Con il gasolio che in alcune zone del Paese, Milano compresa, si avvicina ai 3 euro al litro e con le proteste di agricoltori e autotrasportatori che non accennano a placarsi, l’emergenza energetica sta assumendo dimensioni drammatiche.
È questo il quadro tracciato da Marcello Sorgi nel suo “Taccuino” su La Stampa, dedicato alla crisi dei costi dei carburanti innescata dalla guerra in Iran e dalla semichiusura dello Stretto di Hormuz.
A riaprire la corsa ai rincari, osserva l’editorialista, sono stati la sospensione del taglio delle accise decisa dal governo e il funzionamento intermittente del price cap applicato da Eni, Ip e dalle altre grandi compagnie che si erano impegnate a mettere un tetto ai prezzi.
In Parlamento il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha ribadito la linea dell’esecutivo: tenere una riserva di fondi per la fase più difficile dell’emergenza, che si annuncia ancora davanti.
Salvini ha ricordato che sono già stati spesi 434 milioni di euro per tagliare le accise, confermando implicitamente la difficoltà di proseguire con questo genere di provvedimenti.
Intanto la premier Giorgia Meloni continua a trattare con la Commissione europea per ottenere nuovi margini di flessibilità da utilizzare nella prossima legge di stabilità.
A questo è stato dedicato anche l’incontro con la presidente Ursula von der Leyen, con la quale Meloni può contare su un solido rapporto personale.
Ma, avverte Sorgi su La Stampa, la disponibilità personale di von der Leyen non basta: diversi ostacoli si frappongono a una nuova apertura da parte di Bruxelles.
Il primo è che l’Italia ha già chiesto e ottenuto flessibilità a luglio, con una vistosa eccezione alle regole rigorose del nuovo Patto di stabilità.
Ripresentarsi a soli tre mesi di distanza con una nuova richiesta rischia di trasformare l’eccezione in una prassi più frequente del rispetto delle regole, uno scenario che a Bruxelles non è gradito.
Gli altri ostacoli riguardano il consenso che la presidente della Commissione deve ottenere dalle altre istituzioni, a partire dal Consiglio europeo, e dagli altri Stati membri, tra cui i cosiddetti “frugali”, contrari per definizione a qualsiasi flessibilità sulle regole appena stabilite.
Meloni ne è consapevole, conclude l’editorialista, ma continua a insistere perché non ha altra strada per affrontare la questione energetica che le sta montando in casa.
Per di più, proprio all’inizio della campagna elettorale.








