I giudici contabili di Lussemburgo chiedono alla Commissione una strategia per restituire i prestiti del Next Generation Eu.
Il costo degli interessi è già il doppio delle stime iniziali.
L’Unione europea si avvicina a un traguardo senza precedenti: il debito pubblico emesso direttamente da Bruxelles, che si somma a quello degli Stati membri, è destinato a superare quota mille miliardi di euro nel 2027.
Un livello mai visto, se si pensa che sette anni fa, prima della pandemia di Covid, si fermava attorno ai 52 miliardi.
A sollevare la questione, come riporta La Stampa, è la Corte dei Conti europea, secondo cui la Commissione “non ha ancora pubblicato una strategia di rimborso” per i prestiti contratti sui mercati nell’ambito del Next Generation Eu.
Nel frattempo l’Unione ha continuato a indebitarsi per sostenere l’Ucraina e per finanziare il piano Safe, che prevede 150 miliardi in spese militari.
I giudici contabili hanno quindi chiesto all’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen di definire al più presto un piano di rimborso “tenendo conto dei rischi macroeconomici e finanziari, compresi i rischi di rinnovo, di tasso di interesse, di liquidità e di mercato”.
Secondo il rapporto della Corte, il costo degli interessi attualmente pagati per il Next Generation Eu è già “pari al doppio delle stime iniziali”.
Non solo: il conflitto in Medio Oriente “ha creato un’incertezza aggiuntiva in materia di inflazione e di più generali decisioni di politica monetaria.
Di conseguenza, i costi di finanziamento futuri potrebbero differire dalle attuali proiezioni di bilancio”.
I conti che non tornano
Una previsione che trova riscontro in un documento interno della Commissione, visionato da La Stampa, che segnala l’impennata dei costi.
Un anno fa Bruxelles aveva proposto di stanziare nel prossimo bilancio settennale (2028-2034) 168 miliardi di euro: 75 per il rimborso della prima quota di capitale e ben 93 miliardi per gli interessi.
Ma i tecnici di Palazzo Berlaymont avvertono che i conti già non tornano: la stima per il costo degli interessi da pagare nel prossimo settennato è già salita a 99 miliardi.
Di conseguenza, ipotizzando uno stanziamento di 168 miliardi, ne resterebbero soltanto 69 per la prima tranche di capitale da restituire ai mercati.
Una dinamica che non gioca a favore di quei governi che, in vista dei negoziati sul prossimo bilancio, spingono per ritardare l’inizio dei rimborsi e chiedono di rifinanziare il debito attraverso nuove emissioni.
La stessa Commissione, nel documento tecnico, rileva che, proprio a causa dell’aumento degli interessi, i benefici del cosiddetto “rollover” sarebbero limitati e i costi significativi.
“Il debito è una delle grandi preoccupazioni della Corte e il rollover ancora di più”, spiega Carlo Alberto Manfredi Selvaggi, membro della Corte dei Conti europea per l’Italia.
Errori in aumento nella spesa dei fondi
I giudici contabili hanno inoltre stilato un rapporto che passa al setaccio la spesa dei fondi Ue nel 2025, rilevando un aumento del livello di errore, salito al 3,8% rispetto al 3,6% dell’anno precedente.
Questo per quanto riguarda i fondi del bilancio comune, dato che i pagamenti del Next Generation Eu vengono erogati al raggiungimento degli obiettivi previsti in termini di riforme e investimenti, a prescindere dalle spese effettivamente sostenute.
Un meccanismo che ha consentito al governo italiano, per esempio, di usare una quota dei fondi non spesi per finanziare parzialmente il taglio del bollo auto.
“In diverse occasioni abbiamo espresso la preoccupazione per un possibile scostamento tra i costi effettivamente sostenuti e quelli stimati”, ricorda Manfredi Selvaggi, ammettendo però che “questo scostamento è nel sistema” e dunque è di fatto legittimo.
A preoccupare ancora di più la Corte è il fatto che in futuro questo sistema verrà applicato anche ai fondi del bilancio Ue erogati nel quadro dei nuovi piani nazionali.
“Una possibile soluzione”, prosegue Manfredi Selvaggi, “è la proposta di una verifica intermedia dei costi con una stima aggiornata a metà percorso”.
Sull’ipotesi di aggiornamento la Corte dei Conti europea è favorevole, ma sul fatto che rimanga una stima un po’ meno.
“Anche se ovviamente spetterà ai colegislatori trovare la soluzione”.








