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Spagna: la grande scommessa di Pedro Sánchez può essere l’ultima | L’editoriale del Financial Times

I sondaggi indicano che il voto anticipato del 29 novembre potrebbe essere l’ultimo azzardo del premier spagnolo.

Pedro Sánchez ha costruito la sua carriera politica sulle scommesse ad alto rischio.

L’ultima, forse la più audace, è la convocazione di elezioni anticipate per il 29 novembre: il primo ministro spagnolo punta a trasformare la crisi abitativa, che ha portato in piazza migliaia di persone, nell’occasione per regolare i conti con le opposizioni di destra.

Ma, come osserva il Financial Times in un editoriale pubblicato il 7 ottobre, i sondaggi suggeriscono che potrebbe essere la sua ultima partita.

I numeri non sorridono ai socialisti.

Il PSOE è fermo al 26 per cento, ben distante dal Partido Popular, accreditato del 32 per cento, e dal suo probabile alleato di coalizione, la destra populista di Vox, al 18 per cento.

A sinistra, Podemos e Sumar restano entrambi sotto le due cifre, divisi e senza una guida, indeboliti anche da un Sánchez che ha fatto proprio il linguaggio della sinistra populista.

Una partita che va oltre Madrid

In gioco non c’è soltanto la direzione della Spagna, ma il futuro stesso della sinistra in Europa.

Lunedì Sánchez ha rivendicato che il Paese è diventato un “punto di riferimento globale per la pace, il femminismo e la prosperità”.

Il premier è oggi un portabandiera progressista piuttosto isolato nell’Unione europea: favorevole all’immigrazione e alla regolamentazione del settore tecnologico, scettico sul riarmo, apertamente anti-Trump.

Una sua sconfitta potrebbe aprire la strada a una coalizione tra centrodestra e destra nazional-populista, con possibili ripercussioni anche per Bruxelles.

Un governo senza maggioranza

Dal suo arrivo alla Moncloa nel 2018, Sánchez non ha mai potuto contare su una maggioranza parlamentare.

L’attuale esecutivo si è trasformato in un “governo zombie”, in larga parte incapace di approvare riforme di rilievo, travolto dagli eventi e impantanato negli scandali di corruzione.

Il premier denuncia spesso i pericoli che una destra autoritaria rappresenterebbe per la democrazia, ma ha fatto ricorso in misura crescente ai decreti.

Per la Spagna, sottolinea il quotidiano londinese, un ritorno anticipato alle urne è comunque un’opportunità: un azzeramento parlamentare e almeno la possibilità di un governo più stabile.

I suoi avversari conservatori hanno a lungo contestato la legittimità del suo mandato.

Dal 2018 Sánchez ha guidato una serie di governi di minoranza, da quando il PSOE riunì le opposizioni, partiti nazionalisti compresi, per far cadere con una mozione di sfiducia il premier popolare Mariano Rajoy.

Dopo le elezioni anticipate del 2023, i socialisti, arrivati secondi, hanno dato vita a un fragile governo di minoranza grazie al sostegno degli indipendentisti catalani, in cambio di un’amnistia per i condannati per i reati legati al tentativo di secessione illegale della Catalogna.

L’amnistia è stata il principale risultato legislativo del governo: ha contribuito alla distensione in Catalogna, disinnescando le tensioni, ma ha profondamente diviso il Paese.

La carta della casa

L’ultima, brusca manovra del premier punta a cavalcare l’ondata di rabbia per la crisi degli alloggi e per lo sfratto di una donna di 87 anni dal suo appartamento di Madrid.

Sánchez si presenta come il campione progressista dei diritti degli inquilini contro un’opposizione conservatrice che la settimana scorsa ha bocciato due decreti d’urgenza sulla casa del suo governo, un’opposizione che, a suo dire, difende gli interessi di un’élite predatoria.

Il leader socialista ha una lunga storia di colpi a sorpresa contro avversari colti impreparati.

Ma questa volta l’azzardo appare forzato persino per lui: la carenza di abitazioni è peggiorata proprio nei suoi otto anni di governo, aggravata da un’immigrazione di massa.

Un bilancio in chiaroscuro

L’economia spagnola vanta risultati di tutto rispetto.

Ma i due motori della crescita, i fondi europei per la pandemia e un’immigrazione senza freni, si stanno esaurendo o hanno raggiunto il limite dell’accettazione pubblica.

La deriva del governo e le accuse di corruzione che coinvolgono la cerchia più stretta del premier hanno lasciato il segno.

In un sistema politico polarizzato e ad alta tensione, i critici di Sánchez hanno spesso messo in dubbio con veemenza la sua legittimità.

Ma il premier non ha mai avuto timore di polarizzare a sua volta il dibattito, agitando lo spettro dell’estrema destra per distogliere l’attenzione dal proprio operato.

Questa volta, conclude il Financial Times, potrebbe non bastare.

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