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Francia: i mille volti della rivolta studentesca, dai radical chic ai figli di immigrati | Il reportage di Danilo Ceccarelli

Non c’è un solo volto dietro la protesta dei licei che da un paio di settimane scuote la Francia.

Come racconta La Stampa nell’edizione del 6 ottobre 2026, con un reportage da Parigi di Danilo Ceccarelli, i leader del movimento sono emersi poco alla volta tra apparizioni televisive, appelli sui social e incontri con il governo.

Hanno storie e radici molto diverse, ma rivendicano tutti lo stesso obiettivo: “La mobilitazione è per i liceali”.

Il caso più noto è quello di Nathanaël Combary, 18 anni, presidente dell’associazione Renouveau lycéen e diventato in pochi giorni uno dei volti più mediatici della protesta.

Ha preso le distanze dalle violenze e per questo è considerato il volto più pulito della contestazione.

Troppo pulito, secondo La France Insoumise, il partito della sinistra radicale che buona parte della politica accusa di aver soffiato sul fuoco dei disordini.

A rispondergli sui social è stato direttamente Jean-Luc Mélenchon: “Nathanaël non è un liceale. È membro della campagna elettorale di… Gabriel Attal”, l’ex premier di Emmanuel Macron, che a sua volta ha preso le difese del ragazzo.

Combary non nega: “Sono in effetti aderente al partito Renaissance, non l’ho mai nascosto”.

Ha fatto uno stage con la deputata macroniana Julie Delpech e presso Minerva, agenzia di comunicazione fondata da Louis Jublin, ex consigliere di Attal.

Per lui non c’è contraddizione.

Intanto denuncia di aver ricevuto “centinaia” di insulti e minacce di morte.

Storia speculare, ma a parti invertite, quella di Ryad Rani, 19 anni, alla guida dell’Unione sindacale liceale (Usl).

Cresciuto in un quartiere popolare di Roubaix, una delle città più povere di Francia, si definisce “un responsabile che porta le rivendicazioni liceali”.

Appassionato di filosofia e di storia, è accusato di fare da megafono alla France Insoumise: è stato ospite di un incontro del partito ad agosto, ha svolto uno stage presso il deputato mélenchoniano David Guiraud nel 2022 e si è candidato alle ultime municipali di Wattrelos in una lista di sinistra guidata da un insoumis.

La sua replica ricalca quella del rivale: “La nostra mobilitazione è dei liceali per i liceali”.

Anche lui dice di essere bersaglio di attacchi online.

C’è poi chi ha scelto un profilo basso, come Pierre Sourzat, leader de Les Lycéens!, una delle associazioni studentesche più importanti.

Ha partecipato al recente incontro con il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray, ma vive a Tolosa: “Se avessi detto ai miei genitori che tornavo a Parigi mi avrebbero ucciso”, ha raccontato il diciassettenne.

Cresce intanto l’attesa per il “Terzo atto” della protesta, previsto in tutta la Francia con il sostegno dei sindacati e una forte eco sui social.

Il ministro Geffray parla di un “netto calo” della mobilitazione, con 589 scuole coinvolte contro le “quasi 800” del venerdì precedente.

Ma la tensione resta alta.

A Parigi, il portone del liceo Vaquelin, nel XIII arrondissement, è stato dato alle fiamme e un centinaio di studenti è stato evacuato; sempre nella capitale un liceale è stato trovato con tutto il necessario per preparare una molotov.

A Lens un quindicenne ha perso una mano dopo aver raccolto da terra una “sting-ball”, granata stordente usata dalla polizia.

Per la Lega dei diritti dell’uomo si tratta di “una deriva globale rispetto allo Stato di diritto”, mentre Amnesty ha chiesto una “de-escalation”.

Il bilancio dall’inizio dei blocchi somiglia a quello di una guerriglia urbana: 190 studenti feriti e 5.060 persone fermate, l’87% delle quali minorenni.

Il premier Sébastien Lecornu ha inviato una lettera ad alcuni ministri indicando cinque “cantieri” su cui lavorare per rispondere alle rivendicazioni e ha convocato i titolari di Interno, Istruzione e Università per fare il punto e dare al più presto una risposta capace di evitare una nuova stagione calda.

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