Da Naomi Campbell ai banchieri in fuga da Londra, cresce il numero dei grandi patrimoni che scelgono il nostro Paese. E un beneficiario su cinque apre una società o una filiale in Italia.
L’ultima in ordine di tempo è stata Naomi Campbell.
La top model britannica ha trasferito casa e residenza a Milano, aggiungendosi alla lunga lista di milionari e miliardari che negli ultimi anni hanno scelto l’Italia anche per sfruttare la tassa piatta sui redditi prodotti all’estero.
Come riporta L’Economia del Corriere della Sera in un articolo firmato da Francesco Bertolino, secondo uno studio di Assonime i beneficiari del regime introdotto nel 2017 sarebbero ormai vicini a quota tremila.
All’inizio la crescita è stata lenta.
«C’era molta incertezza sulla tenuta politica del regime fiscale», spiega Alberica Brivio Sforza, managing director di Lombard Odier Italia, la banca svizzera specializzata nella gestione dei grandi patrimoni.
«Con il passare del tempo e dei diversi governi, la misura è rimasta intatta e le persone hanno preso fiducia. Negli ultimi due o tre anni gli arrivi hanno accelerato molto e il flusso è ancora in atto».
La spinta da Londra
La svolta è arrivata con la revisione della tassazione britannica dei non residenti, che ha spinto banchieri, gestori di fondi ed ereditieri a lasciare il Regno Unito per Paesi più accoglienti, non solo dal punto di vista fiscale.
E ora anche chi aveva scelto il Medio Oriente sta cambiando rotta: «A causa degli sviluppi geopolitici, stanno valutando altre soluzioni di lungo termine», osserva Brivio Sforza.
«L’Italia è uno dei principali poli di attrazione, non soltanto per la flat tax, ma anche per la qualità della vita, dell’istruzione e del contesto finanziario e professionale».
L’impatto sui conti
Il regime è stato criticato per il trattamento di estremo favore riservato a chi è già facoltoso, in contrasto con il principio di progressività del sistema fiscale.
Ma secondo la manager l’effetto sull’economia è positivo: il gettito aggiuntivo garantito dall’imposta sostitutiva sfiora gli 800 milioni, senza considerare l’indotto.
«Queste persone spendono più della media, l’80% di loro impiega almeno una persona e hanno investito circa quattro miliardi in immobili, tra prime e seconde case».
Il nodo della casa
Proprio l’abitazione è il tema più sensibile per l’opinione pubblica, anche se la domanda dei «ricchi migranti» si concentra su un segmento molto specifico.
«Vogliono tutti proprietà di grandi dimensioni e nelle zone più prestigiose», racconta Brivio Sforza.
«In poco tempo si è creata una domanda enorme a fronte di un’offerta molto limitata, e c’è addirittura chi alla fine ha rinunciato al trasferimento perché non trovava nulla».
Il tallone della giustizia
Trasferirsi in Italia significa anche trovare una scuola per i figli, aprire un conto, attivare le utenze e capire come funziona la legge italiana.
Ed è qui, secondo la manager, uno dei punti deboli del Paese: «Se vi fossero più certezza del diritto e tempi della giustizia più veloci, diversi gruppi sarebbero pronti a spostare in Italia interi rami d’azienda, usando il Paese come hub».
Non solo residenza
Circa un quinto dei beneficiari della flat tax ha comunque già costituito una società o una filiale in Italia.
Lo dimostra anche l’arrivo a Milano di diversi fondi di private equity, che hanno aperto una sede per seguire più da vicino investimenti e raccolta.
«Arrivano persone non solo ricche ma anche, mediamente, capaci e curiose, che si integrano con gli italiani e con altri expat», conclude Brivio Sforza.
«Da questi incontri possono nascere nuove opportunità di investimento in aziende italiane e club deal».








