Una platea di imprenditori in festa per la premier, anche se manca ancora una strategia industriale. È il quadro tracciato da Dario Di Vico su Il Foglio, che racconta la mattinata milanese di Giorgia Meloni all’assemblea annuale di Assolombarda.
Milano non è una piazza facile per il centrodestra: secondo quanto riporta Il Foglio, i sondaggi per le prossime comunali ipotizzano addirittura una vittoria del centrosinistra al primo turno.
Ma la premier non sembra intenzionata a mollare.
Già in passato aveva partecipato all’assemblea degli industriali e questa volta è tornata per tastare il polso alla base imprenditoriale di Milano, Lodi, Monza e Pavia nella stagione che porterà alle urne.
Al Teatro Dal Verme, scrive Di Vico, si sono ritrovati millenovecento industriali, grandi e piccoli, tra cui Emma Marcegaglia, Marco Tronchetti Provera, Veronica Squinzi e Fedele Confalonieri, che hanno ricoperto Meloni di applausi.
Tanto che, secondo Il Foglio, anche l’osservatore più disincantato avrebbe concordato sul fatto che tra lei e i leader del campo largo non ci sia partita.
Meloni piace alle imprese nonostante l’assenza di una politica energetica efficace, nonostante una politica industriale latitante e nonostante la promessa fatta agli artigiani di una riforma che rischia di far perdere migliaia di iscritti a Confindustria.
A colpire gli imprenditori milanesi, sottolinea Il Foglio, sono stati piuttosto la postura internazionale della premier, la sua conoscenza dei dossier e perfino l’autoironia.
Togliendo il rialzo predisposto dietro il podio, si è rivolta al pubblico con una battuta: “Mi hanno sottovalutata.
Non sono proprio un nano”.
La premier ha parlato dopo il presidente di Assolombarda, Alvise Biffi, e secondo Di Vico ha potuto giocare sul velluto.
Nel discorso di Biffi non c’erano pietre d’inciampo, nemmeno la tradizionale litania delle rivendicazioni imprenditoriali del territorio, la cosiddetta “lista della spesa”.
Anzi, il padrone di casa ha ringraziato Meloni perché “non sa quante porte ci ha aperto nel mondo il suo nome”.
Il sogno di Biffi, riferisce Il Foglio, è che il made in Italy manifatturiero, soprattutto quello che produce macchinari e robot, non solo non resti tagliato fuori dagli sviluppi dell’intelligenza artificiale, ma possa rientrare prepotentemente in gioco con la physical AI. “La manifattura non è ieri ma il luogo del domani”, ha detto, aggiungendo che Milano può ambire a diventare la fabbrica dell’AI, “una nuova Silicon Valley”.
Le richieste: abitazioni per i talenti, con la possibilità di dedurre i canoni di locazione; l’estensione alle Pmi degli incrementi di produttività legati alla nuova tecnologia; una legge nazionale sulle città metropolitane; e alle banche la richiesta di “rimanere al nostro fianco”.
Nel sogno di Biffi, osserva Di Vico, non c’è Trump, non c’è Putin, non ci sono le democrazie occidentali alla frutta, né una Francia che, in mano a Le Pen o Mélenchon, potrebbe travolgere l’Europa, e nemmeno i rischi dell’incontrollabilità dell’intelligenza artificiale.
C’è la forza dell’AI che, nella sua lettura, incrocia i destini dell’industria italiana e le offre una nuova e irrinunciabile occasione. “Con la physical AI la tecnologia torna a confrontarsi con la produzione e adesso comincia per noi la partita vera”.
In questo clima, scrive Il Foglio, la mattinata milanese non poteva che essere una passeggiata per Meloni, che ha snocciolato in assoluta scioltezza il suo repertorio su Europa, Ets, Piano Mattei e nucleare. “Se un’acciaieria chiude in Lombardia e l’acciaio lo compriamo all’estero non è che il pianeta ci guadagna”, ha detto.
Ha poi riconosciuto a Biffi di “aver alzato l’asticella” e di aver esposto una coraggiosa visione di sviluppo: “Guardo con rispetto a tutte le vostre iniziative soprattutto se nascono da Milano”.
Infine, mentre si godeva gli applausi della platea, la premier ha ricordato con una certa franchezza che “la politica estera è lo strumento più efficace per aprire la strada alle imprese e senza il mio lavoro non riuscireste ad avere i risultati che vantate”.
E lo ha detto, ha aggiunto, “alla faccia di quanti mi criticano perché dedico troppo tempo alla politica estera”.








