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Antonella Polimeni, Rettrice Università La Sapienza di Roma: «Le professioni devono essere contaminate con competenze che aiutino a gestire la complessità»

In un mercato del lavoro attraversato dall’intelligenza artificiale, dall’evoluzione delle competenze e da nuovi modelli organizzativi, la sfida non consiste soltanto nell’individuare quali saranno le professioni più richieste. Occorre, piuttosto, ripensare la formazione e costruire figure capaci di affrontare problemi complessi attraverso il dialogo tra discipline differenti.

È uno dei punti centrali dell’intervento di Antonella Polimeni, Rettrice di Sapienza Università di Roma, all’incontro “Le professioni del futuro”, che si è svolto il 15 settembre 2026 al Circolo Magistrati della Corte dei conti di Roma, nell’ambito dei Cenacoli della Ripartenza dell’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia.

Nel corso del confronto, Polimeni ha affrontato i temi dell’orientamento, della formazione continua, dell’intelligenza artificiale e del rapporto tra università, imprese e professioni. Inoltre, ha dedicato particolare attenzione all’attrattività del sistema italiano e alla necessità di creare condizioni adeguate per trattenere e far rientrare ricercatori e giovani professionisti.

Sapienza, crescono gli iscritti e restano attrattive sanità e discipline STEM

Il punto di partenza è rappresentato dall’andamento delle iscrizioni alla Sapienza. Polimeni ha ricordato una crescita del 12% e ha richiamato l’aggiornamento della classifica per aree scientifiche di Shanghai, che ha consolidato il primato italiano dell’Ateneo con posizionamenti rilevanti a livello mondiale.

Sul fronte delle scelte universitarie, resta forte l’attrattività dell’area sanitaria. Medicina e chirurgia e le professioni sanitarie continuano a richiamare studenti. Polimeni ha segnalato anche una ripresa delle iscrizioni a scienze infermieristiche, dopo una precedente flessione. Un elemento che assume rilievo alla luce della carenza di queste professionalità sul territorio nazionale.

Allo stesso tempo, secondo la Rettrice, i dati smentiscono l’idea di una scarsa attrattività delle cosiddette scienze dure. Registrano buone iscrizioni anche i corsi STEM, comprese ingegneria aerospaziale, ingegneria biomedica e le aree legate all’ingegneria informatica.

Orientamento e formazione continua per affrontare il cambiamento

La questione delle professioni del futuro parte però prima dell’ingresso nel mercato del lavoro. Per Polimeni serve un orientamento consapevole che accompagni gli studenti durante il percorso scolastico e non si limiti agli Open Day.

Parallelamente, diventa centrale il Long Life Learning, cioè la formazione continua. Le competenze devono essere aggiornate anche durante la vita professionale, attraverso strumenti che comprendono mentoring e tutoring.

In questa prospettiva, la Rettrice individua come decisivo il rapporto tra università e scuola e tra università, imprese e mondo del lavoro. Il PNRR ha contribuito ad alimentare questa relazione, ma la questione, secondo Polimeni, riguarda ora la capacità di rendere sostenibile la rete costruita.

Il Covid e il nuovo rapporto dei giovani con il lavoro

Nell’analisi della Rettrice trova spazio anche la cesura determinata dalla pandemia. Il Covid ha modificato il rapporto con il lavoro e ha alimentato una riflessione sulla qualità della vita e sull’organizzazione dei tempi.

Polimeni ha richiamato anche il fenomeno delle grandi dimissioni, più marcato negli Stati Uniti ma presente anche in Italia. La pandemia ha quindi segnato, nella sua lettura, un prima e un dopo nel modo di guardare al lavoro.

Intelligenza artificiale, superare la separazione tra cultura scientifica e umanistica

Uno dei passaggi principali dell’intervento riguarda l’intelligenza artificiale. Per Polimeni, la complessità impone di superare una separazione sempre meno attuale tra cultura scientifica e cultura umanistica.

La formazione deve fornire una vera e propria “cassetta degli attrezzi”. Per farlo, discipline differenti devono dialogare in modo strutturato. L’obiettivo è consentire sia ai giovani sia a chi deve aggiornare le proprie competenze di acquisire strumenti adeguati per interpretare fenomeni nuovi.

Un esempio arriva proprio dalla Sapienza. All’inizio del rettorato di Polimeni, l’Ateneo ha avviato un corso di laurea in filosofia e intelligenza artificiale, che nel 2026 ha completato il primo percorso triennale e avviato quello magistrale.

L’obiettivo non è trasformare i filosofi in ingegneri dell’informazione, né compiere il percorso opposto. Si punta invece a costruire profili capaci di affrontare i problemi da prospettive diverse. In questo processo assume un ruolo centrale anche l’etica, componente fondamentale della formazione filosofica e del rapporto con le nuove tecnologie.

Il medico del futuro dovrà saper utilizzare l’intelligenza artificiale

La contaminazione tra discipline interessa direttamente anche la medicina. Polimeni ha ricordato l’esperienza formativa che mette in relazione l’area medica con le scienze dure, compresa l’intelligenza artificiale.

Per la Rettrice, infatti, è ormai impensabile immaginare che il medico del futuro, soprattutto nella diagnostica avanzata, non disponga degli strumenti necessari per gestire l’IA. Inoltre, Polimeni ha evidenziato la motivazione degli studenti coinvolti in questi percorsi.

Intelligenza artificiale, perché la formazione di base resta essenziale

L’avanzamento tecnologico, tuttavia, non significa rinunciare alle conoscenze fondamentali. Di fronte alla possibilità che l’IA recuperi rapidamente informazioni, norme o soluzioni, Polimeni ha difeso il ruolo della formazione di base.

Secondo la Rettrice, le basi di impostazione e anche una componente mnemonica devono rimanere. La tecnologia può ampliare le possibilità, ma non deve sostituire la costruzione del pensiero.

A questo proposito, Polimeni ha richiamato una riflessione del premio Nobel Giorgio Parisi, professore emerito della Sapienza, sulla necessità di mantenere cautela nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Il rischio, prendendo come esempio la matematica, è che un ricorso non adeguatamente governato all’IA impedisca alle nuove generazioni di sviluppare autonomamente il pensiero necessario alla ricerca.

Fuga dei cervelli, salari e condizioni di lavoro

Dal tema della formazione, il confronto si è quindi spostato sull’attrattività dell’Italia e sulla fuga dei cervelli. Polimeni ha sottolineato la solidità del sistema formativo italiano e ha ricordato, in particolare, l’attrazione esercitata in passato dal Regno Unito verso specialisti italiani dell’area medica.

La questione riguarda anche le condizioni che i giovani trovano all’estero. Nell’area della ricerca e nelle professioni mediche, il tema salariale rappresenta un elemento rilevante. A questo si aggiunge la possibilità di lavorare all’interno di team di ricerca sostenuti da investimenti più consistenti.

Su questi aspetti, secondo la Rettrice, l’Italia ha ancora strada da percorrere.

La riflessione riguarda anche la capacità di riportare in Italia ricercatori che ottengono risultati nei bandi competitivi internazionali. Polimeni ha richiamato i finanziamenti dell’European Research Council e la necessità di un sostegno capace di favorire il rientro di professionisti che, in diversi casi, rimangono all’estero per le condizioni salariali, lavorative e di qualità della vita.

Polimeni: vocazione e passione devono restare la stella polare dei giovani

Nonostante le trasformazioni tecnologiche e professionali, nella scelta del percorso resta per Polimeni una componente che non può essere sostituita da previsioni sul mercato del lavoro.

La Rettrice indica infatti motivazione, vocazione e passione come elementi essenziali per i giovani che si avvicinano alle professioni. Università e mondo del lavoro hanno, allo stesso tempo, la responsabilità di individuare i talenti e valorizzare le propensioni che permettono ai giovani di crescere.

«Non parlerei tanto di professioni del futuro»

È proprio nella parte conclusiva dell’intervento che Polimeni propone una diversa chiave di lettura del titolo dell’incontro.

«Io non parlerei tanto di professioni del futuro, parlerei delle professioni che devono essere tutte, come dire, contaminate in senso positivo con competenze che aiutino a gestire la complessità».

La prospettiva, quindi, non consiste necessariamente nella nascita di professioni completamente nuove. Al centro c’è soprattutto la trasformazione delle competenze che attraverserà le diverse attività professionali.

Da qui deriva una responsabilità condivisa tra sistema scolastico, università e professioni. Un rapporto che, secondo Polimeni, deve rafforzarsi anche attraverso il mentoring.

Rafforzare il patto tra università, imprese e professioni

Sul rapporto tra università e imprese, la Rettrice ha ricordato esperienze ormai consolidate come i dottorati industriali e le collaborazioni sviluppate dagli Atenei con il sistema produttivo.

Resta invece da consolidare ulteriormente il legame con il mondo delle professioni. Negli ultimi anni anche gli ordini professionali hanno partecipato ai Career Day organizzati dall’università. Per Polimeni, questo patto merita ora di essere rafforzato.

Il messaggio emerso al Cenacolo della Ripartenza “Le professioni del futuro” sposta così l’attenzione dalla ricerca di un elenco di mestieri destinati ad affermarsi nei prossimi anni alla costruzione delle competenze necessarie per affrontare il cambiamento. Formazione continua, interdisciplinarità, intelligenza artificiale, orientamento e collaborazione tra università e mondo del lavoro diventano, nella riflessione di Antonella Polimeni, i nodi attraverso i quali preparare giovani e professionisti alla complessità.

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