Per il Times di Londra il raid sullo scalo internazionale della capitale saudita è un colpo audace che mette in difficoltà Riad e i suoi alleati, a partire da Donald Trump
Due attacchi missilistici degli Houthi contro l’aeroporto internazionale di Riad hanno ucciso almeno 14 persone, scatenando l’indignazione in Arabia Saudita.
Secondo il quotidiano britannico The Times, che nel suo editoriale definisce l’episodio “uno schiaffo in faccia”, è probabile che il regno risponda con una dura reazione militare, nel tentativo di allontanare i ribelli yemeniti sostenuti dall’Iran dalla costa del Mar Rosso che oggi controllano.
Il dilemma degli alleati
Gli attacchi, osserva il Times, pongono un dilemma anche agli alleati di Riad: rispondere alle pressanti richieste saudite di sostegno e intervento militare, oppure tirarsi indietro per timore di infiammare ulteriormente le tensioni in Medio Oriente e di esporre a nuovi attacchi iraniani i vicini arabi del Golfo?
Per il presidente Trump la questione è particolarmente spinosa.
L’Arabia Saudita è un alleato chiave degli Stati Uniti, ha acquistato armi americane (e britanniche) per miliardi di dollari e aveva riservato a Trump un’accoglienza spettacolare durante il primo viaggio all’estero del suo primo mandato.
Il principe ereditario Mohammed bin Salman si sente quindi in diritto di chiedergli un aiuto militare immediato.
Ma il presidente sa, sottolinea il giornale londinese, che l’opinione pubblica americana, già ostile al suo impulsivo e fallimentare tentativo di rovesciare con la forza il regime iraniano, non tollererebbe un ulteriore coinvolgimento nella regione.
E gli elettori lo farebbero capire chiaramente alle elezioni di metà mandato del mese prossimo.
Trump ha espresso rabbia per gli attacchi, ma ha tergiversato quando gli è stato chiesto di un’eventuale risposta militare statunitense.
Lo stesso hanno fatto i due nuovi partner militari di Riad nella regione, Turchia e Pakistan: la loro giovane intesa strategica, rileva il Times, non li obbliga a soccorrersi a vicenda in guerra come farebbe un trattato sul modello della Nato, e al di là delle dichiarazioni di solidarietà ci sono pochi segnali che siano disposti a mandare le proprie truppe a combattere.
Gli errori di Riad
La rabbia in Arabia Saudita è palpabile.
Ma, secondo il quotidiano britannico, in larga misura i sauditi possono prendersela solo con se stessi.
Le loro manovre politiche sono state inette quanto i maldestri tentativi di sostenere sul campo di battaglia il governo yemenita riconosciuto e deposto.
Allarmata fin dall’inizio dall’ascesa degli Houthi e dal massiccio sostegno militare, politico e di intelligence che ricevono dall’Iran, Riad ha oscillato tra interventi militari tiepidi e sporadici nella guerra civile yemenita e tentativi di negoziato durante una tregua mal rispettata dal 2022.
Poi è arrivata la guerra lampo degli Houthi, che ha dato loro il controllo dello strategico stretto di Bab el-Mandeb, all’ingresso del Mar Rosso.
Questo, insieme agli attacchi delle milizie irachene filoiraniane contro l’oleodotto saudita trans-arabico, alternativa vitale al pericoloso Stretto di Hormuz, ha spinto l’Arabia Saudita a bombardare gli aeroporti Houthi per impedire l’arrivo di altre armi iraniane.
Anche i tentativi sauditi di riportare al potere il governo yemenita riconosciuto sono stati ostacolati, scrive il Times, dalla sciocca rottura con gli Emirati Arabi Uniti.
Un tempo alleati contro gli Houthi, gli Emirati sono oggi visti come rivali del più grande vicino nella corsa all’influenza commerciale e diplomatica nel Golfo.
Conseguenze incalcolabili
Washington ritiene che Riad disponga ormai di armi sufficienti per combattere da sola le proprie guerre; ciò che le manca sono le capacità e la determinazione per usarle.
Gli Stati Uniti, intanto, stanno ritirando le proprie forze dalla regione dopo nove mesi di guerra che sono già costati oltre 43 miliardi di dollari, con 81 aerei da guerra americani distrutti o danneggiati e le basi nel Golfo gravemente compromesse.
I sauditi, però, non aspetteranno.
I passeggeri evitano Riad e le conferenze d’affari internazionali in programma rischiano di saltare per la fuga dei partecipanti.
Secondo il Times, è probabile che Riad lanci ora una massiccia rappresaglia, con o senza il sostegno degli alleati.
A quel punto risponderà l’Iran.
E le conseguenze, conclude il quotidiano londinese, sono incalcolabili.








