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Nobel scientifici senza donne, non è una fatalità | L’analisi di Le Monde

Nemmeno una scienziata tra i sei premiati del 2026 in medicina, fisica e chimica. Le Monde denuncia il “soffitto di cristallo” e chiede nuovi modelli femminili riconosciuti al massimo livello

Ancora un anno senza.

L’edizione 2026 dei premi Nobel scientifici non annovera alcuna donna tra i sei vincitori: tre in medicina, uno in fisica e due in chimica.

A sottolinearlo è il quotidiano francese Le Monde, che dedica al tema un editoriale dal titolo eloquente: “Premi Nobel scientifici senza donne premiate, non è una fatalità”.

È vero, osserva il giornale parigino, che l’assegnazione del Nobel per la letteratura alla canadese Anne Carson e poi quello per la pace all’avvocata sudafricana Navanethem Pillay hanno chiuso la settimana riequilibrando un po’ la bilancia in materia di parità.

Ma con il rischio, avverte Le Monde, di oscurare ancora di più il deserto femminile sul versante delle scienze.

Tra i numerosi riconoscimenti internazionali destinati agli scienziati, i Nobel occupano un posto speciale: non solo perché sono tra i più prestigiosi, ma anche tra i più ricchi, con circa un milione di euro per categoria, eventualmente da dividere fra due o tre vincitori.

Per chi gravita attorno al mondo scientifico, la settimana dei Nobel è uno dei momenti clou dell’anno.

Eppure, nel 2026, l’unico passo avanti si è limitato al fatto che una donna, Ellen Moons, segretaria generale dell’Accademia reale svedese delle scienze, abbia annunciato per la prima volta dalla nascita dei premi, nel 1901, i nomi dei vincitori di fisica e chimica.

Un albo d’oro tutto al maschile che, secondo Le Monde, non è un semplice e deprecabile incidente di percorso.

Era già accaduto nel 2024 e nel 2021, per citare solo gli anni più recenti.

In totale, in centoventicinque anni di storia, i Nobel per la medicina, la fisica e la chimica hanno premiato appena 27 donne, o più esattamente 26, dato che Marie Curie lo ha ricevuto sia per la chimica sia per la fisica.

Appena il 4% dei 668 riconoscimenti assegnati.

E la situazione migliora troppo lentamente: dal 2000 le donne hanno ottenuto solo tre dei 72 Nobel per la fisica, cinque dei 70 per la chimica e otto dei 66 per la medicina.

Le ragioni del soffitto di cristallo sono note.

Storicamente le donne hanno avuto accesso più tardi agli studi scientifici e i loro percorsi professionali sono più ostacolati, come ha spiegato la chimica Françoise Conan, ex presidente dell’associazione Femmes & Sciences.

Senza contare il cosiddetto “effetto Matilda”, il fenomeno per cui le scoperte delle ricercatrici vengono rese invisibili e attribuite agli uomini.

Sotto il fuoco delle critiche, le accademie che assegnano i Nobel hanno riconosciuto lo squilibrio e cominciato a modificare le procedure di candidatura.

Nel 2021 l’allora segretario generale dell’Accademia reale svedese delle scienze aveva espresso la volontà di aumentare la quota di donne tra gli scienziati invitati a proporre candidature e di sensibilizzare i comitati Nobel sul tema.

Ma il processo di nomina resta opaco e l’impatto di queste misure è tutt’altro che certo.

Se nessuno sembra prendere in considerazione il principio delle quote di genere, scrive Le Monde, uno sforzo supplementare significativo è indispensabile; altrimenti la strada verso un minimo di equilibrio rischia di essere ancora lunga.

Un’attenzione politica alla questione della parità potrebbe dare i suoi frutti.

Nella scienza, i notevoli progressi ottenuti in numerosi campi offrono scelte molto ampie.

E dopotutto, fa notare il quotidiano, non c’è stato bisogno di quote per assegnare a donne cinque degli ultimi dieci Nobel per la letteratura, e altrettanti di quelli per la pace.

La mobilitazione delle scienziate nelle associazioni e le prese di posizione decise di istituzioni come l’Accademia delle scienze riusciranno ad accelerare il cambiamento?

Per far venire alle ragazze la voglia di intraprendere studi scientifici, e alle donne quella di abbracciare una carriera nella ricerca, conclude Le Monde, sarebbero quanto mai benvenuti nuovi “role model” riconosciuti al più alto livello.

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