Il debito di Parigi è ben gestito, ma la perdita di credibilità sui conti pubblici preoccupa gli investitori obbligazionari. Le presidenziali restano l’incognita principale.
Non tutti i rialzi dei tassi d’interesse sono uguali.
Alcuni sono il segnale di un’economia in salute, altri sono il sintomo di un problema.
È la distinzione da cui parte Nicolas Forest, chief investment officer di Candriam, in un intervento pubblicato da MF-Milano Finanza, dedicato a un fenomeno che a suo giudizio merita la massima attenzione: l’allargamento dello spread francese.
Il caso americano
Per spiegare la differenza, Forest guarda innanzitutto agli Stati Uniti.
Oltreoceano i tassi d’interesse sono saliti in misura significativa, ma il movimento, osserva l’esperto su MF-Milano Finanza, è riconducibile in larga parte a sorprese positive sul fronte della crescita economica.
Le aspettative di inflazione sono rimaste praticamente invariate, così come le preoccupazioni legate ai prezzi: a correre è stata soprattutto la componente del tasso reale.
Un dato che può sorprendere, soprattutto considerando che gli investitori avrebbero potuto attendersi maggiori tensioni sul mercato azionario.
Il mercato, invece, tiene, e l’economia statunitense si dimostra solida, sostenuta da forti investimenti e da consumi resilienti.
In altre parole, secondo l’analisi riportata da MF-Milano Finanza, i tassi reali americani salgono per validi motivi.
Europa, la sfida dei tassi crescenti
Anche in Europa, e più in generale nelle altre economie sviluppate, i rendimenti stanno registrando un forte aumento.
Per chi investe in obbligazioni, sottolinea Forest, questo non è necessariamente un motivo di eccessivo allarme: anche in uno scenario di rialzo dei tassi, le cedole e il carry offrono un certo margine di protezione.
Resta tuttavia innegabile che un contesto di tassi crescenti rappresenti una sfida significativa per i bilanci pubblici.
Il nodo francese
È qui che la Francia diventa un caso particolare.
Nell’Eurozona, ricorda il manager di Candriam nel suo intervento su MF-Milano Finanza, un ampliamento degli spread può alimentare il rischio di frammentazione.
Ed è proprio questo a rendere preoccupante l’attuale rialzo dei tassi transalpini, che si sta verificando per ragioni tutt’altro che positive.
Lo spread francese ha infatti raggiunto livelli che non si vedevano dal 2012, quando l’area euro era nel pieno della crisi del debito sovrano.
Le autorità monetarie e di bilancio rassicurano, ma per Forest questo livello di differenziale è preoccupante perché riflette la perdita di credibilità di Parigi sulla capacità di riportare il deficit sotto controllo.
Nessun panico, per ora
L’analisi pubblicata da MF-Milano Finanza invita però a non cedere all’allarmismo.
Secondo l’Agence France Trésor, l’agenzia che gestisce il debito pubblico francese, il debito di Parigi è ben amministrato ed è tra quelli con la scadenza media più lunga.
La quota in scadenza entro un anno è molto ridotta, pari al 14%, e il costo medio dei prestiti contratti su un orizzonte di circa otto anni e mezzo resta basso.
In sostanza, non esiste al momento un’imminente emergenza di liquidità: la Francia continua a finanziarsi sui mercati e il livello generale dei tassi d’interesse rimane relativamente contenuto, intorno al 2%.
L’incognita delle presidenziali
Il quadro, tuttavia, resta fragile.
Da qui alle elezioni presidenziali, scrive Forest su MF-Milano Finanza, è difficile immaginare una stabilizzazione dello spread.
E se dovessero arrivare ulteriori cattive notizie o crescere i timori legati a programmi politici più o meno stravaganti, il differenziale si allargherebbe ancora, con un nuovo aumento dei tassi francesi, questa volta per ragioni negative.
La conclusione del responsabile degli investimenti di Candriam è netta: nel breve periodo non c’è un rischio di liquidità, ma nel medio termine la situazione francese è preoccupante e continua a destare apprensione tra gli investitori obbligazionari.








