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Data center, la corsa all’IA mette a rischio gli obiettivi climatici | L’analisi di Daniela Fassini

L’ansia globale ha trovato un nuovo punto di convergenza.

Gli investimenti miliardari nell’intelligenza artificiale generativa stanno spingendo i colossi tecnologici a costruire nuovi data center, strutture che divorano enormi quantità di energia e acqua.

E cresce il timore, condiviso da molti, che proprio queste infrastrutture finiscano per compromettere gli obiettivi climatici globali.

Come sottolinea Daniela Fassini su Avvenire, la paura di un’intelligenza artificiale capace di prendere il sopravvento sull’uomo si intreccia ormai con quella di un pianeta al collasso.

Al di là degli allarmi circolati nei mesi scorsi su un’ipotetica estinzione del genere umano che risolverebbe alla radice il problema del surriscaldamento globale – di cui l’attività antropica è, secondo gli scienziati, la principale causa – a infiammare il dibattito oggi è la protesta contro i nuovi data center.

Accade a New York, accade in Italia, dove in Lombardia si moltiplicano i territori che dicono “no” ai centri digitali ipertecnologici.

E accade anche in Finlandia.

Il caso finlandese

L’autorità finlandese di vigilanza ha ordinato lo stop ai lavori in due siti destinati a ospitare data center di Google, per la mancanza delle valutazioni obbligatorie di impatto ambientale.

Il provvedimento riguarda i progetti di Muhos e Kajaani, tasselli del piano da 13 miliardi di euro annunciato a settembre dal gruppo americano per potenziare, nei prossimi due anni, le infrastrutture digitali nel Paese a sostegno delle proprie ambizioni nell’intelligenza artificiale.

I data center sono la “spina dorsale” del mondo digitale: sostengono i servizi che ognuno di noi utilizza quotidianamente e, al tempo stesso, alimentano i progressi dell’IA.

Con l’espansione finlandese Google punta a rispondere alla crescente domanda di servizi come Ricerca, Maps e Workspace, usati da organizzazioni e cittadini in Finlandia e da miliardi di persone in tutto il mondo.

L’agenzia Lvv ha chiesto a Tuike Finland, società che rappresenta Google, di sospendere “immediatamente, e comunque non oltre il 23 ottobre 2026, tutte le attività preparatorie che altererebbero significativamente l’ambiente” nei due siti.

Al centro dei controlli c’è il disboscamento di centinaia di ettari di foresta senza la prevista valutazione di impatto ambientale.

Secondo Tommi Muilu, responsabile del dipartimento ambiente dell’agenzia, sono stati abbattuti alberi, rimossi strati superficiali di terreno, realizzate strade di cantiere e aree di deposito e modificati fossati.

La difesa di Google e i timori del governo

Il colosso americano sostiene di aver “agito in buona fede”, di aver condotto indagini ambientali e di aver adottato misure di tutela.

L’investimento prevede inoltre la piantumazione di alberi su 130 ettari a Muhos.

Intanto la ministra finlandese dell’Ambiente e del Clima, Sari Multala, ha avvertito che le criticità emerse dalle valutazioni ambientali probabilmente rallenteranno i progetti.

Il piano, che comprende anche i centri dati di Vaala e Hamina, è stato presentato da Google come il suo maggiore investimento in Europa.

Perché proprio la Finlandia

La ragione è climatica: le temperature rigide – e con il riscaldamento globale i territori adatti si riducono anno dopo anno – abbattono i costi del raffreddamento dei server.

È l’esempio perfetto della contraddizione del nostro tempo: la fretta dei giganti tecnologici di espandere l’intelligenza artificiale si scontra con le leggi di tutela ambientale dei Paesi che li ospitano.

E l’ansia globale non può che crescere.

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