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Manovra 2027: lo spread mette a rischio la detassazione delle tredicesime | Lo scenario di Sergio Rizzo

Il ritorno delle tensioni sui titoli di Stato complica i piani del governo Meloni per l’ultima legge di bilancio della legislatura. Dubbi anche su bonus edilizio, canone Rai e taglio Irpef.

La detassazione delle tredicesime, il colpo a sorpresa allo studio da mesi a Palazzo Chigi per la fine dell’anno, rischia di saltare.

A rimettere tutto in discussione è la risalita dello spread.

Lo scrive Sergio Rizzo su MF-Milano Finanza, sottolineando come la misura non sarebbe stata soltanto un regalo di Natale per i contribuenti, ma soprattutto una mossa per preparare nel migliore dei modi la volata elettorale.

Il nodo, spiega il quotidiano, sono i costi.

Alla detassazione della mensilità aggiuntiva di dicembre si sommerebbero infatti altre sorprese che l’ultima manovra della legislatura dovrebbe, secondo logica, contenere.

Si parla di un nuovo bonus edilizio, mentre Forza Italia non ha ancora archiviato l’idea di abolire il canone Rai, dopo essere stata presa in contropiede dalla decisione della premier di tagliare il bollo auto.

Ogni ipotesi, però, rischia ora di essere campata per aria.

Il peso della procedura d’infrazione

L’Italia è rimasta sotto il giogo della procedura d’infrazione europea per deficit eccessivo aperta nel 2024, un pesante handicap che Giorgia Meloni cerca di aggirare chiedendo a Bruxelles margini di flessibilità, motivati con l’inflazione in crescita per cause esterne.

Una missione definita da MF difficile, se non disperata.

Alle difficoltà legate agli effetti delle guerre si aggiunge infatti il problema del debito pubblico: le tensioni delle ultime settimane sui mercati dei titoli di Stato potrebbero complicare ulteriormente il quadro, insieme agli aiuti offerti dalle grandi aziende energetiche pubbliche sotto forma di sconti su carburanti e bollette.

Lo spread torna a salire

Sedici mesi fa il differenziale tra Btp e Bund tedeschi era sceso sotto la soglia psicologica dei 100 punti base, tanto che la presidente del Consiglio aveva rivendicato in Parlamento che i titoli italiani erano considerati più sicuri di quelli tedeschi.

Da inizio settembre, invece, lo spread ha ripreso a crescere con decisione, arrivando a 123 punti base.

Secondo gli esperti la radice del problema sarebbe in Francia, dove lo spread tra Oat e Bund ha superato i 140 punti, ma il rischio contagio per l’Italia non appare rassicurante: lo spread spagnolo si attesta a 64 punti, circa la metà di quello italiano, che risulta superiore perfino a quelli di Grecia (105) e Slovacchia (103).

Segnali, osserva il quotidiano, non di maggiore sicurezza, ma di una più marcata fragilità rispetto ai Paesi con un debito pubblico ritenuto più debole.

Giorgetti e Leo frenano

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha avvertito che “non tutte le cose che sono state annunciate entreranno in manovra” e che “il contesto richiede una attenzione maggiore”.

Ancora più esplicito il viceministro Maurizio Leo: “Sarà una legge di bilancio difficile, per effetto dell’inflazione e del debito pubblico”.

Chi sperava in un deciso taglio dell’Irpef dovrà accontentarsi di un lieve ampliamento dello scaglione del 33%, da 50 a 60 mila euro.

L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, conclude MF, farà crescere la spesa per interessi, mettendo in crisi decisioni che sembravano acquisite, come il forte incremento degli stanziamenti militari, ma anche le aspirazioni di chi puntava a una manovra capace di alleviare le difficoltà economiche dell’elettorato in vista del voto.

Tanto più se, come qualcuno nella maggioranza auspica, le politiche dovessero essere anticipate alla primavera per farle coincidere con amministrative di peso: a maggio si vota anche per eleggere il sindaco di Roma.

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