La Banca d’Italia promuove con riserva il Documento programmatico di finanza pubblica 2026.
La crescita tiene meglio del previsto e gli obiettivi per quest’anno appaiono credibili.
Ma nel 2027 il Governo sceglie di interrompere il percorso di riduzione del disavanzo avviato nel 2021, per finanziare difesa e sicurezza energetica, proprio mentre i rendimenti dei titoli di Stato salgono in tutto il mondo.
È il quadro emerso dall’audizione di Andrea Brandolini, Capo del Dipartimento Economia e Statistica di Via Nazionale, davanti alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, il 12 ottobre 2026.
Un’economia più resistente del previsto
Il contesto internazionale resta instabile.
Il conflitto in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran ha spinto il petrolio oltre i 100 dollari al barile da luglio e il gas europeo (TTF) oltre i 70 euro per megawattora.
Intanto i rendimenti a lunga sono saliti ovunque: il decennale americano è intorno al 5,3%, livello che non si vedeva da oltre vent’anni; il Bund tedesco al 3,4%, l’OAT francese al 4,8%, il BTP al 4,6%.
Secondo Bankitalia, sul rialzo dei tassi pesano non solo le attese di una BCE più restrittiva (a settembre il tasso sui depositi è stato alzato di nuovo, al 2,5%), ma anche fattori strutturali: i timori sulla sostenibilità dei debiti pubblici e l’aumento dell’offerta di titoli per finanziare gli investimenti nell’intelligenza artificiale.
Investimenti che, al tempo stesso, hanno sostenuto crescita e borse, compensando in parte gli effetti recessivi della crisi energetica.
L’Italia ha retto.
Nel primo semestre il PIL è cresciuto dello 0,9% sull’anno precedente, trainato dai consumi delle famiglie, dall’occupazione e dai cantieri del PNRR, e la crescita sarebbe proseguita nel terzo trimestre.
L’inflazione è salita per effetto dell’energia: dall’inizio del conflitto benzina e gasolio costano circa 40 e 60 centesimi in più al litro, mentre ad agosto le tariffe di luce e gas erano superiori del 12% e del 20% rispetto a febbraio.
Ma, sottolinea Brandolini, i rincari restano “assai più contenuti” di quelli del 2021-22 e non si vedono effetti a catena su salari e altri prezzi.
Il DPFP stima una crescita dell’1,0% nel 2026, dello 0,6% nel 2027 e dello 0,8% nel 2028, con un +0,3 punti nel biennio 2027-28 nel quadro programmatico grazie alla maggiore spesa per difesa ed energia.
Bankitalia giudica queste stime coerenti con le proprie, pur con un’incertezza “molto elevata”.
Il 2026: deficit sotto il 3%, ma con poco margine
Per l’anno in corso il Governo indica un indebitamento netto al 2,9% del PIL (dal 3,1% del 2025), con un avanzo primario in salita all’1,2%.
La spesa per interessi sale però al 4,2% del PIL, spinta dall’inflazione che rivaluta i titoli indicizzati e dai tassi più alti in asta.
La pressione fiscale resta intorno al 43%.
Gli obiettivi sono “nel complesso coerenti con i dati disponibili”, ma Via Nazionale avverte: visto il margine ridotto rispetto alla soglia del 3%, occorre vigilare sugli ultimi mesi dell’anno per correggere tempestivamente eventuali scostamenti.
Non è un dettaglio: chiudere il 2026 sotto il 3% è la condizione perché l’Italia possa uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi.
Il debito salirebbe a fine anno al 138,1% del PIL (+1,4 punti), soprattutto per gli effetti di cassa dei vecchi bonus edilizi.
La svolta del 2027: più deficit per difesa ed energia
La vera novità del documento è politica.
A legislazione vigente il deficit resterebbe stabile nel 2027 e scenderebbe al 2,2% nel 2029.
Il quadro programmatico invece aggiunge mezzo punto di PIL di disavanzo nel 2027 e nel 2028: il deficit salirebbe al 3,4% l’anno prossimo, per poi calare al 2,3% solo nel 2029, grazie a una correzione di circa un punto nell’ultimo anno.
Lo spazio viene dalla clausola di salvaguardia nazionale europea (National escape clause), che consente di deviare dal percorso di spesa concordato per difesa e, da giugno, anche per sicurezza energetica.
Il Governo intende usare 0,3 punti di PIL per la difesa e 0,3 per l’energia sia nel 2027 sia nel 2028.
L’Italia ha presentato la richiesta il 10 settembre; la clausola è già attiva per diciotto Paesi.
Bankitalia segnala un rischio tecnico ma rilevante: le regole europee prevedono che la clausola eviti l’apertura di una procedura d’infrazione, ma non dicono nulla di analogo per l’uscita da una procedura già aperta.
Un deficit sopra il 3% nel 2027-28 potrebbe dunque complicare l’uscita dell’Italia dalla PDE.
Il Governo, nel DPFP, sostiene che la Commissione valuterà i conti al netto delle spese coperte dalla clausola, a patto che il 2026 si chiuda sotto il 3%.
Difesa: dove andranno i soldi conta più di quanti
Secondo la NATO, nel 2025 la spesa militare italiana è salita al 2,1% del PIL, oltre mezzo punto in più dell’anno prima.
Ma in Italia la quota destinata a equipaggiamenti e ricerca è il 23,2% del totale, contro il 32,2% della media UE.
Ed è qui che si concentra il messaggio di Brandolini: gli effetti sulla crescita dipendono dalla composizione della spesa.
Le ricerche più recenti indicano che il beneficio di lungo periodo deriva soprattutto dalla ricerca e sviluppo, mentre la spesa corrente produce “effetti modesti”.
Le misure annunciate dal Governo riguardano invece anche personale ed esercizio.
All’Italia sono inoltre stati assegnati 14,9 miliardi di prestiti europei SAFE, non ancora attivati.
Gli altri dossier: PNRR, evasione, bollo auto
PNRR.
Il Piano si è formalmente chiuso: il 29 settembre il Governo ha chiesto la decima e ultima rata da 28,4 miliardi.
In totale l’Italia ha ricevuto 166 miliardi, l’85% della dotazione, in linea con la Francia e sopra Germania e Spagna.
Dopo il 2026 restano da spendere circa 45 miliardi.
Evasione.
Il tax gap tributario 2023 è stimato tra 98,7 e 100,1 miliardi, più 9,2-12,7 miliardi di contributi.
La propensione all’evasione sfiora il 60% per l’Irpef di autonomi e imprese, contro circa il 2% per il lavoro dipendente.
L’evasione IVA è scesa dal 31,5% del 2009 a circa il 15%, grazie anche alla fatturazione elettronica, ma resta lontana dalla media UE.
Bollo auto.
L’esenzione temporanea per le auto fino a 80 kW (decreto legge del 17 settembre) costerà 2,4 miliardi nel 2027 e riguarderà quasi un terzo del parco circolante.
Oltre il 60% delle coperture viene da risparmi su interventi PNRR.
Interessi e debito: il nodo che resta
La spesa per interessi salirebbe al 4,6% del PIL nel 2028-29, il valore più alto dal 2014.
Bankitalia stima che un aumento di 100 punti base dei rendimenti su tutte le scadenze costerebbe 0,15 punti di PIL il primo anno, 0,3 il secondo e 0,5 il terzo.
La vita media del debito (7,9 anni) attutisce l’impatto, ma solo temporaneamente.
Il debito toccherebbe il 138,5% nel 2027 nel quadro programmatico, per scendere al 136,6% nel 2029, con un anno di ritardo rispetto alle stime di aprile.
Il DPFP, a differenza dell’anno scorso, non contiene un’analisi di sostenibilità del debito secondo la metodologia della Commissione.
Il messaggio di Via Nazionale
La sintesi di Bankitalia è un invito alla prudenza.
La maggiore spesa per difesa ed energia è una risposta comprensibile al peggioramento geopolitico, ma “il significativo aumento dei rendimenti sui mercati internazionali del debito sovrano rende particolarmente importante preservare gli equilibri delle finanze pubbliche”.
Trovare coperture nel bilancio per contenere il deficit aggiuntivo permetterebbe di ridurre più in fretta il debito.
E soprattutto, conclude Brandolini, le nuove risorse favoriranno la produttività “quanto più si privilegerà la componente di investimento rispetto a quella di natura corrente”.








