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Sanità, un italiano su dieci rinuncia a curarsi. E il privato diventa la stampella del Ssn | L’analisi

Il rapporto della Fondazione Gimbe: il Servizio sanitario nazionale garantisce ancora buoni risultati di salute, ma non riesce più a erogare prestazioni in modo equo e tempestivo.

Intanto il rinnovo del contratto dei medici prova a rendere più attrattivi gli ospedali pubblici.

Sono 5,8 milioni gli italiani che rinunciano a curarsi.

Cittadini che scompaiono dai radar della sanità, scoraggiati da tempi d’attesa troppo lunghi per un esame o una visita specialistica e dai costi da sostenere per aggirarli, e che spesso ricompaiono in pronto soccorso quando la malattia è ormai conclamata e acuta.

È il quadro, riportato da il Giornale in un articolo firmato da Maria Sorbi, che emerge dal rapporto della Fondazione Gimbe presentato alla Camera dei deputati.

La spesa sanitaria continua a pesare in modo rilevante sui bilanci delle famiglie.

Nel 2025, su un totale di 190 miliardi di euro, 42,4 miliardi sono usciti direttamente dalle tasche dei cittadini.

Chi può cerca una copertura in fondi e assicurazioni, tanto che le polizze private sono aumentate del 12%.

“Servono regole, trasparenza e vigilanza perché la sanità integrativa completi le tutele del Ssn, senza sostituirle né ampliare le diseguaglianze”, sottolinea il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.

È proprio quel punto di equilibrio, secondo Gimbe, la chiave per garantire cure senza “zone d’ombra”.

La diagnosi è netta: “Il Sistema sanitario continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo”.

Il ruolo del privato accreditato

Senza la “stampella” del privato accreditato, il Ssn non avrebbe oggi la forza di reggere la domanda di cure.

Il privato si fa carico del 30% dei ricoveri e del 40% delle prestazioni ambulatoriali, con picchi del 50% in Lombardia.

“E i cittadini non pagano nulla, se non il ticket”, osserva Michele Nicchio, presidente di Aiop Lombardia.

“C’è ancora molto pregiudizio e il privato viene ancora considerato come un male da tollerare, ma, essendo accreditato, opera nell’ambito del Sistema sanitario, ha gli stessi rimborsi sulle prestazioni, gli stessi controlli”.

Risorse e “tagli fantasma”

Facile, allora, dare la colpa alla mancanza di risorse.

In realtà i finanziamenti sono aumentati: 17,5 miliardi in più, passando dai 125,4 miliardi del 2022 ai 142,9 del 2026, una crescita superiore a quella del triennio precedente.

Gimbe però denuncia i “tagli fantasma”: se il rapporto tra Fondo sanitario nazionale e Pil fosse rimasto costante al livello del 2022, il Ssn avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi di euro in più.

La fuga dei medici dal pubblico

L’altra ferita da curare è l’attrattività del servizio pubblico per i professionisti.

In Italia, spiega il rapporto, i medici non mancano: con 5,8 camici bianchi ogni mille abitanti il Paese è secondo tra quelli Ocse.

Tuttavia, degli oltre 339mila medici censiti, almeno 88mila non lavorano nel Ssn.

Un primo segnale per restituire appeal al pubblico arriva dal rinnovo del contratto dei medici, che porterà in busta paga fino a 560 euro in più dal 2027.

“La cura dei cittadini comincia dalla cura di chi li assiste”, ha dichiarato il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo commentando l’accordo, che prevede anche più tutele contro le aggressioni sul posto di lavoro, permessi per gravi patologie e regole per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

“Il problema non è soltanto quanti medici abbiamo, ma quanto il Servizio sanitario nazionale riesca ad attrarli e trattenerli”, spiega Andrea Montagnani, presidente di Fadoi.

“Per salvaguardare il nostro Ssn occorre quindi tornare a investire nel suo capitale più prezioso: quello umano”.

I numeri – 5,8 milioni: gli italiani che rinunciano a visite ed esami, scoraggiati da costi e tempi troppo lunghi – +12%: l’aumento delle polizze assicurative per coprire i costi della sanità familiare – 560 euro: l’aumento massimo in busta paga dal 2027 per i medici con il rinnovo del contratto

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