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Redditi fermi, inflazione in corsa: l’Italia delle disuguaglianze nei dati del 730 | I dati della Consulta nazionale dei Caf

Stipendi sostanzialmente congelati, mentre il costo della vita torna a salire.

Tra il 2025 e il 2026 il reddito medio di chi presenta il modello 730 è cresciuto appena dell’1,1%, a fronte di un’inflazione che, spinta dalla crisi energetica, potrebbe chiudere l’anno intorno al 4%.

È quanto emerge dall’analisi della Consulta nazionale dei Caf, ripresa da ItaliaOggi in un articolo firmato da Francesco Cerisano.

Il reddito medio si attesta così a circa 25 mila euro, praticamente invariato rispetto all’anno precedente.

Ma dietro una media immobile si allargano i divari territoriali, di genere e di età.

Il caso limite è emblematico: un lavoratore all’apice della carriera, tra i 51 e i 60 anni, residente in provincia di Monza e Brianza guadagna in media 41.434 euro; una donna della stessa età in provincia di Foggia ne dichiara 15.836.

Il campione

Lo studio ha preso in esame un panel di 775.574 contribuenti che hanno presentato la dichiarazione sia nel 2025 sia nel 2026.

Il reddito complessivo è passato da 19,6 a 19,8 miliardi di euro: duecento milioni in più che, distribuiti sulla platea, valgono circa 270 euro a testa.

Nord e Sud

A livello regionale si va dai 30.744 euro del Trentino Alto Adige, che registra anche l’incremento più alto (+2,8%), ai 21.421 euro della Sicilia, con un divario del 43,5%.

Seguono in testa Lombardia (30.205 euro), Liguria (28.903) e Lazio (28.080); in coda, oltre alla Sicilia, Puglia (21.479), Basilicata (21.999) e Calabria (22.352).

Proprio alcune regioni meridionali mostrano però le crescite più vivaci: Calabria +1,9%, Sicilia +1,6%, Puglia +1,4%.

Al contrario Piemonte (+0,2%), Veneto e Toscana (+0,3%) restano quasi fermi.

Per macroaree, il Nord-Ovest guida con un reddito medio di 28.768 euro, contro i 22.283 euro di Sud e Isole: un divario del 22,5%.

Il divario di genere

Le differenze più marcate restano quelle tra uomini e donne.

Gli uomini dichiarano in media 27.890 euro, le donne 22.612: una distanza del 23,3%, che sale al 26% nella fascia 41-50 anni ed è particolarmente elevata in alcune regioni del Nord.

Una donna del Sud e delle Isole tra i 51 e i 60 anni dichiara in media 20.726 euro, mentre un uomo del Nord-Ovest della stessa età arriva a 34.878 euro: 14 mila euro di differenza, pari al 41% in meno.

Il gender gap, dunque, ha spesso radici territoriali ma non solo.

A volte lavoratori dello stesso territorio e della stessa età percepiscono redditi molto diversi: a Bolzano tra un uomo e una donna di 51-60 anni ballano circa 8.500 euro l’anno (40 mila contro 31.495), lo stesso accade a Pescara (29 mila contro 20.663).

Disuguaglianze che non sono riconducibili a un solo fattore, ma nascono dall’intreccio tra condizioni territoriali, percorsi lavorativi e differenze di genere.

I giovani

L’unica fascia d’età a registrare incrementi significativi è quella tra i 18 e i 30 anni, quando mediamente si concludono gli studi e si entra nel mondo del lavoro.

Qui i redditi sono cresciuti del 5,7% per le donne (da 15 a 16 mila euro) e del 6,9% per gli uomini (da 18 a 19.200 euro).

Dati che, osserva la Consulta dei Caf, risentono del passaggio dalla disoccupazione all’occupazione.

Nelle altre classi d’età gli aumenti si assottigliano: per gli uomini scendono dallo 0,7% dei trentenni allo 0,2% dei sessanta-settantenni; per le donne passano dallo 0,8% allo 0,4%, con una flessione dello 0,5% nella fascia 41-50 anni.

“Questi dati mostrano che dietro una media nazionale ci sono situazioni molto diverse tra loro: dipendono da dove una persona vive, dal suo percorso di lavoro, dal genere e dall’età”, ha commentato Giovanni Angileri, presidente del Caf Uil e coordinatore della Consulta nazionale dei Caf.

“La dichiarazione dei redditi, se letta con attenzione, può diventare uno strumento utile per capire meglio le esigenze concrete dei cittadini e delle famiglie in tutte le parti del Paese”.

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