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Lavori stradali: nel 2026 cresce il valore della produzione, ma esplodono i costi per le imprese | I dati Siteweb ad Asphaltica 2026

L’analisi semestrale SITEB: produzione verso 34,8 milioni di tonnellate di asfalto (+3,6% vs 2025) e 4 miliardi di euro di produzione e posa in opera (+5,3%). Aumenti medi del costo del bitume del 70% nei primi 8 mesi dell’anno: “La revisione prezzi non compensa gli aumenti”

Al via Asphaltica 2026, la filiera delle infrastrutture stradali si ritrova a Bologna.

Il settore delle pavimentazioni stradali conferma nel 2026 un andamento positivo dei volumi e del valore della produzione, ma deve fare i conti con una forte crescita dei costi industriali e con un sistema di revisione prezzi che, secondo gli operatori, non riesce a compensare gli aumenti effettivamente sostenuti dalle imprese.

È questa la fotografia del comparto tracciata da SITEB – Strade Italiane E Bitumi in occasione della giornata di apertura di ASPHALTICA 2026, il Salone dedicato alle tecnologie, alle soluzioni e alle infrastrutture stradali in corso fino a sabato a Bologna, promosso dall’Associazione e da Bolognafiere.

Secondo prime stime SITEB, nel 2026 la produzione di conglomerato bituminoso raggiungerà 34,8 milioni di tonnellate, in crescita del 3,6% rispetto ai 33,6 milioni del 2025.

Ancora più significativa la dinamica del valore della produzione e della posa in opera per la manutenzione stradale, che sale a circa 4 miliardi di euro, dai 3,8 miliardi dello scorso anno, con un incremento del 5,3%.

Il settore mantiene inoltre una base occupazionale stabile, con circa 40.000 addetti, mentre cresce il numero degli impianti di produzione: sono 430 nel 2026, contro i 415 del 2025 e i 400 del 2024, con un aumento del 3,6% nell’ultimo anno.

La crescita dei valori economici del comparto deve tuttavia fare i conti con la forte accelerazione dei costi di produzione.

Il principale elemento di criticità segnalato dagli operatori riguarda infatti l’aumento del costo del petrolio e del gas, che incide sia sulla produzione del conglomerato bituminoso sia sulle attività di trasporto.

In Italia gli impianti di produzione dell’asfalto sono alimentati per circa il 50% a gas metano e per il restante 50% a olio combustibile.

A questa pressione si aggiunge quella sul principale componente del conglomerato: il bitume ha registrato un incremento di costo del 65-70%, nei primi otto mesi dell’anno (mediamente da 420 € a oltre 700 € a tonnellata) determinando una significativa crescita dei costi industriali sostenuti dalle imprese.

Una situazione che, secondo SITEB, rischia di creare forti tensioni soprattutto nell’esecuzione degli appalti pubblici.

Il meccanismo TOL 5 – Tipologie omogenee di lavorazioni per la revisione prezzi nei lavori pubblici, predisposto dall’ISTAT e introdotto dal Governo Draghi, viene infatti considerato dagli operatori non adeguato a riflettere pienamente l’entità degli aumenti: in presenza di incrementi dei costi molto più consistenti, il meccanismo riconosce variazioni minime, nell’ordine del 3-4%.

“Il 2026 conferma la vitalità del comparto delle infrastrutture stradali, con una produzione di conglomerato bituminoso in crescita e un valore della produzione e posa in opera che raggiunge i 4 miliardi di euro.

Ma dietro questi numeri c’è una realtà industriale molto più complessa: le imprese stanno affrontando una forte crescita dei costi energetici, del trasporto e delle materie prime, con il bitume che ha registrato aumenti in alcuni casi pari anche al +70%.

Il rischio è che, non riuscendo i meccanismi oggi disponibili per la revisione dei prezzi a intercettare la reale dinamica dei costi, si creino tensioni nella realizzazione delle opere pubbliche, mettendo sotto pressione la sostenibilità economica degli appalti”, sottolinea Raffaella Donghi, Presidente SITEB.

CAM Strade: un passo avanti per innovazione e recupero dei materiali, ma con qualche riserva

Accanto alla questione dei costi, SITEB richiama l’attenzione anche sull’attuazione del CAM Strade, a quasi due anni dall’entrata in vigore del relativo decreto.

Secondo l’Associazione, il provvedimento ha avuto un effetto positivo sul settore, contribuendo a favorire e rendere più diffuse tecnologie orientate al riutilizzo dei materiali di recupero e alla riduzione dei consumi energetici.

Permangono però difficoltà nella concreta applicazione delle nuove disposizioni.

In particolare, secondo SITEB, molti Enti pubblici proprietari delle strade, soprattutto piccoli Comuni e Province, non hanno avuto tempi e strumenti sufficienti per prepararsi all’applicazione del CAM, che, pur essendo obbligatorio, risulta quindi ancora frequentemente disatteso.

“Il CAM Strade rappresenta un’importante occasione per accelerare la trasformazione del settore, perché valorizza il recupero dei materiali, l’economia circolare e le tecnologie capaci di ridurre i consumi energetici e limitare l’impronta carbonica del settore.

Ora è necessario mettere gli Enti proprietari delle strade nelle condizioni di applicarlo concretamente, accompagnando le nuove regole con competenze, strumenti e una programmazione adeguata.

Allo stesso tempo, occorre affrontare con urgenza il tema dei costi e della revisione prezzi: una rete stradale moderna, sicura e sostenibile richiede investimenti, ma anche condizioni economiche che consentano alle imprese di realizzare le opere garantendone qualità e durabilità”, ha concluso la Donghi.

I numeri del settore stradale – SITEB

2026 (stime) 2025 2024 2021 2019 26/25
Conglomerato bituminoso (mln di ton.) 34,8 33,6 33,6 37,6 30,1 +3,57%
Valore produzione e posa in opera – manutenzione (mln €) 4.000 3.800 3.700 3.570 2.260 +5,26%
Addetti 40.000 40.000 38.000 35.000 32.000 0%
Impianti di produzione 430 415 400 400 380 +3,61%
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