Dall’avvocatura di quarant’anni fa alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale
La professione legale attraversa una trasformazione profonda. L’intelligenza artificiale può accelerare il lavoro e ridurre i tempi necessari per molte attività, ma apre anche una questione centrale: come formare i giovani professionisti senza rinunciare all’analisi critica, al ragionamento e al rapporto con chi ha maggiore esperienza?
È uno dei temi affrontati da Antonio Auricchio, Socio Co-Responsabile del Dipartimento Contenzioso e Arbitrati di Gianni & Origoni, nell’ambito del Cenacolo della Ripartenza “Le professioni del futuro”, promosso dall’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia.
Auricchio parte dalla propria esperienza professionale, ormai vicina ai quarant’anni, per misurare la portata del cambiamento. La sua generazione, osserva, ha attraversato una delle più consistenti accelerazioni tecnologiche. All’inizio della sua attività, lo studio operava tra Roma, Milano e New York e utilizzava il telex per comunicare con i clienti. Oggi il lavoro è digitalizzato e deve confrontarsi con l’arrivo dell’intelligenza artificiale.
Auricchio: l’IA e il rischio di indebolire il percorso dei giovani
Proprio l’impatto dell’intelligenza artificiale sui giovani avvocati rappresenta uno dei passaggi centrali della riflessione di Auricchio.
La diffusione di questi strumenti nella professione legale ha infatti generato inizialmente una sua preoccupazione, soprattutto per chi si trova all’inizio della carriera. Il problema non riguarda soltanto ciò che la tecnologia riesce a fare, ma il modo in cui può incidere sul processo attraverso il quale un giovane impara ad analizzare un problema e a costruire un ragionamento.
«Personalmente ho avuto molto timore, non tanto per le figure più senior ma soprattutto per i giovani, perché il tema è come riuscire ancora a seguirli in un percorso in cui c’è l’analisi critica, il ragionamento», spiega Auricchio.
La questione riguarda anche il praticantato, tradizionalmente fondato sull’esperienza quotidiana e sull’apprendimento progressivo. Se alcune delle attività svolte in passato dai praticanti possono oggi essere affidate alla tecnologia, diventa necessario ripensare il percorso formativo.
Formazione e mentoring per governare la tecnologia
Per Auricchio, dunque, la risposta non consiste nel rinunciare all’innovazione. Al contrario, occorre insegnare ai giovani a governare gli strumenti tecnologici, evitando che il loro utilizzo diventi passivo.
Da qui nasce anche la necessità di una maggiore sinergia con il mondo universitario e di percorsi di formazione capaci di accompagnare l’alfabetizzazione tecnologica.
«Quella che viene definita un’alfabetizzazione del processo tecnologico deve portare anche il giovane a dominare lo strumento, non soltanto a servirsene in maniera asettica», sottolinea Auricchio.
L’intelligenza artificiale, inoltre, permette di ridurre i tempi necessari per numerose attività. Proprio quel tempo, secondo Auricchio, può diventare una risorsa da reinvestire nelle persone.
«Se l’intelligenza artificiale ci ha dato e ci dà la possibilità di ridurre i tempi di risposta e quindi di essere più efficienti, quel tempo noi lo dobbiamo utilizzare per stare dietro ai giovani, per avere più momenti di confronto, per seguire anche il loro percorso di crescita».
In questa prospettiva cambia anche il ruolo dei professionisti senior. Il mentoring acquista maggiore importanza proprio perché le attività ripetitive tendono progressivamente a ridursi. I giovani possono così confrontarsi prima con la clientela, con il diritto degli affari e con competenze diverse rispetto al passato.
Cosa cerca oggi un grande studio legale nei giovani
La trasformazione della professione modifica anche le caratteristiche richieste a chi entra in un grande studio legale.
La preparazione tecnica resta imprescindibile. Tuttavia, secondo Auricchio, oggi deve essere accompagnata da altre capacità. Tra queste c’è innanzitutto la conoscenza delle lingue. Se in passato l’inglese rappresentava un elemento distintivo, oggi costituisce sostanzialmente una base di partenza e può diventare necessario conoscere altre lingue.
Accanto alle competenze tecniche e linguistiche, emerge soprattutto la dimensione personale e organizzativa.
Per Auricchio, una delle caratteristiche più importanti è la capacità di lavorare in squadra. A questa si aggiunge la capacità di gestire la pressione professionale.
«La cosa più importante che noi vediamo in un giovane è innanzitutto la capacità di lavorare in squadra, ma se posso dire in maniera ancora più netta è la capacità secondo me di reggere lo stress, di gestire lo stress».
Una qualità che, nella sua analisi, non riguarda soltanto i grandi studi. L’accelerazione che ha interessato il mondo professionale ha infatti esteso queste dinamiche a realtà di dimensioni differenti.
Il futuro delle professioni richiede una visione di lungo periodo
La riflessione di Auricchio si allarga quindi dal mondo professionale alle trasformazioni che interessano il sistema Paese.
Di fronte a un quadro geopolitico complesso e a dinamiche che spesso non dipendono direttamente dall’Italia, Auricchio richiama la necessità di recuperare una capacità di visione. A suo giudizio, portare avanti programmi di lungo periodo richiede anche il coraggio di non lasciarsi frenare esclusivamente dalle esigenze elettorali immediate.
«La visione, portare un Paese dove lei diceva, comporta avere una guida di persone di visione», osserva Auricchio, sottolineando come il problema non riguardi soltanto l’Italia, ma anche altre democrazie.
Nel suo intervento trova spazio anche il tema dell’energia. Auricchio richiama il ritorno del dibattito sul nucleare e, nello stesso tempo, pone la questione degli investimenti nelle energie rinnovabili, collegandola anche al peso delle bollette sui consumatori.
L’avvocato è diventato anche un imprenditore
Un’altra trasformazione riguarda l’organizzazione stessa della professione.
Rispondendo a una domanda del presidente dell’Osservatorio Riparte l’Italia, Luigi Balestra, Auricchio individua nella crisi del 2008 una linea di demarcazione. Da quel momento i clienti hanno iniziato a ridurre i budget continuando, però, a richiedere le stesse prestazioni.
Di conseguenza, anche gli studi hanno dovuto prestare maggiore attenzione ai costi e adottare un’impostazione più aziendale.
«Oggi, indipendentemente dal numero delle persone, l’avvocato è diventato necessariamente un imprenditore», afferma Auricchio.
Tuttavia, questa evoluzione non deve trasformare la professione in una semplice attività di vendita del servizio. Auricchio mette in guardia da impostazioni troppo spinte e ribadisce quale debba rimanere il punto di riferimento: la competenza professionale. Le Professioni del Futuro Anton…
Tecnologia e competenze, perché studiare Giurisprudenza resta fondamentale
È proprio su questo terreno che emerge uno dei passaggi più significativi dell’intervento. La disponibilità immediata di informazioni attraverso smartphone, strumenti digitali e intelligenza artificiale potrebbe far sorgere una domanda: ha ancora senso affrontare un lungo percorso di studi in Giurisprudenza?
La risposta di Auricchio è positiva.
Le capacità tecnologiche, infatti, non possono sostituire le competenze tecniche. Inoltre, lo studio del diritto permette di comprendere in maniera più solida i concetti della democrazia e dello Stato di diritto, che Auricchio considera presìdi da coltivare.
Per questo consiglierebbe ancora a un giovane di affrontare serenamente il percorso universitario quinquennale in Giurisprudenza.
Auricchio ai giovani: curiosità e motivazione per costruire il futuro
Il contributo si chiude proprio con un messaggio rivolto alle nuove generazioni.
In un mercato professionale attraversato dall’innovazione tecnologica, la differenza non passa soltanto dalla conoscenza dei nuovi strumenti. Restano centrali la curiosità, la motivazione ad approfondire e la disponibilità a confrontarsi con realtà e opinioni differenti.
«Siate curiosi, siate la curiosità e la spinta motivazionale», è l’invito rivolto da Auricchio ai ragazzi presenti. La crescita dei giovani, conclude, nasce dalla volontà di capire, scoprire altri mondi e confrontarsi anche con chi ha idee diverse. Ed è proprio sui giovani che occorre continuare ad avere «una fiducia estrema per il futuro».








