Dopo 44 anni in Parlamento il decano democristiano annuncia che non si ricandiderà. Ma, come osserva Pietro Senaldi su Libero, il ritiro somiglia molto a un rilancio verso il Colle.
Pier Ferdinando Casini ha scelto il Corriere della Sera per annunciare il proprio addio alla politica attiva, o meglio al Parlamento: entrato a Montecitorio nel 1983, vi resterà fino al 2027, per un totale di 44 anni.
Un congedo che però, secondo l’analisi di Libero, viene letto da molti come una mossa in vista della corsa al Quirinale.
“Al Quirinale non ci si candida, si viene eletti”, ha precisato con austerità istituzionale il fondatore dell’Udc, senza dimenticare un omaggio a Sergio Mattarella, che “come dimostra la storia della Repubblica” non è stato un candidato dichiarato.
Parole da leggere con attenzione, scrive Senaldi, perché l’ex presidente della Camera conosce a menadito linguaggio ed equilibri della politica.
Gli indizi della strategia
Casini, eletto nelle ultime due legislature come indipendente nelle liste del Pd dopo la rottura del 2008 con Silvio Berlusconi, si colloca elegantemente al di sopra delle parti: “È il momento di cedere spazio a personalità più in sintonia con i partiti e le coalizioni che si presenteranno agli elettori”.
Non mancano i riconoscimenti ai leader dei due schieramenti.
Di Giorgia Meloni dice che è “di notevole consistenza” e che “ha tenuto sulle sue spalle il peso di tutta la coalizione”; di Elly Schlein, che “sarebbe un errore sottovalutare, perché è capace di parlare al mondo giovanile non omologato alla politica tradizionale”.
Un segnale anche a Forza Italia: “Berlusconi è stato il più carismatico, alla fine piaceva anche agli avversari”.
E uno a sinistra: “Giorgio Napolitano è il comunista più ammirato e Nilde Iotti la donna da non dimenticare mai”.
Il precedente del 2022
Già cinque anni fa Casini ci aveva provato, o comunque era arrivato vicino alla nomina più di quanto si dica: 52 voti al terzo scrutinio, il 26 gennaio 2022.
Grande sponsor fu Matteo Renzi, mentre a fermarlo furono soprattutto Giorgia Meloni e Matteo Salvini, insieme al no di Giuseppe Conte e a una parte del Pd che puntava sulla conferma di Mattarella.
Una legislatura nata nel segno dell’anti-casta, osserva Libero, non poteva chiudersi incoronando il parlamentare più anziano dell’emiciclo.
Uno scenario diverso
In futuro il quadro potrebbe cambiare, soprattutto se le elezioni non dessero un risultato netto o se nessuno volesse affrontare un’altra legislatura sulle barricate.
Da grande democristiano, Casini si propone come il male minore per chi non volesse forzare o imporre figure troppo partigiane.
La carriera politica
- 1983: primo ingresso alla Camera con 34.409 preferenze nella Democrazia Cristiana.
- 1994: fonda il Centro Cristiano Democratico e si allea con Silvio Berlusconi.
- 2001: dopo la vittoria della Casa delle Libertà diventa presidente della Camera dei deputati.
- 2013: sostiene la candidatura di Mario Monti.
- 2018: aderisce a Civica Popolare di Beatrice Lorenzin, alleata del centrosinistra; nel 2022 è candidato dal Pd.








