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Italia: diagnosi e proposte ci sono, manca una politica capace di ascoltare | L’editoriale di Sabino Cassese

Una politica che parla ogni giorno, commenta tutto e promette molto, ma che fatica sempre di più ad ascoltare.

È la fotografia proposta da Sabino Cassese in un editoriale pubblicato oggi sul Corriere della Sera, dal titolo “La politica orfana del metodo”.

Ogni avvenimento genera una dichiarazione, ogni disagio un bonus, ogni protesta una misura, ogni sondaggio un nuovo messaggio.

Ma questa occupazione permanente del presente, avverte il giurista, rischia di far perdere di vista i problemi profondi del Paese.

Problemi che, sottolinea Cassese, non sono affatto nascosti: basta ascoltare chi conosce dall’interno lo Stato, le imprese, le infrastrutture e il lavoro.

A dimostrarlo sono due libri recenti, diversi per origine ma convergenti nelle conclusioni.

Due libri, una stessa diagnosi

Il primo è “Il futuro rubato” di Antonio Mastrapasqua, frutto di una lunga esperienza nella pubblica amministrazione e nel sistema previdenziale.

Il secondo è “10 ritardi da colmare in Italia per competere nel mondo”, rapporto dell’Osservatorio delle Imprese della Sapienza di Roma curato da Riccardo Gallo, che raccoglie analisi di studiosi di discipline diverse.

Il punto di partenza del Rapporto della Sapienza è severo: l’Italia è al 45° posto su 70 Paesi nella graduatoria della competitività del 2026, dieci posizioni sotto la media europea.

Gli autori individuano dieci aree di intervento e affidano idealmente il lavoro ai governi delle prossime quattro legislature.

Vent’anni, non venti giorni: l’esatto contrario del presentismo che domina il dibattito pubblico.

Demografia e pensioni

L’esempio più evidente, secondo Cassese, è la demografia.

Nel libro di Mastrapasqua si ricorda che entro il 2050 il rapporto tra pensionati e lavoratori potrebbe arrivare a uno a uno, mentre gli over 65 passerebbero dal 25,1 al 34,6 per cento della popolazione.

Numeri che richiederebbero di ripensare insieme lavoro, welfare, previdenza, formazione e natalità.

Il confronto pubblico sulle pensioni, invece, continua a concentrarsi sull’ennesima quota, sulla deroga o sulla finestra d’uscita.

La fuga dei giovani

Lo stesso vale per i giovani.

Tra il 2011 e il 2024, ricorda Mastrapasqua, circa 630 mila under 35 hanno lasciato l’Italia per trasferirsi all’estero.

Nel solo 2024 sono emigrati 25 mila giovani laureati tra i 25 e i 34 anni, e ne sono rientrati poco più di 4 mila.

Il Rapporto della Sapienza legge lo stesso fenomeno da un’altra angolatura: il mercato del lavoro italiano fatica ad attrarre e trattenere talenti, mentre carenze di formazione aziendale, debolezze organizzative e resistenze al cambiamento frenano la competitività.

Il materiale per una politica dei giovani, osserva Cassese, non manca: manca semmai la capacità di collegare i fenomeni.

Produttività e imprese

C’è poi la produttività.

Secondo i dati riportati da Mastrapasqua, tra il 1995 e il 2024 l’aumento medio annuo italiano è stato di circa lo 0,2 per cento, contro l’1,2 dell’Unione europea.

E il 94,7 per cento delle imprese italiane ha meno di dieci addetti.

Si può continuare a discutere di salari, nota l’editorialista, ma senza affrontare dimensione aziendale, innovazione, management e produttività si torna sempre al punto di partenza.

Il Rapporto della Sapienza aggiunge che le imprese adottano strumenti digitali, cloud e robotica, ma faticano nell’uso dei dati e nella riorganizzazione dei processi: la ricerca esiste, il trasferimento verso il mercato resta debole.

Lo Stato quotidiano

Infine lo Stato, non quello astratto dei programmi elettorali ma quello di tutti i giorni.

Mastrapasqua descrive il paradosso di un’amministrazione che trasferisce ogni anno poco meno di un miliardo agli intermediari autorizzati tra cittadini e pubblica amministrazione: una intermediazione che supplisce a una complessità che dovrebbe essere affrontata dall’amministrazione stessa.

Il Rapporto della Sapienza ne mostra l’altra faccia: frammentazione delle competenze, coordinamento insufficiente, incertezza normativa e la necessità di valutare seriamente le politiche prima, durante e dopo la loro applicazione.

Il metodo che manca

Di fronte a tutto questo, la politica non è immobile.

Ma, immersa nella comunicazione quotidiana, rischia di non distinguere più i problemi strutturali dall’emergenza del giorno, finendo per trattare con strumenti temporanei questioni che richiederebbero continuità, concentrazione e tempo.

I due libri indicano anche una cura: Mastrapasqua chiude con dieci proposte concrete, il Rapporto della Sapienza chiede coordinamento, capacità tecnica e programmazione di lungo periodo.

Le singole ricette si possono discutere, condividere o respingere.

Ma il metodo, conclude Cassese, è difficilmente contestabile: prima conoscere, poi scegliere; prima ascoltare, poi parlare.

Forse il problema dell’Italia non è la scarsità delle idee, ma il fatto che le diagnosi più utili arrivano dalle “voci di dentro”, mentre la politica continua troppo spesso ad ascoltare il rumore di fuori.

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