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Javier Cercas, scrittore e saggista: “Spagna, un Paese che cresce ma non dà la casa ai più deboli”

Lo scrittore spagnolo in un’intervista a la Repubblica: «Il governo Sánchez ha fatto bene in politica estera, ma non doveva allearsi con i catalani di Junts, che sono reazionari».

«Siamo al paradosso di un Paese che cresce ma non dà la casa ai deboli».

Così Javier Cercas, 64 anni, scrittore e saggista spagnolo, descrive la crisi abitativa che scuote la Spagna, in un’intervista rilasciata a Benedetta Perilli per la Repubblica, mentre a Madrid le tende degli Indignados tornano a riempire la Puerta del Sol.

Cercas ricorda che l’anno scorso, quando lui e lo chef Joan Roca furono nominati catalani dell’anno, venne chiesto loro quale fosse il problema sociale più importante della Spagna: entrambi risposero la casa.

Una crisi che, secondo lo scrittore, rischia ora di travolgere l’esecutivo guidato da Pedro Sánchez.

Per Cercas quanto accaduto nei giorni scorsi è il sintomo di un problema antico, che non si risolve con un decreto ma con politiche profonde e di lungo periodo.

«La Spagna è una delle economie più dinamiche d’Europa, ma si tratta di una crescita macroeconomica: crescono i grandi numeri, ma la gente non percepisce prosperità. E la casa è il caso più drammatico, perché è elementare».

Un governo che si definisce progressista, osserva, nella seconda legislatura si è appoggiato alla destra e talvolta all’estrema destra, «anzi alla peggiore estrema destra»: Junts per la Catalogna, «che ovviamente non è un partito progressista».

Da qui, secondo lo scrittore, il peccato originale: aver finto di costruire un governo con una maggioranza progressista che non c’era.

«Non ci possiamo stupire che abbiano bocciato il decreto».

La via d’uscita, per Cercas, sarebbe stata un’intesa tra i due grandi partiti: «Il Partito Socialista non è il partito più votato in Parlamento, lo è il Partito Popolare».

Una grande coalizione alla tedesca, che in Spagna non è mai riuscita, «mentre Popolari e Socialisti in Europa governano insieme da decenni».

Un giorno, prevede, accadrà.

Quanto a Junts, che ha sostenuto il Psoe solo per ottenere l’amnistia, «adesso che l’ha ottenuta lo ha bocciato».

Per questo, conclude, «questa legislatura è stata drammatica».

Il problema, sottolinea lo scrittore, non riguarda soltanto l’attuale esecutivo: anche i governi precedenti non hanno fatto meglio, e dal Partito Popolare non ci si aspettano politiche progressiste.

In Spagna circa l’80 per cento delle persone possiede una casa, contro il 10 o il 20 per cento della Germania: esiste una cultura abitativa legata alla proprietà, non all’affitto.

«Il problema è complesso: qui si costruisce pochissima edilizia sociale e nel 2025 ci sono stati 25 mila sfratti».

Lo sgombero di Maricarmen, racconta, è stata la miccia che ha acceso il fuoco.

Chi può trarre vantaggio da questo incendio?

«Al governo fa comodo, e la prova è che molto probabilmente verranno convocate elezioni anticipate», sostiene Cercas, che punta il dito anche sulla gestione dell’immigrazione a Ceuta e sulla demonizzazione del migrante, elemento che unisce l’estrema destra in tutta Europa.

Secondo lo scrittore, chi protesta oggi non voterà a destra, ma potrebbe dare un’altra possibilità alla sinistra, credendo che possa risolvere il problema.

Quale soluzione, allora?

«Io non ce l’ho ma sono sicuro che non può arrivare da un giorno all’altro».

La vulnerabilità della democrazia, avverte, è che si pensa solo alle prossime elezioni.

Cercas cita un incontro alla Complutense con Emmanuel Macron sulla depressione democratica che attraversa il continente: «L’Europa è un baluardo della democrazia, ma è un baluardo assediato: Trump, Putin, Xi Jinping vogliono distruggerla perché ci vedono un nemico economico e politico».

Le prossime elezioni francesi, con Le Pen e Mélenchon, saranno a suo dire il vero test.

Le proteste di piazza, che stanno arrivando anche in Francia, possono aiutare?

«Ma ciò che crea il vero cambiamento sono i voti e le leggi».

Al governo di Sánchez lo scrittore riconosce di aver fatto bene in politica internazionale, ma non sulla casa.

Essere progressisti, per Cercas, significa puntare al benessere della maggioranza e della minoranza, creare una società con meno disuguaglianze, dove la libertà conviva con l’equilibrio, «come Maricarmen».

E un leader capace di farlo?

«Non mi interessano i leader, la politica non sono i leader ma le leggi. Sono un socialdemocratico e nella vita pubblica aspiro a una noia scandinava, a una Norvegia con sole e tapas».

Salute e scuola pubblica, diritto alla casa: «I leader carismatici mi innervosiscono. Il carisma mi piace solo nelle stelle del rock’n’roll».

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