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Il Regno Unito e la porta spalancata all’immigrazione | L’analisi del Times

Secondo il quotidiano britannico, concedere la residenza permanente ai migranti arrivati tra il 2021 e il 2024 sarebbe un tradimento del Paese. Sotto accusa l’ala morbida del partito, a partire da Angela Rayner.

Tra il 2021 e il 2024 circa quattro milioni di persone sono arrivate nel Regno Unito, quasi per caso.

È la cosiddetta “Boriswave”, l’ondata migratoria che prende il nome dall’ex primo ministro Boris Johnson, sotto il cui governo la porta è rimasta, in qualche modo, spalancata.

A ricostruire il fenomeno, con toni durissimi, è un editoriale del Times di Londra, che parla apertamente di un tradimento del Paese qualora il Labour concedesse a questi migranti il diritto di restare a tempo indeterminato.

I numeri citati dal quotidiano sono eloquenti: oggi una persona su trenta residente nel Paese è arrivata a seguito di quelli che il Times definisce i “disastrosi cambiamenti” apportati da Johnson al sistema dell’immigrazione.

Una svolta drastica, non solo sul piano politico ma anche nella composizione stessa della società britannica.

Meno del 6 per cento di questo flusso, sottolinea il giornale, era costituito da lavoratori qualificati.

E con il Labour al governo la situazione rischia di consolidarsi: entro il 2030 ben 1,6 milioni di persone avranno i requisiti per ottenere la residenza permanente.

La linea Mahmood

Secondo il Times, la ministra dell’Interno Shabana Mahmood ha compreso il pericolo che correrebbero i servizi pubblici e il tessuto sociale britannico se questi migranti e i loro familiari venissero aggiunti in modo permanente alla popolazione, con accesso illimitato al welfare.

La titolare dell’Home Office punta a rendere più difficile l’ottenimento dell’“indefinite leave to remain”, il permesso di soggiorno a tempo indeterminato.

Tra le misure previste c’è il raddoppio del periodo minimo per richiedere la residenza permanente, da cinque a dieci anni.

Chi è arrivato con un visto per il settore sanitario e dell’assistenza sociale, una parte consistente della Boriswave, dovrebbe invece attendere quindici anni.

Per il quotidiano londinese, le modifiche proposte da Mahmood sono l’unico modo per alleviare quello che altrimenti sarebbe un onere catastrofico per l’economia futura.

Lo scontro dentro il Labour

Eppure, nonostante i rischi evidenti per i conti pubblici e la coesione sociale, i deputati dell’ala moderata di sinistra del Labour, come Angela Rayner, ministra per gli Enti locali, sarebbero determinati a sabotare la riforma.

Rayner ha definito le misure “non britanniche”.

Il Times replica con sarcasmo: forse la ministra vorrebbe spiegare ai cittadini britannici quando esattamente abbiano votato per accogliere l’equivalente della popolazione di una grande città.

Il monito a Burnham

Finora Andy Burnham ha sostenuto Mahmood.

Ed è assolutamente fondamentale, avverte il quotidiano, che il primo ministro continui a farlo.

Altrimenti, conclude il Times con un gioco di parole, la Boriswave diventerà la “Burnhamwave”.

E alle prossime elezioni il premier ne pagherà le conseguenze.

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