Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Casa: l’emergenza abitativa europea, quando il prezzo precede i valori | L’analisi di Luca Mazza

Da Madrid a Milano, anziani, famiglie e giovani rischiano di perdere l’alloggio. Avvenire: «Serve una politica strutturale».

Sono milioni, in Italia e nel resto d’Europa, le persone che rischiano di perdere la casa senza diventare un simbolo.

A dare loro un volto, in Spagna, è stata Maricarmen, 87 anni, portata via in barella dall’abitazione madrilena in cui viveva da 71 anni e diventata l’emblema di una protesta nazionale.

È da qui che parte l’editoriale di Luca Mazza pubblicato su Avvenire, intitolato «Quando il prezzo precede i valori», dedicato alla crisi abitativa che attraversa il continente.

Negli stessi giorni delle migliaia di tende piantate nella capitale spagnola, ricorda il quotidiano, a Milano, nel quartiere periferico di Quarto Oggiaro, è scesa in strada Andreina, 85 anni, vedova e sola.

Anche lei rischia di dover lasciare la casa in cui vive da quasi mezzo secolo e ha organizzato un presidio insieme ad altri nove nuclei familiari coinvolti nella stessa vicenda.

«Dopo 45 anni, potrei perdere la mia casa. La notte non riesco più a dormire», ha raccontato davanti alle telecamere del Tgr Lombardia.

Gli appartamenti furono conferiti dal Comune a un fondo nel 2008: molti inquilini li acquistarono, altri rimasero in affitto.

Oggi i nuovi proprietari chiedono che gli immobili vengano liberati, mentre una soluzione definitiva con un nuovo alloggio a canone calmierato non è ancora arrivata.

I numeri

In Italia, nel 2024, sono stati eseguiti oltre 21 mila sfratti, mentre i provvedimenti emessi hanno superato quota 40 mila.

Ma gli sfratti, sottolinea Avvenire, sono soltanto la parte più evidente di una crisi molto più ampia, che riguarda anziani con redditi insufficienti, famiglie che non reggono più i canoni in aumento, lavoratori che non possono permettersi di vivere nella città in cui lavorano e giovani costretti a rinviare l’uscita dalla casa d’origine.

Qualche anno fa furono gli universitari a piantare le tende davanti agli atenei contro il «caro-stanze»: da allora, osserva l’editoriale, la situazione non è migliorata.

Non è solo una questione di prezzo, ma di stabilità.

Gli affitti a lungo termine si sono ridotti mentre crescevano le locazioni brevi, ormai un terzo degli annunci nelle grandi città.

Il proprietario cerca protezione dal rischio di morosità, chi cerca casa trova un’incertezza crescente.

Il paradosso dei proprietari

L’Italia resta un Paese di proprietari: circa il 74% delle famiglie vive in un’abitazione di proprietà.

Un modello che, secondo Avvenire, contiene una contraddizione: protegge chi la casa ce l’ha, ma rende più difficile l’accesso a chi non la possiede, soprattutto nelle metropoli.

Il nodo, per il giornale, è culturale: la casa deve essere un bene da cui ricavare il massimo rendimento o, prima di tutto, un posto in cui vivere?

Per restituirle la sua funzione abitativa, si legge, va messa in discussione un’impostazione dominante da decenni, in cui la logica speculativa ha prevalso sui bisogni dei residenti.

Le risposte politiche

L’emergenza casa è ormai in cima all’agenda dell’Unione europea, ma spetta ai singoli Stati tradurla in misure concrete.

In Italia il Piano Casa del governo punta sul recupero del patrimonio pubblico e sull’aumento dell’offerta, ma con risorse limitatissime rispetto alla portata del disagio.

Tra le ipotesi per la prossima legge di Bilancio è spuntata una cedolare secca al 5% sui contratti a canone concordato di lunga durata: uno strumento utile, rileva l’editoriale, ma che non può sostituire una politica strutturale.

Una tassazione più bassa non risolve automaticamente la scarsità di immobili nelle grandi città.

Una casa sfitta, una affittata a lungo termine, una destinata agli studenti e una usata per affitti brevi, osserva Avvenire, non producono lo stesso valore sociale.

La leva fiscale dovrebbe quindi guardare alla destinazione dell’alloggio, non necessariamente per penalizzare la proprietà, ma per premiare ciò che aumenta davvero l’offerta residenziale stabile.

Servono più alloggi pubblici, il recupero di quelli inutilizzati, social housing accessibile e strumenti capaci di ridurre il rischio di morosità per i proprietari senza scaricarlo sugli inquilini.

L’avvertimento finale è netto: se la casa continuerà a essere trattata soprattutto come una rendita, le tensioni sono destinate ad allargarsi, nei luoghi e nelle fasce di popolazione coinvolte.

E l’emergenza abitativa diventerà non più una delle grandi questioni sociali con cui l’Europa dovrà fare i conti, ma «la» questione.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.