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Mps-Intesa: una torta da 31,4 miliardi | L’analisi

Quanto incasseranno i soci di Siena. A Caltagirone 3,8 miliardi tra cash e azioni.

Il primo socio a cedere all’offerta di Intesa Sanpaolo, dopo il rilancio deciso dalla banca guidata da Carlo Messina, è stato il maggiore azionista di Monte dei Paschi.

Come riporta La Stampa, Delfin, forte del suo 17,5%, si appresta a incassare 665 milioni di euro e a portarsi quasi al 4% di Ca’ de Sass.

L’impegno ad aderire da parte dei soci della holding lussemburghese è arrivato in tempi record: una novità per gli eredi del fondatore di Luxottica, da oltre quattro anni impegnati in contenziosi che non hanno ancora sbloccato l’eredità.

Accettando la proposta di Messina, ciascuno di loro potrà contare, pro quota, su poco più di 83 milioni: una cifra che ha consentito di chiudere la questione in meno di 24 ore, nonostante lo scetticismo di Francesco Milleri.

Il ritocco deciso dal board presieduto da Gian Maria Gros-Pietro porta la componente in contanti a 1,25 euro, un aumento del corrispettivo che gli analisti consideravano rischioso ma che potrebbe far cedere anche gli altri soci del Monte ritenuti più vicini a Luigi Lovaglio.

Secondo il quotidiano torinese, la Plt Holding di Pierluigi Tortora, protagonista in primavera della rielezione dell’amministratore delegato con il sostegno di Delfin, starebbe valutando di consegnare il proprio 1,2%, attratta dalla possibilità di arricchire il bilancio con i 45 milioni di euro che le verserebbe Intesa Sanpaolo.

Nel complesso, la torta messa sul piatto da Ca’ de Sass vale 31,4 miliardi, con una componente in contanti salita a 3,8 miliardi dopo il rilancio.

E ce n’è per tutti.

La famiglia di Gaetano Caltagirone, considerata all’opposizione dell’attuale management del Monte, possiede il 13,5% di Mps: aderendo all’offerta pubblica di acquisto e scambio si ritroverebbe in mano un assegno da 513 milioni di euro, oltre a una quota del 2,9% del gruppo Intesa Sanpaolo che, ai valori attuali di Borsa, pesa oltre 3,2 miliardi.

BlackRock, grande azionista di entrambi gli istituti, riuscirebbe invece a rafforzarsi in Ca’ de Sass, salendo fino al 5,4%, e incasserebbe 177 milioni.

Per il ministero dell’Economia, ricostruisce La Stampa, l’operazione rappresenta l’occasione per recuperare una parte delle risorse spese per salvare Monte dei Paschi nel 2017.

All’epoca l’investimento fu di 5,4 miliardi, a cui si aggiunsero 1,6 miliardi per l’aumento di capitale del 2022.

Con le tre tranche di privatizzazione che hanno ridotto la partecipazione pubblica al 4,8%, via XX Settembre è riuscita a recuperare 1,6 miliardi tra il 2023 (920 milioni) e il 2024 (650 milioni a marzo e 1,1 miliardi a novembre).

Aderendo all’offerta, il ministero guidato da Giancarlo Giorgetti otterrebbe 185 milioni di euro e il controllo dell’1% di Intesa Sanpaolo: una partecipazione molto liquida, facilmente vendibile sul mercato per un valore superiore al miliardo.

In questo scenario, il costo del salvataggio varato dieci anni fa scenderebbe a circa 4 miliardi.

Il Banco Bpm guidato da Giuseppe Castagna, alleato di Lovaglio fino a pochi mesi fa, non dovrebbe presentarsi all’assemblea del 29 ottobre in quanto parte in causa: i soci sono infatti chiamati a votare sull’offerta pubblica di scambio lanciata dal Monte su Piazza Meda a ridosso di Ferragosto.

Ogni decisione dell’ex Popolare di Milano, che detiene il 3,7% di Mps, passerà al vaglio del consiglio di amministrazione; se dovesse decidere di aderire all’offerta di Intesa Sanpaolo, Bpm incasserebbe 142 milioni e poco meno dell’1% delle azioni di Ca’ de Sass.

Nel libro soci di Monte dei Paschi figurano anche numerosi fondi internazionali, tra cui spiccano Norges Bank e Vanguard, che come BlackRock sono azionisti di entrambe le banche al centro della contesa.

Il loro voto in assemblea sarà determinato anche dal giudizio dei proxy advisor come Iss e Glass Lewis, attesi a breve con indicazioni sull’esito del voto.

Norges, la banca centrale della Norvegia, possiede il 3,1% del Monte e aderendo otterrebbe 118 milioni.

Bottino più leggero per Vanguard: con il suo 2,1% del Monte, in caso di adesione all’offerta costruita da Carlo Messina incasserebbe 99 milioni di euro.

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