Roma ha sorpreso gli investitori rivedendo al rialzo i target di deficit per il 2027 e il 2028 per destinare più risorse a difesa ed energia. E sullo sfondo, l’instabilità di Parigi spinge in alto lo spread italiano.
Il risanamento dei conti pubblici italiani, uno dei grandi successi di Giorgia Meloni, rischia di aver fatto il suo tempo.
È la tesi del quotidiano francese Le Figaro, che in un’analisi firmata da Anne de Guigné racconta come la crisi finanziaria della Francia stia contagiando l’Italia.
Roma prevede ancora di riportare quest’anno il deficit sotto la soglia del 3% del Pil richiesta dall’Unione europea, precisamente al 2,9%.
Ma ha alzato gli obiettivi per il 2027 e il 2028, per destinare più risorse al riarmo e alla transizione energetica.
Il deficit atteso per quei due esercizi si attesta ora tra il 3,2% e il 3,4% del Pil, contro il 2,4-2,6% previsto in precedenza.
Si tratta, scrive Le Figaro, di circa 28 miliardi di euro di debito aggiuntivo in due anni, ripartiti in parti uguali tra difesa ed energia.
La riduzione del rapporto debito/Pil slitta a sua volta al 2028, dopo un picco del 138,5% nel 2027.
I deputati hanno avviato l’esame delle nuove previsioni di bilancio del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Il documento programmatico rivisto si fonda sulla clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità europeo, che consente a uno Stato di superare temporaneamente la traiettoria di spesa concordata con Bruxelles in circostanze eccezionali.
Attivata dal 2025 per la difesa, nel 2026 è stata estesa ad alcune spese per la sicurezza energetica.
Finora le nuove stime non hanno sollevato forti proteste da parte delle opposizioni, anche se complicano il finanziamento della promessa di Meloni di ridurre le tasse per il ceto medio a partire dalla legge di bilancio 2027.
E il contesto, sottolinea il giornale parigino, è tutt’altro che favorevole: pesano la crisi obbligazionaria mondiale, i dubbi sugli squilibri francesi e le prossime elezioni politiche italiane, attese nel 2027, probabilmente ad aprile o settembre.
“Le elezioni dovrebbero pesare sulle prospettive del debito italiano.
I rendimenti europei, spinti dai prezzi dell’energia, dalla spesa pubblica tedesca e dai timori sulle prospettive di bilancio francesi, sono già saliti in uno dei cicli elettorali più importanti dell’Ue degli ultimi venticinque anni“, osserva Filippo Taddei, economista di Goldman Sachs, citato da Le Figaro. ”L’Italia affronta questo ciclo dopo una sorpresa negativa sul deficit, che mette fine a quattro anni di risanamento di bilancio graduale ma costante”.
Secondo il quotidiano francese, la crisi di Parigi è contagiosa.
I dubbi degli investitori internazionali sulla capacità del governo francese di rimborsare il proprio debito agiscono su due fronti: da un lato una rinnovata preferenza per il debito tedesco, nonostante la fragilità dell’esecutivo di Berlino; dall’altro un esame più severo di tutti gli Stati indebitati, Italia in testa.
Risultato: lo spread tra Btp e Bund decennali è salito da circa 80 punti base alla ripresa di settembre a 115 punti all’inizio di ottobre, mentre i tassi francesi si avvicinavano dal canto loro ai 130 punti.
In questo clima infiammabile, la vicenda della clausola di salvaguardia non è un dettaglio.
Come ricorda Nicola Nobile di Oxford Economics, “non figurare nella lista dei Paesi in procedura per deficit eccessivo è il criterio principale, insieme ad altri tre meno stringenti che l’Italia rispetta, per accedere al Tpi”, il meccanismo della Bce pensato per “sostenere la trasmissione efficace della politica monetaria”. “L’accesso al Tpi ridurrebbe probabilmente il rischio estremo di una crisi di bilancio come quelle del 2011 e del 2018, e proteggerebbe l’Italia da una rivalutazione disordinata del suo debito”.
Alcuni analisti ritengono quindi che, se la Bce dovesse intervenire sui mercati, non lo farebbe a favore della Francia, che non soddisfa i criteri richiesti, ma dell’Italia.
Anche se Parigi trascina in parte Roma nelle sue difficoltà, gli investitori distinguono nettamente tra i due Paesi.
Il rendimento del decennale francese si è stabilizzato negli ultimi giorni tra il 4,85% e il 4,9%, contro il 4,55-4,6% di quello italiano.
In altre parole, Parigi paga circa 30 punti base in più di Roma per indebitarsi.
A spiegare la differenza non è lo stock di debito, nettamente più alto in Italia (137% del Pil a fine 2025 contro il 116% francese), ma il livello del deficit: per il 2026 Roma punta al 2,9% del Pil, Parigi al 5,4%.
Soprattutto, l’Italia ha registrato un avanzo primario dello 0,8% del Pil nel 2025, dopo lo 0,5% del 2024: al netto degli interessi sul debito, i suoi conti sono in equilibrio.
Nonostante questo avanzo, Roma continua a soffrire il peso del suo storico indebitamento. “Già nel 2025 l’Italia ha subito un effetto valanga, con il tasso di interesse effettivo superiore alla crescita del Pil nominale, sul rapporto debito/Pil”, nota Nicola Nobile di Oxford Economics, citato da Le Figaro. “Prevediamo che questo effetto continuerà a far salire, nel breve termine, questo rapporto”.








