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Orfani della globalizzazione | L’analisi di Daniele Manca

Cresce la ricchezza, cresce il Pil, ma il reddito disponibile delle famiglie diminuisce.

È il paradosso che emerge dagli ultimi dati Istat sul secondo trimestre e che Daniele Manca analizza nella rubrica “Il Punto” su L’Economia del Corriere della Sera.

Al di là delle ragioni contingenti, osserva Manca, si intravede una tendenza di lungo periodo, difficile da mettere a fuoco e che non riguarda soltanto l’Italia.

La globalizzazione sotto accusa

La globalizzazione, iniziata con la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e giunta a maturazione con l’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio, è oggi considerata una delle cause del disagio diffuso nelle democrazie.

Si reagisce alle sue conseguenze più visibili, come migrazioni e disuguaglianze, dimenticando però che proprio quel processo ha reso possibili gran parte dei progressi del benessere occidentale.

E che ha contribuito a ridurre la povertà nel mondo: nel 1990 riguardava quasi il 40% della popolazione mondiale, nel 2015 era scesa al 10%, un livello rimasto poi stabile fino a oggi.

La svolta geoeconomica

Proprio in quegli anni maturava un’altra rivoluzione, di natura geoeconomica.

Mentre cresceva l’instabilità politica in Europa, con l’invasione della Crimea nel 2014 come primo passo verso la guerra in Ucraina, si produceva una discontinuità tecnologica ed energetica che ha reso necessarie le due transizioni.

Il risultato, secondo l’editorialista del Corriere, è che l’Europa si ritrova orfana di una globalizzazione diventata matrigna e non più madre dello sviluppo, ma anche di settori come l’auto e la mobilità, che ne avevano trainato la crescita.

Risposte episodiche a un cambiamento strutturale

La reazione, scrive Manca, è stata di fatto inesistente.

Si è cercato di rispondere alle singole crisi come fossero episodi isolati, e non segnali di un possibile cambiamento radicale del modello di sviluppo.

Il paradosso è che la ricchezza ha continuato a crescere, così come l’economia mondiale.

Ma l’aumento del Pil non si è tradotto in egual misura in lavoro, né in lavoro pagato in maniera adeguata.

La sfida dell’intelligenza artificiale

E all’orizzonte c’è un’altra rivoluzione, ancora sottovalutata: quella dell’intelligenza artificiale.

Viene trattata come una semplice tecnologia, avverte Manca, e non come una tecnologia trasformativa, paragonabile all’elettricità che diede vita alla grande globalizzazione del secolo scorso.

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