Dopo le tariffe sulle elettriche, Bruxelles punta a limitare anche gli arrivi di ibride dalla Cina, che valgono ormai un quarto del mercato europeo.
Il commissario Šefčovič in missione a Pechino.
L’Unione europea si prepara a fissare un tetto alle importazioni di auto ibride dalla Cina.
Come riporta il Corriere della Sera, l’indiscrezione è emersa alla vigilia della missione a Pechino del commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič.
Secondo fonti europee citate da Bloomberg, Bruxelles “sta preparando le cosiddette misure di salvaguardia per limitare le importazioni di veicoli ibridi cinesi, nel tentativo di migliorare il deficit commerciale”.
I numeri spiegano la preoccupazione.
Ad agosto la quota di mercato delle auto cinesi vendute in Europa ha sfiorato il 12% (11,7% secondo Unrae), e considerando le sole ibride si sale al 30%: oggi le vetture di questo tipo provenienti dalla Cina rappresentano circa un quarto delle vendite totali nel continente.
Già nelle settimane precedenti Bruxelles aveva chiesto a Pechino di limitare le esportazioni, riducendo la quota di mercato dall’attuale 30% a un massimo del 15%.
L’ipotesi sul tavolo è un dazio sulle importazioni che superano un determinato volume, sulla falsariga delle limitazioni introdotte due anni fa sulle auto elettriche.
Il tetto avrebbe una durata limitata, spiega ancora Bloomberg, e in caso di successo la stretta potrebbe essere replicata in altri settori in cui l’Unione riscontra squilibri.
La sola notizia è bastata a dare slancio ai titoli dell’automotive: Renault ha guadagnato il 3,7%, Volkswagen l’1,6%, Stellantis l’1,4%.
Sullo sfondo c’è un deficit commerciale dell’Ue con la Cina che lo scorso anno ha raggiunto i 360 miliardi di euro, circa un miliardo al giorno.
Una cifra che rappresenta una minaccia per l’industria europea e rafforza l’idea che serva una linea più decisa nei confronti di Pechino.
In questa direzione si muovono anche Berlino e Parigi.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron hanno inviato una lettera alla Commissione proponendo che l’Unione si doti di nuovi strumenti per escludere dal mercato interno, anche con procedura d’urgenza, le imprese che fanno concorrenza sleale.
La Cina non viene mai menzionata, ma il riferimento è evidente.
Tanto che il ministero del Commercio cinese ha subito risposto, esortando Parigi e Berlino ad “astenersi dall’incoraggiare l’Ue a ricorrere a strumenti protezionistici a ogni piè sospinto”.
Francia e Germania avrebbero inoltre trovato un’intesa per bloccare il divieto sulle auto a combustione interna e istituire rigorosi requisiti “Made in Eu” per le auto elettriche: temi destinati ad approdare al prossimo Consiglio europeo.
A spingere per una linea più dura è anche il Parlamento europeo.
“Le relazioni con la Cina hanno raggiunto un punto critico a causa delle pratiche commerciali sleali di Pechino, come il dumping e lo spionaggio”, si legge nella risoluzione approvata in plenaria a Strasburgo.
Il documento sottolinea come “la Cina sia un facilitatore della guerra in Ucraina” e che la Russia senza Pechino “non sarebbe in grado di condurre il conflitto con la stessa intensità”.
L’obiettivo della missione di Šefčovič è arrivare a un’intesa che consenta di riequilibrare la bilancia commerciale.
Resta da capire se Pechino sarà disposta ad accogliere le richieste europee, visto che le sue case automobilistiche hanno bisogno di esportare per restare a galla.








