L’ex sindaca di Milano lancia “Imprese Italia”, un tour tra aziende, laboratori e startup per costruire un’Agenda della Crescita
L’Italia ha tutto per essere competitiva, ma deve ripartire dalla produttività e dal ceto medio.
È il messaggio affidato da Letizia Moratti, presidente della Consulta nazionale di Forza Italia ed europarlamentare del Ppe, a un intervento pubblicato su il Giornale.
“Quando parliamo di crescita rischiamo di guardare soltanto ai numeri.
Decimali di Pil, percentuali, previsioni.
Ma dietro quei numeri ci sono le persone”, scrive Moratti.
Il giovane costretto ad andare all’estero per costruire il proprio futuro, la famiglia che lavora ma fatica a difendere il potere d’acquisto, l’imprenditore che vorrebbe assumere e innovare ma si scontra con costi, burocrazia e incertezze.
Secondo l’esponente azzurra, il Paese ha tutte le risorse per crescere di più: è la seconda manifattura d’Europa, ha imprese straordinarie, competenze, università di eccellenza, risparmio e un capitale umano di enorme valore.
Eppure da troppo tempo cresce meno delle proprie potenzialità.
I salari reali, osserva, sono sostanzialmente fermi da circa trent’anni, complici una produttività stagnante e un cuneo fiscale ancora troppo alto.
“Non basta invocare salari più alti, dobbiamo creare le condizioni perché crescano stabilmente insieme alla produttività”, sottolinea Moratti.
Più produttività significa imprese più competitive, maggiore ricchezza e più spazio per le retribuzioni.
E salari più alti vogliono dire più potere d’acquisto, consumi, fiducia e investimenti, ma anche maggiori risorse per sanità, welfare e protezione dei più fragili.
È questo il filo conduttore dell’iniziativa promossa da Forza Italia a Milano, negli East End Studios di via Mecenate: non un convegno, spiega, ma “un cantiere per ascoltare imprese, lavoratori, università e territori e costruire un’Agenda della Crescita”.
Il primo pilastro è il capitale umano, definito “la prima infrastruttura della competitività”.
Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, secondo Moratti, servono più Its, competenze Stem e digitali, formazione permanente e un rapporto più stretto tra università e impresa, oltre a premiare il merito, trattenere i talenti e attrarne di nuovi.
Il secondo nodo riguarda il risparmio.
Il grande patrimonio delle famiglie italiane ed europee va trasformato in capitale per la crescita, così da finanziare infrastrutture, Pmi, ricerca, innovazione e startup.
“Troppo risparmio europeo prende oggi la strada dei mercati americani e finisce paradossalmente per tornare in Europa come capitale con cui investitori stranieri finanziano le nostre imprese”, avverte.
Da qui la necessità di strumenti trasparenti e convenienti per investire nell’economia reale europea, tutelando libertà e sicurezza dei risparmiatori.
“Risparmio, investimenti, innovazione, produttività e salari sono anelli della stessa catena”, sintetizza Moratti.
Per questo ha lanciato “Imprese Italia”, un tour nelle aziende, nelle fabbriche, nei laboratori, nei negozi e nelle startup del Paese: “Non per spiegare dall’alto cosa serve, ma per ascoltare chi produce e lavora e costruire proposte concrete”.
Allo Stato chiede di essere “alleato di chi crea ricchezza”, garantendo regole semplici, tempi certi e infrastrutture moderne.
E all’Europa di tornare a essere non soltanto il continente delle regole, ma quello in cui il risparmio degli europei finanzia il futuro degli europei.
“Accendere la crescita – conclude – significa trasformare il risparmio in investimento, l’investimento in produttività e la produttività in benessere diffuso.
Significa, prima di tutto, liberare il futuro delle persone”.








