Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Pensioni dei parlamentari, dal 14 aprile 2027 salta la «tagliola» per 265 eletti | Lo scenario

In gioco un assegno da circa mille euro netti al mese a 65 anni per chi è al primo mandato.

Ma con uno scioglimento anticipato delle Camere dopo metà gennaio il traguardo sarebbe comunque raggiunto.

C’è una data cerchiata in rosso sui calendari di molti parlamentari al primo mandato: il 14 aprile 2027.

È il giorno in cui 184 deputati su 400 e 81 senatori su 200 matureranno il diritto alla prima pensione da parlamentari.

Si tratta di circa la metà degli eletti, che sono alla prima esperienza in assoluto in Parlamento.

Lo ricostruisce il Corriere della Sera in un articolo firmato da Claudio Bozza.

Il tema si intreccia con il percorso della nuova legge elettorale, in discussione alla Camera.

Al di là del peso politico, il via libera definitivo alla riforma ha anche un valore economico per i deputati al primo mandato: un migliaio di euro netti di pensione da percepire al compimento dei 65 anni.

Per settimane, ai piani alti del centrodestra, la possibilità di perdere questo emolumento è stata uno spauracchio non da poco.

Deputati e senatori hanno fatto calcoli e scongiuri affinché lo “Stabilicum” venga approvato senza intoppi e la legislatura prosegua senza strappi almeno fino al nuovo anno.

I tempi necessari

Per raggiungere il traguardo occorre aver esercitato il mandato parlamentare per 4 anni, 6 mesi e un giorno, calcolati a partire dal 13 ottobre 2022, giorno di insediamento delle Camere.

Consultando nel dettaglio la Costituzione e i regolamenti interni di Montecitorio, però, emerge che non raggiungere la pensione a questo punto della XIX legislatura è piuttosto difficile.

Anche se il governo cadesse oggi in un voto segreto, la “tagliola” non scatterebbe subito: un eletto rimane infatti in carica fino al giorno prima dell’insediamento del nuovo Parlamento.

C’è poi uno scenario meno drastico, che i capigruppo parlamentari, da destra a sinistra, hanno già calcolato: uno scioglimento anticipato delle Camere attorno al 15 gennaio.

A partire da quella data, tra i tempi previsti dall’articolo 61 della Costituzione e gli incastri pratici, i primi giorni utili per le elezioni sarebbero il 4 e 5 aprile, il primo weekend dopo Pasqua.

Considerando i tempi per l’insediamento a Montecitorio e Palazzo Madama, si andrebbe comunque ben oltre il 14 aprile.

Dai vitalizi al contributivo

Come si è arrivati a questo sistema?

Con il decreto Salva-Italia del governo Monti il Parlamento ha abolito il vecchio sistema di calcolo retributivo dei vitalizi.

Dal 1° gennaio 2012 i nuovi parlamentari versano i contributi e ricevono una pensione calcolata con il metodo contributivo, come quella dei lavoratori comuni, percepibile solo al raggiungimento dei 65 anni.

Nel 2018, su spinta del Movimento 5 Stelle e con la presidenza di Roberto Fico alla Camera, è stata approvata la delibera per ricalcolare con il metodo contributivo anche i vecchi vitalizi già erogati agli ex parlamentari, riducendone gli importi a partire dal 1° gennaio 2019.

La pensione, dunque, non è stata abolita: dal 2012 gli eletti maturano un trattamento contributivo, basato sui contributi versati durante il mandato.

La vera sfida: la rielezione

Superato lo spauracchio della pensione, la vera partita per molti parlamentari sono ora gli accordi per tentare la rielezione.

E le acque più agitate, secondo il Corriere della Sera, sono in casa Lega: se i sondaggi venissero confermati, sarebbe una Caporetto rispetto al 2022, quando il partito di Matteo Salvini portò in Parlamento 66 deputati e 29 senatori.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.