Da Prysmian ad Ansaldo Energia, i casi delle aziende che beneficiano del boom degli investimenti Usa. Una spinta che potrebbe valere fino a uno 0,3% di Pil in più.
Nonostante la corsa dei prezzi dell’energia e le turbolenze sui mercati del debito, l’economia europea mostra per ora segnali di segno opposto.
Italia e Germania, come riporta il Corriere della Sera in un’analisi firmata da Federico Fubini, hanno raddoppiato la loro crescita attesa per il 2026 rispetto alle previsioni di sei mesi fa.
I principali istituti economici tedeschi hanno rivisto la stima dallo 0,6% indicato in primavera all’1,3%, mentre in Italia il governo, con il Documento programmatico appena varato, fissa la crescita del 2026 all’1%, contro lo 0,6% previsto ad aprile: quasi il doppio.
Revisioni così positive in una fase tanto complessa sono rare.
Tra i fattori che le spiegano, secondo il quotidiano milanese, c’è l’intelligenza artificiale: gli investimenti dei colossi californiani nell’AI stanno producendo effetti ben oltre i confini degli Stati Uniti.
Il livello di spesa ha ormai superato persino quello della bolla di internet, arrivando, secondo il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, a quasi duemila miliardi di dollari l’anno.
I numeri dell’export
L’istituto statistico tedesco Destatis registra che, per la Germania, l’export in volume di quadri elettrici è cresciuto del 247% tra il 2022 e il 2025.
Berlino si avvia così a quadruplicare le forniture americane di componenti per i data center dell’AI.
Il motivo è strutturale: gli Stati Uniti hanno perso buona parte delle proprie competenze manifatturiere, mentre Germania, Italia e in generale l’Europa le hanno conservate.
Non a caso, l’Istat segnala che tra il 2022 e il 2025 l’export italiano verso l’America di cavi in fibra ottica è raddoppiato.
Un fenomeno europeo
Si tratta di un fenomeno nuovo e di portata continentale.
La tedesca Siemens registra ordini in crescita del 42% nella divisione “Smart Infrastructure”, a otto miliardi di euro, spiegando di aver “vinto un certo numero di grandi contratti da clienti di data center negli Stati Uniti e in Europa”.
E non si tratta di un picco isolato: la stessa Siemens parla di un “vasto arretrato di ordini”.
Il gruppo svizzero-svedese Abb riferisce di un balzo del 132% su base annua degli ordinativi dagli Stati Uniti di “prodotti per l’elettrificazione”.
Le aziende italiane
L’impatto si avverte anche in Italia.
Leonardo opera nelle infrastrutture tecnologiche, Prysmian e Retelit nei cavi, Ducati Energia, Ansaldo Energia e Gewiss nei sistemi elettrici per i data center, BTicino produce infrastrutture e reti elettriche, Carel Industries e Aermec i sistemi di raffreddamento dei server.
Nella prima metà del 2026 Prysmian ha visto il fatturato dell’area “Digital Solutions” crescere del 36,5% e l’utile lordo raddoppiare.
L’azienda cita “l’accresciuta domanda di fibra dai data center” per “funzioni digitali e di energia” e parla di un “forte aumento” dell’utile lordo “grazie anzitutto alla domanda per data center in Nordamerica”.
Il margine nella divisione dei cavi di trasmissione è “il più alto mai registrato”, mentre il gruppo ha chiuso un accordo da 5,5 miliardi con gli americani di Molex per cavi destinati ancora ai data center.
Non sembra un fuoco di paglia: con portafogli ordini così ampi, le aziende possono investire, assumere, allargare la base dei fornitori e generare nuovo prodotto interno lordo.
Caso emblematico è quello di Ansaldo Energia.
La relazione sul 2025 riferisce di un’esplosione del 117% sul 2024 degli ordini di “nuove unità”, “guidata in particolare dalla domanda di turbine a gas per data center negli Stati Uniti”.
C’è poi un enorme progetto che i Big Tech americani stanno sostenendo negli Emirati Arabi Uniti, per il quale Ansaldo Energia fornirà turbine a gas.
La padovana Carel Industries, che produce sistemi di raffreddamento, ha registrato a metà 2026 un aumento annuo dei ricavi in Nordamerica del 55%, al netto dell’effetto cambio, citando proprio la domanda dei data center.
Anche il colosso francese Schneider Electric sottolinea come la domanda su alcuni suoi prodotti sia cresciuta oltre il 100%, in gran parte legata alle infrastrutture digitali tradizionali e a quelle progettate per l’AI.
Anche per il gruppo francese l’area più dinamica è il Nord America, mentre la divisione italiana vede i fatturati crescere in modo particolarmente sostenuto.
Le incognite
Il boom dell’AI sta aiutando l’Europa a ritrovare la sua vocazione manifatturiera, e l’Italia appare ben posizionata per beneficiarne.
Già oggi, osserva il Corriere della Sera, questo fenomeno potrebbe spiegare fino a circa metà, uno 0,3% in più, più o meno, della crescita supplementare rispetto alle attese registrata da Germania e Italia nel 2026.
Restano però alcune domande aperte, a partire da quella di fondo: se l’Europa si limita a fornire ad altri gli strumenti materiali della loro trasformazione senza investire nella propria.
La Germania di Angela Merkel si è scontrata con la stessa contraddizione quando la Cina ha smesso di essere un mercato di sbocco e l’ha spiazzata.
Sull’intelligenza artificiale, dipendere dagli investimenti delle Big Tech americane potrebbe generare problemi analoghi se e quando il boom dei data center dovesse esaurirsi.








