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Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: “L’università deve aprirsi a tutti i talenti e diventare sempre più globale”

La rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore traccia le priorità dell’ateneo: Piano Africa, integrazione dei saperi, diritto allo studio e crescita degli studenti stranieri.

I cambiamenti sociali e tecnologici stanno ridisegnando le strategie delle università di tutto il mondo e l’Università Cattolica di Milano ha scelto di puntare sul Piano Africa, un progetto che sta costruendo legami stabili con gli atenei del continente per formazione, ricerca e Terza missione.

A illustrare la visione dell’ateneo è Elena Beccalli, in un’intervista rilasciata a Fabrizio Guglielmini del Corriere della Sera.

Sul fronte internazionale, Beccalli indica due direttrici.

Da un lato, «l’ampliamento della dimensione globale attraverso accreditamenti, attenzione ai ranking e nuovi dual degree, le doppie lauree che si conseguono in collaborazione con atenei stranieri».

Dall’altro, «un orientamento più identitario ispirato alla solidarietà», volto a proseguire il Piano Africa, che prevede anche periodi di volontariato nel continente per gli studenti, «sempre in rapporti alla pari».

Diritto allo studio

Tema centrale resta quello dell’accesso, in un contesto in cui molti studenti non riescono a ottenere alloggi e borse di studio.

«Penso che tutti gli atenei devono preoccuparsi di favorire l’accesso, dal momento che siamo il penultimo Paese in Europa per numero di laureati», sottolinea la rettrice, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera.

«Occorrono maggiori risorse pubbliche ma allo stesso tempo bisogna individuarne nel privato».

Anche il fundraising, aggiunge, può essere sviluppato per sostenere i meno abbienti: «Dobbiamo essere pronti a favorire quei talenti che non possono contare su risorse proprie per studiare».

La Cattolica destina ogni anno due milioni di euro agli studenti che, pur avendone i titoli, non ricevono sostegno per studio e alloggio.

«Copriamo il gap dove non arriva il pubblico ma è evidente che anno dopo anno saranno sempre più importanti nuove alleanze con il mondo produttivo».

La Scuola di integrazione dei saperi

Nel 2027 l’ateneo lancerà la Scuola di integrazione dei saperi, un progetto che punta a sviluppare l’interdisciplinarità e a promuovere il dialogo tra discipline diverse, sia nella progettazione dei percorsi di studio sia nella ricerca accademica.

«In pratica sono corsi che propongono un nuovo metodo di lavoro agli studenti evitando gli eccessi specialistici», spiega Beccalli.

Crescono gli studenti stranieri

Le immatricolazioni dall’estero sono in aumento: quest’anno gli studenti stranieri rappresentano il 13,4% delle matricole, che sono 12.200, con una crescita del 3,1% rispetto all’anno precedente.

Arrivano soprattutto da altri Paesi europei, dalla Cina e dagli Stati Uniti, «dopo aver verificato a fondo la nostra affidabilità».

Per la rettrice, occorre mantenere «un livello qualitativo alto e di stampo globale».

La sfida dell’intelligenza artificiale

L’AI, osserva Beccalli, «impatta sull’ambito educativo in maniera fortissima: cambiano le modalità di studio e il modo di fare ricerca».

Il compito delle università è offrire a studenti e ricercatori strumenti continuamente aggiornati che, in ottica interdisciplinare, sappiano rivelare le implicazioni non solo tecnologiche ma anche filosofiche e sociali dell’intelligenza artificiale.

La fuga dei laureati

Ogni anno tra i 20 e i 25 mila laureati lasciano l’Italia per lavorare all’estero.

Per arginare il fenomeno, secondo la rettrice, le università già fanno molto, soprattutto mantenendo un dialogo continuo con le aziende italiane che potrebbero impiegare i neolaureati.

«Detto questo occorre creare le condizioni di contesto (casa, welfare, sicurezza) per rendere l’Italia di nuovo accessibile e inclusiva per chi sceglie di lavorare e crearsi una famiglia qui».

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