamenti.

Una simulazione contenuta nel rapporto indica che, in assenza di nuove rotte e di una maggiore flessibilità dell’offerta, il blocco avrebbe sottratto alla crescita mondiale del 2026 circa 0,9 punti percentuali.

Grazie alle rotte alternative e all’uso delle scorte, il danno stimato è sceso a 0,4 punti e, considerando anche la minore dipendenza dal petrolio, si è ridotto ulteriormente a 0,3.

Meno petrolio, più intelligenza artificiale

Dal dossier emerge infatti un mondo meno vulnerabile agli choc petroliferi, perché oggi serve meno greggio per produrre la stessa quantità di ricchezza rispetto al passato.

Di conseguenza, la crescita delle grandi economie è meno esposta alle oscillazioni dei prezzi del petrolio rispetto a qualche decennio fa: secondo le simulazioni del Fondo, nel 2026 questa minore dipendenza ha ridotto di 0,1 punti l’impatto sulla crescita globale.

A spingere l’economia oltre le attese c’è poi l’intelligenza artificiale, spesso raccontata come una minaccia.

Gli investimenti in infrastrutture, semiconduttori e data center hanno contribuito all’espansione dell’economia globale e, in caso di un’ulteriore accelerazione degli investimenti e della produttività legati all’AI, potrebbero portare il Pil mondiale a un livello superiore dello 0,6 per cento rispetto allo scenario di base entro il 2029.

Il lavoro tiene

Il collasso economico atteso da molti non si è verificato, così come il crollo del commercio mondiale.

La crisi di Hormuz ha provocato scossoni rilevanti ma meno gravi del temuto, e il sostegno alle democrazie sotto attacco, come l’Ucraina, ha convissuto con economie europee che non sono entrate in una recessione generalizzata.

Anche i mercati del lavoro hanno retto: nell’Eurozona il Fmi prevede una disoccupazione stabile al 6,3 per cento nel triennio 2025-2027, con l’Italia in calo dal 6,1 per cento del 2025 al 5,6 per cento previsto per il 2026 e la Spagna dal 10,5 al 9,8 per cento.

La conclusione de Il Foglio è che l’invulnerabilità delle democrazie e delle loro economie resta tutta da dimostrare, ma la loro capacità di resistere agli choc globali meglio delle previsioni dovrebbe far riflettere sulla tendenza delle opinioni pubbliche a descrivere un futuro fatto solo di sventure.

Senza riconoscere, osserva il quotidiano, ciò che le economie dimostrano regolarmente di saper fare: governare anche i problemi più complessi con spirito di adattamento, creatività, innovazione e un po’ di sana fiducia nel futuro.

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